Varie, 19 giugno 2007
Tags : Antonio Saladino
Saladino Antonio
• Nicastro (Lamezia Terme) 1954. Ex veterinario. Uomo forte in Calabria della Compagnia delle opere. Coinvolto nell’inchiesta «Why not» di De Magistris, poi avocata dalla procura generale • «Di sé, della sua vita, l’ex veterinario di Nicastro Antonio Saladino, raccontava: ”Nell’89 alcuni amici del Nord Italia, dove mi ero laureato, mi dissero: ”Smettila di curare le mucche e lavora su questo progetto’, creare opportunità di lavoro al Sud. Nel 1995 sono diventato responsabile della Compagnia delle Opere per l’Italia meridionale. Nel 1998 è cominciata la vicenda del lavoro interinale, introdotto in Italia dal ”pacchetto Treu’ sulla riforma del mercato del lavoro. E così cominciai. Realizzammo una cooperativa, da cui nacque ”Obiettivo Lavoro’, alla cui costituzione pertanto partecipai sin dalle prime mosse. Poi ”Obiettivo Lavoro’ è cresciuta ed è diventata la prima società a capitale italiano nel lavoro interinale”. Di lui, di Antonio Saladino, racconta Caterina Merante, la ”gola profonda’ dell’inchiesta De Magistris: ”Con la nascita di ”Obiettivo Lavoro’ Saladino comincia a divenire una vera e propria potenza, non solo economica, ma anche politico-istituzionale. La sua forza è stata quella di creare un reticolo di società capaci di ottenere numerose commesse da parte di enti pubblici, in particolare la Regione Calabria. Il suo potere si rafforzava attraverso le modalità con cui venivano assunte le persone: invitava i politici e i rappresentanti delle varie istituzioni a segnalare persone da assumere. I miei rapporti con Saladino cominciano a incrinarsi nell’estate 2005. Il mio allontanamento da lui nasce anche dal fatto che la logica che seguiva era quella di fare affari e basta. Non vi era alcun progetto imprenditoriale, ma solo quello di creare una rete di potere e di affari, in modo tale che divenisse sempre più ricco e potente. Non nego certo che attraverso la Compagnia delle Opere si potessero anche fare soldi e affari, ma ho sempre pensato che vi dovesse essere una logica di produzione e aziendale”. Si sfoga Caterina Merante: ”Il reticolo di rapporti politico-istituzionali servivano al Saladino per ottenere leggi, provvedimenti amministrativi, autorizzazioni, delibere, insomma quanto necessario per perseguire affari ed interessi economici che, con il tempo, hanno stravolto le finalità proprie ed originarie della Compagnia delle Opere (Cdo): mi vien da pensare che Don Giussani si sia ”rivoltato’ nella tomba, se si vede quale centro di affari ed interessi economici è divenuta la Cdo”. L’inchiesta del pm di Catanzaro De Magistris racconta per la prima volta come agiva (in Calabria) la potente organizzazione imprenditoriale di Comunione e Liberazione, la Compagnia delle Opere, chiamando in causa Giorgio Vittadini, oggi presidente della Fondazione per la sussidiarietà. E parla di comitati d’affari bipartisan (soprattutto Udc-Ds) e massonici, svelando l’esistenza della ”loggia di San Marino”. Racconta la ”gola profonda” Caterina Merante: ”Ho sentito definirla Loggia di San Marino dalla stampa, invece sapevo dell’esistenza del cosiddetto ”comitato d’affari’ di San Marino al quale il Saladino era legato. In questo comitato c’erano la Bruno Bossio (moglie di Nicola Adamo, ndr), Pietro Macrì, tale Gozi (Sandro, deputato dell’Ulivo, ndr), tale Scarpellini (Piero, consulente non pagato dell’ufficio del Consigliere diplomatico di Palazzo Chigi per i Paesi africani ndr), il faccendiere Castellucci, persona di Primo Greganti”. Chiede il pm: ”Le risulta che le persone facenti parte del comitato siano di area dell’on. Prodi?”. Risponde la teste: ”Mi risulta di sì, per come ampiamente riferito da Saladino”. Una potenza, questo Antonio Saladino. Che poteva contare su una rete di conoscenze impressionante. Naturalmente in Calabria, dove aveva messo radici e vinto appalti con la giunta di centrodestra Chiaravallotti, ma che aveva i suoi più ”fidati” alleati in Nicola Adamo, dirigente storico dei Ds calabresi, oggi vicepresidente e assessore della giunta Loiero. L’’ex” collaboratrice Caterina Merante mette a verbale le relazioni istituzionali di Saladino: ”A livello nazionale mi vengono in mente i suoi rapporti, a vario titolo, con il senatore Giuseppe Pisanu, con l’europarlamentare Lorenzo Cesa, con gli onorevoli Maurizio Gasparri e Gianni Alemanno, con il vicepresidente del Consiglio Francesco Rutelli, con il ministro Clemente Mastella, con i presidente delle Regioni Sardegna, Campania e Lombardia, Soru, Bassolino e Formigoni, con il professore Rossi (Nicola, ndr), pugliese, persona vicina all’attuale ministro degli Esteri Massimo D’Alema, con il viceministro Marco Minniti, con il presidente della Regione Sicilia Salvatore Cuffaro, detto Totò, con l’onorevole Mario Tassone e con il senatore Lamberto Dini”. Insomma, con tutti o quasi. Naturalmente ci sono magistrati, questori e prefetti che segnalano assunzioni da fare. Anche alti prelati. Agli atti della inchiesta De Magistris ci sono diverse intercettazioni telefoniche. Saladino riceve una telefonata dal Vescovato di Lamezia Terme. La conversazione verte sull’assunzione di un nipote del vescovo in una struttura pubblica del napoletana; ”Eccellenza... vedi che la questione di tuo nipote, ti volevo dire, la sto risolvendo, perché mi ha chiamato quel veterinario e c’è un problemo che gli devono fare un colloquio a Napoli. Hai capito?”. Risponde l’alto prelato: ”Ah... ho capito...”» (’La Stampa” 19/6/2007).