Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
La crisi delle Borse ci ha fatto dimenticare che c’è una guerra in Libia, che i massacri in Siria sono continuati ancora ieri, che Israele è di nuovo un focolaio di guerra, Hamas ha deciso che la tregua è finita, l’Egitto ha richiamato l’ambasciatore, intanto ci sono incidenti gravi anche alla frontiera tra Libia e Tunisia e gli iraniani tengono in prigione due americani, forse condannati a otto anni, accusandoli di essere spie, fatto che ha avuto l’effetto di riaprire un canale di comunicazione tra Washington e Teheran…
• In Libia
pare che siamo alla fase finale, con i ribelli a un passo dal prendere Tripoli.
Piano, la Libia fin dal primo giorno è stata un
formidabile esempio di disinformazione, praticata da tutti gli schieramenti, e
dunque ogni notizia da laggiù va presa con le molle. Intanto i ribelli che
avevano detto d’aver conquistato Brega, hanno poi dovuto ammettere di averla
nuovamente persa a causa di un fitto bombardamento dei mercenari di Gheddafi.
Brega è il terminale petrolifero più importante del paese ed è dall’inizio che
viene lasciata e presa da tutt’e due le parti. Mustafà Abdel Jali, dopo
l’annuncio della conquista da parte dei ribelli di Zawiyah e Zliten, ha fatto
scrivere alle agenzie di tutto il mondo che la fine di Gheddafi è vicina e che
il suo crollo sarà catastrofico. I ribelli, nel momento in cui scriviamo,
sarebbero a quaranta chilometri dalla capitale.
• E Gheddafi è scappato?
Ci sono notizie contradditorie. Abdul-Monem al-Houni, rappresentante
alla Lega araba del Consiglio nazionale di transizione di Bengasi, sostiene che
il raìs, forse in cattive condizioni di salute (è per questo che si fa vedere
molto meno di prima), avrebbe contattato i governi egiziano, marocchino, algerino
e tunisino per cercare uno scampo alla moglie Sofia Farkash, alla figlia Aisha,
alle nuore e ai nipoti. Secondo la Nbc News, che cita fonti dell’intelligence
americana, avrebbero risposto positivamente i tunisini, notizia confermata
dalla nostra AdnKronos secondo la quale il governo di Tunisi avrebbe preparato
una suite all’hotel Hasdrubal di Hammamet, vista su Capo Bon, piscina privata
eccetera. L’agenzia Nuova Cina, citando la radio tunisina Mosaique, dice invece
che ieri sarebbe atterrato a Djerba un aereo venezuelano, pronto ad accogliere
Gheddafi e i suoi e a portarli in Venezuela, dove Chávez gli riserverebbe
un’accoglienza trionfale.
• Mi sembrano
informazioni molto, molto incerte.
Fonti americane, rilanciate dalla Cnn, dicono
infatti che Gheddafi non ha nessuna intenzione di scappare e che anzi si
prepara a resistere fino all’ultimo minuto. Lunedì scorso, in un appello
radiofonico, il colonnello aveva incitat «Prendete le armi e combattete per
liberare la Libia dai traditori e dalla Nato». Gli esperti dànno una grande
importanza, per lo meno morale, alla fuga di Abdel Jalloud, a suo tempo primo
ministro e uomo forte di Gheddafi, è lui che quarant’anni fa andò in Cina per
comprare una bomba atomica a 100 milioni di dollari e farla finita con gli israeliani,
i cinesi fortunatamente non gliela vendettero. Gheddafi lo mise poi da parte e
per un certo periodo lo costrinse agli arresti domiciliari. L’uomo non conta
più niente, ma gode di grande prestigio in quel mondo. Durante tutto questo
periodo non ha detto una parola né contro Gheddafi né a suo favore. È passato
per Roma, diretto probabilmente verso il Qatar.
• C’è tensione in Israele.
La crisi delle borse ha fatto passare in secondo
piano anche l’escalation israeliana: giovedì scorso venti terroristi, in tuta
blu, armati di mortaio, lanciarazzi, mitra e corpetti da kamikaze, hanno assaltato
un autobus di soldati israeliani diretti alle spiagge di Eilat (andavano in
vacanza, ci sono stati 15 feriti), hanno fatto saltare con una mina un gippone
militare (altri feriti), con un razzo hanno centrato un’auto (4 morti) e ucciso
tre civili con un colpo di mortaio. Due ore più tardi, alla frontiera con
l’Egitto, un elicottero israeliano ne ha eliminati sette che stavano scappando.
Gli altri sono fuggiti sulle rocce, salvo ricomparire al tramonto per ammazzare
un agente dell’antiterrorismo e sfiorare il ministro della difesa Ehud Barak
che parlava ai giornalisti. Prima del tramonto, l’aviazione israeliana ha
allora bombardato Rafah uccicdendo sei persone, tra cui un capo militare e un
bambino. Il giorno dopo ancora bombardamenti sulla striscia di Gaza e missili
contro le città ebraiche. Il confine fra Egitto e Israele era tranquillo dal
1979. Dopo la caduta di Mubarak, dicono i servizi di sicurezza israeliani, è
diventato un nuovo fronte.
• Hamas, dopo aver detto che
la guerra è finita, ha lanciato un razzo contro Israele e ucciso un uomo a
Beersheba
La crisi del ’29 s’è conclusa solo quando è
scoppiata la II guerra mondiale
[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 21 agosto 2011]
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