Filippo Ceccarelli, la Repubblica 19/6/2007, pagina 1., 19 giugno 2007
Politici infelici. la Repubblica, martedì 19 giugno Fossero almeno felici, i potenti! Di quello che fanno, di come lo fanno, per non dire dei risultati che ottengono rispetto al benessere dei cittadini
Politici infelici. la Repubblica, martedì 19 giugno Fossero almeno felici, i potenti! Di quello che fanno, di come lo fanno, per non dire dei risultati che ottengono rispetto al benessere dei cittadini. Quale migliore occasione per misurare il grado di soddisfazione della classe politica del convegno internazionale, organizzato a Roma dalla Scuola di Specializzazione in Psicologia della Salute dell´università La Sapienza, su «Psicologia ed Economia della Felicità», appunto. Sottotitolo: «Verso un cambiamento dell´agire politico», con la partecipazione dello psicologo e Premio Nobel per l´Economia Daniel Kahnemann. Tema impegnativo, e per dirla tutta anche un po´ scabroso, giacché di felicità, tra Montecitorio e il Quirinale, Palazzo Chigi e Palazzo Grazioli, sembra di vederne pochina. E pure di serenità, se è per questo, e perfino di un minimo equilibrio psico-emotivo; come dimostrano tutti i santi giorni le piazzate nelle aule del Parlamento, i continui battibecchi nei salotti televisivi, le lacrime che si versano copiose nei congressi, magari poco prima o poco dopo aver messo in scena inusitate e anche sospette manifestazioni di euforia, abbracci, baci, carezze, bandiere che sventolano, lanci di coriandoli, inni cantati con le vene del collo gonfie. Ieri il professor Zamagni, illustre economista bolognese del giro prodiano, ha utilmente cercato di spiegare come mai la politica «stenta a far tesoro degli studi sulla felicità». E oggi pomeriggio, in Campidoglio, Prodi recherà il suo saluto al convegno e più direttamente Gianni Alemanno, Piero Fassino, Maria Pia Garavaglia ed Ermete Realacci, moderati dal direttore del Riformista Paolo Franchi, proveranno a rispondere all´incandescente quesito: «Quale spazio per la qualità della vita?». E´ possibile che il dibattito vada comodamente a parare sulla felicità dei governati. E´ questo, d´altra parte, il tema antico che nei secoli ha conquistato la passione di artisti («Il Buongoverno» di Ambrogio Lorenzetti, dipinto scelto tanto da Berlusconi come dai ds come fondale), oltre che l´intelletto di filosofi (Della pubblica felicità s´intitola un´opera di Ludovico Antonio Muratori) e legislatori (vedi la Costituzione americana). Può sembrare assurdo occuparsi della felicità di una classe politica ricca, spendacciona e privilegiata, quando c´è gente che sta male sul serio. Eppure, o forse proprio per questo, non sarebbe male per una volta affrontare anche la qualità della vita e più in generale lo stato di salute mentale dei governanti. Perché al di là dei soldi, delle comodità e dei benefici esclusivi, almeno a giudicare dalle facce e dai comportamenti la loro attività si rivela come una autentica macchina d´infelicità collettiva. Chi fa vere e proprie scene isteriche, con urla che rimbombano nei corridoi durante le riunioni a porte chiuse. Chi si vede esposto nelle intercettazioni e s´incupisce in lucidi deliri cospirativi a sfondo persecutorio. Chi parla di cupio dissolvi, pozzi avvelenati, aria irrespirabile, novene - addirittura - che non bastano più. Chi lamenta inascoltati messaggi in bottiglia e responsabilità assimilabili a catene di montaggio. Chi soffre nel vedere i compagni di gioventù prendere le strade più diverse. Chi si separa dalla moglie e deve anche emettere un comunicato in proposito. Chi vede nemici dappertutto. Chi beve, chi si abboffa, chi si droga per riempire vuoti esistenziali, chi smania per farsi fotografare alle feste, chi si contraddice, chi si presta a spettacoli indecorosi per raccattare un po´ di audience. Ecco, anche i giornalisti, come i cittadini, hanno certo le loro paranoie e depressioni, a volte pure inconsolabili. Ma tra queste c´è anche che i destini della collettività dipendono, in ultima analisi, da una classe politica che non è mai apparsa così evidentemente e desolatamente a disagio. Viene il sospetto che non sia sempre stato così. Che negli ultimi vent´anni il malessere dei potenti sia cresciuto a dismisura. Giusto nel 1987 uscì un libro, «Inchiesta sulla felicità» (Rizzoli), nel quale Gianni Bisiach aveva raccolto un centinaio di interviste radiofoniche sul tema. Ebbene, le risposte suonano oggi, al confronto, molto più misurate, pacifiche, normali, e quindi a loro modo assai più avvedute. Per Andreotti, in fondo, bastava un libro giallo e un caffè per sentirsi a posto. Craxi si accontentava della salute; Giovanni Berlinguer di una gita allo zoo con la nipotina. Per De Mita felicità era «stare in famiglia, parlare con i figli, distrarsi giocando a carte con gli amici». Mastella arrivava a tirare in ballo certi pasticcini natalizi fatti dalla moglie; mentre Pertini richiamava il valore della libertà, aggiungendo che tuttavia andava difesa «giorno per giorno». Tra gli intervistati c´era pure Berlusconi, allora ben lungi dall´idea di scendere in campo, ma già del tutto consapevole e corazzato rispetto alle nevrosi e ai turbamenti che arreca il groviglio fra vita pubblica e privata. Questione che il maxi convegno potrebbe felicemente approfondire. E comunque: «Da quando tutti guardano la televisione, da quando tutti tifano per o contro il Milan - spiegava il proto-Cavaliere - io ho raggiunto un certo livello di popolarità per cui non mi muovo senza essere riconosciuto o intervistato. Bene, questo può dare fastidio, può essere un inconveniente. Però devo dire che passare tra la gente da sconosciuto, del tutto indifferente agli altri, è un inconveniente maggiore. Quindi non mi lamento. Alla fine hai più vantaggi che svantaggi». Vai a sapere se oggi risponderebbe allo stesso modo. Arcani paradossi e misteriosi rovesci agitano la natura umana, e ancor più l´armonia dei tanti che hanno scelto di fare politica. Chissà se gli viene mai il dubbio che la paurosa infelicità che oggi li affligge dipende proprio dal pensare troppo alla loro felicità - e troppo poco a quella degli altri. Filippo Ceccarelli