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 2011  agosto 21 Domenica calendario

PRANZO DA 76 EURO COSÌ BANKITALIA SI PAPPA LA CRISI

In via Nazionale c’è un problema serio, e a momenti non ci scappava una vera rivolta. Il gruppetto dei dipendenti-vegani qualche settimana fa si è seduto a mensa e ha ordinato come sempre il suo menù vegetariano. In tavola è arrivata una zuppa. «Buonissima», si è entusiasmato leccandosi i baffi il funzionario-capo vegano. E a dire il vero tutto il gruppo è sembrato soddisfatto. Tanto che qualcuno ha chiesto il bis. Glielo hanno concesso. «Ma che zuppa è?» ha chiesto un vegano al cuoco della Compass che da un annetto ha vinto l’appalto mense e foresterie della Banca d’Italia. «Zuppa d’arzilla», ha spiegato tutto tronfio l’incauto cuciniere. Qualcuno ha capito «argilla» e semplicemente ha pensato «Oibò». A un bancario vegano però non è sfuggito il risolino che scappava a tutti i commensali di un tavolo vicino, zeppo di carnivorissimi Draghi’s boys. Ed ecco l’urlo: «L’arzillaaa!!! L’arzilla è un pesce!!!». A momenti saltava la mensa e l’appalto che già a fine di quest’anno potrebbe essere prolungato. Ai poveri dirigenti della Compass non è restata altra via di uscita che accarezzare il palato della piccola pattuglia vegana. Così anche se in contratto non era prevista, sulla tavola di Bankitalia è apparso subito un piatto di tofu con melanzane alla griglia, accompagnato da pizza alle zucchine e da uno straordinario seitan con le verdure che ha strappato applausi e fatto spegnere sul nascere la protesta. Alla Compass, ditta di catering inglese, si è abituati d’altra parte ai capricci della Buckingham Palace italiana che risiede in via Nazionale. A Pasqua ad esempio si era preparato un menu speciale. E invece al dottor Rossi, rappresentante sindacale nella commissione mensa, non è andato giù. Tanto da avere preso carta e penna inviando al direttorio una vibrata lettera di protesta: «Nelle lasagne c’era troppo sugo!». Sono abituati ad essere trattati bene a tavola in via Nazionale. Basta leggere le oltre 450 pagine del capitolato mensa con allegati che sono alla base del servizio ristorazione di palazzo Koch e di 11 sedi distaccate, fra cui il prestigioso Centro Donato Menichella sui colli romani. Per Draghi, il direttorio e i dirigenti la tavola è speciale. Ogni colazione di lavoro di alta rappresentanza vale 76 euro da contratto, così come il buffet alternativo. Si assaggiano tartine esclusive, capesante con aragosta vinaigrette, nidi di crespelle con polpa di granchio, medaglioni di aragosta bellavista, spigole alle mandorle, filetti di cerniola allo zafferano, filetti di manzo alle bacche di ginepro e così a stomaco pieno di discute meglio di crisi finanziaria e delle sue soluzioni con gli autorevoli ospiti. L’etichetta ha il suo peso, per cui i tavoli devono essere addobbati con soluzioni floreali e le posate debbono essere d’argento. Se gli incontri sono più terra a terra si possono scegliere colazioni semplici (52 euro) e perfino light (42 euro) o relativi buffet, con menù varianti per non annoiarsi e alla fine sigari sigarette e digestivi (anche qualcosa di più alcolico) in offerta. Ma anche nella mensa popolare non si scherza. Ci sono volute 87 pagine per descrivere i cibi che possono arrivare in tavola nei due menù giornalieri a scelta e perfino in quelli previsti da contratto per le feste comandate (c’è anche un menù di Carnevale, che in Banca di Italia si festeggia al lavoro). Le ipotesi sono svariate, ma alcune regole sono fisse: nella pasta può essere aggiunto solo parmigiano. Il Grana Padano non è ammesso in tavola: troppo plebeo. Il pesce deve essere fresco almeno tre settimane su cinque. La carne non può mai essere congelata o surgelata. E l’acqua minerale deve essere km zero: la regola è che provenga «da fonti presenti nella Regione dove è insediata la struttura della Banca». Nemmeno la Regina di Inghilterra lo pretende…