19 giugno 2007
Assunta Sanseverino, di anni 65. Sposata da quarantadue anni con Luigi, ex operaio di 68 anni che l’adorava, i due vivevano in una bella casa, avevano una brava figlia e andavano d’amore e d’accordo finché a lei, mesi fa, non fu scoperto un cancro al cervello
Assunta Sanseverino, di anni 65. Sposata da quarantadue anni con Luigi, ex operaio di 68 anni che l’adorava, i due vivevano in una bella casa, avevano una brava figlia e andavano d’amore e d’accordo finché a lei, mesi fa, non fu scoperto un cancro al cervello. A poco a poco la donna, in preda a mal di testa indicibili che la facevano uscir di senno, da dolce e sempre disponibile s’era fatta rabbiosa e intrattabile e il consorte, di solito affabile e premuroso, avevo preso l’abitudine di sgridarla a gran voce. L’altra sera lui, dopo averle preparato come al solito la cena, le sciolse nella minestra, tutti assieme, i farmaci che lei prendeva per curare il tumore, quindi aspettò di vederla stecchita e solo allora si infilò un coltello sette volte alla gola, alle braccia, ai polsi, al petto, nell’addome, e tuttavia non gli riuscì di morire. La figlia, che ogni sera li andava a trovare, trovò la madre sul letto matrimoniale, il padre sul pavimento della cucina in una pozza di sangue, e un biglietto a lei destinato: «La mamma mi faceva impazzire. Voglio essere cremato con lei. Mi raccomando. Fai la brava. Scusami». Serata di domenica 17 giugno in un appartamento in via Fermi a Solaro, vicino Desio, in provincia di Milano.