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 2011  agosto 21 Domenica calendario

IL BOND DELL’UNIVERSITÀ PAGA DI PIÙ

Non senza patemi oggi un qualsiasi Paese in Europa (eccezion fatta, forse, per la Germania) riesce a chiudere con successo un’asta di titoli di Stato. Ossia a vendere a terzi il suo debito (se non pagando degli interessi elevati). Ma c’è chi è disposto ad andare a comprare debito a 100 anni. Nei giorni scorsi l’Università del Messico ha riaperto un «bond secolare» da un miliardo di dollari che scadrà nel futuristico ottobre 2110. Tasso promesso (ai posteri): oltre il 5 per cento. L’Università della Southern California si è invece accontentata di piazzare un «century bond» da 300 milioni. Paradossi dei mercati finanziari. O del turbo-capitalismo dove la paura per una seconda recessione (dopo quella del 2009) fa cadere a capofitto tutte le Borse, dove la stessa America, sopraffatta dai debiti, perde lo status di tripla «A», garanzia di sicurezza assoluta.

Ma anche dove la fame per rendimenti corposi spinge a fare scommesse che appaiono quantomeno ardite già in tempi normali. Con l’azionario che è crollato, con i tassi di interesse ai minimi storici (dove peraltro rimarranno non poco tempo), l’ingordigia degli investitori rende attraenti anche investimenti che vanno ben oltre il cosiddetto lungo periodo (nel quale, amava dire l’economista John Keynes, saremo tutti morti): i bond secolari. Versione ancora più estesa dei già Matusalem Bond, i bond centenari sono abbastanza rari e per lo più tipici di istituzioni come università e centri di ricerca. Per esempio il prestigioso Mit (Massachussets Institute of Technology) lo scorso maggio aveva collocato un’emissione da 750 milioni e un rendimento del 5,6 per cento. Istituzioni prestigiose, ma è più probabile che tra un secolo gli Stati sovrani siano ancora in piedi, mentre una singola istituzione possa essere nel frattempo scomparsa. Come che sia, l’assunto base dietro la sottoscrizione di un debito a scadenza centenaria, è che tra 100 anni l’azienda o l’ente che si finanzia sia ancora in piedi (e, in seconda istanza, che non sia in dissesto: altrimenti, addio rimborso). Una scommessa che suona come uno stridente controsenso quando non si riesce a trovare un investitore che voglia mettere denaro oggi per domani in una qualsiasi azienda quotata o Stato. Difficile predire il futuro da qui a 100 anni. Di sicuro bisogna augurarsi di godere di ottima salute.