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 2011  agosto 21 Domenica calendario

«Da 30 anni faccio poesia senza prendere un soldo E ora la porto su iPad e tv» - «Scusa, puoi ripete­re?»

«Da 30 anni faccio poesia senza prendere un soldo E ora la porto su iPad e tv» - «Scusa, puoi ripete­re?». «Hai capito be­ne: cento milioni di dollari. In compen­so io non mi lamento per i tagli pas­sati e futuri alla cultura. Non ho mai preso né una lira, né tantomeno un euro, che cosa possono tagliarmi, l’aria?». I cento milioni di dollari sono quelli che la signora Ruth Lilly, erede del colosso farmaceutico statuni­tense, donò nel 2002 alla Poetry Foundation di Chicago, quella che stampa la rivista di poesia più diffu­sa in America, Poetry, appunto. E chi non si lamenta dei tagli alla cultu­­ra è Nicola Crocetti, una vita nella re­dazione milanese del Giornale, fon­datore e direttore di Poesia, l’equivalente europeo di Poetry , fra le 11 e le 14mila copie vendute. Ora, con Il ca­polavoro mostruoso, autobiografia in versi del suo amico Giannis Rit­sos, festeggia i trent’anni di attività editoriale. Allora, Nicola, con la poesia si fanno anche i soldi... «Qualcuno li fa, e a palate. Sai chi? Gli editori che pubblicano a paga­mento. Libri che nessuno, tranne l’autore, acquista, perché non van­no in libreria». Quelli dei Mario Rossi che si credono Giacomo Leopardi? «Esatto. Vengono anche da me. Arrivano con il libretto degli assegni in mano. Cerco di non essere trop­po brusco, quando li metto alla por­ta. Tutti i miei collaboratori lavora­no gratis, e io faccio altrettanto». Sempre questa storia degli ita­liani santi, navigatori e poeti... «Li hanno anche contati statistica­mente: 200-300mila. E, bada bene, non gente che scrive versi occasio­nalmente, se s’innamora o gli muo­re la nonna. No, sono persone che, a modo loro, fanno i poeti come se­condo lavoro. O come primo, se pen­sionati ». In fondo, dei frustrati. «Per forza. Sono affetti da una gra­ve malattia, la smania di pubblica­re. Io li incontro puntualmente, al Salone del Libro di Torino. Mi metto­no i loro fogli in mano. “Qual è l’ulti­mo libro di poesia che ha letto?”, chiedo. Farfugliano qualcosa tipo “beh... adesso non ricordo... Neru­da ecco, il grande Neruda...”. Vedi, la poesia ha un grande problema». Dimmi. «In giro c’è un’infinità di poesia o presuntatale, ma anche una profon­da ignoranza di poesia. Per essere poeti non basta scribacchiare an­dando a capo dopo una manciata di parole. Serve la conoscenza degli au­tori veri, il confronto con il loro lavo­ro, le loro tematiche». È anche vero che la poesia non è un prodotto ben venduto. Non ci sono spot di poesia. «Io li ho fatti. Nel ’91, sulle reti Me­diaset. Andavano dopo la mezza­notte. Tirai 50mila copie. Ma adesso su Televeneto...». Televeneto? «Sì, l’emittente di Luigi Giaco­muzzi. Sto lavorando al numero ze­ro di una trasmissione di poesia». Sei un pazzo. «La BBC secondo te è pazza? Po­chi mesi fa ha fatto una prima serata di poesia. Ed è andata benissimo. Se ripenso a Montale...». In che senso? «Una volta, ero ragazzo, lo incon­tro e lui mi confida “sai, io vendo un duemila copie... ma in dieci anni”. Dopo il Nobel, nel ’75,le copie diven­tarono 50mila. È l’effetto mediatico, lo stesso che ha fatto di Alda Merini un fenomeno». Però qualcosa mi dice che fra i poeti e la grana il dialogo sia... molto ermetico. «Piccolo episodio.Per i vent’anni di Poesia, nel 2008, grande festa a Pa­lazzo Reale,a Milano. Vado a pren­dere all’aeroporto Seamus Heaney, altro premio Nobel, al quale avevo giorni prima accennato vaghissima­mente a un compenso “coperto” da uno sponsor. Nel frattempo lo spon­sor si era defilato. “Seamus, purtrop­po lo sponsor...”, mormoro. “Nico­la, non osare parlarmi di soldi”». A proposito di sponsor, quan­do arriva la tua Ruth Lilly? «Lascia perdere. Piuttosto do­vrebbero capirlo che promuovere cultura anche con la poesia è un grande onore.Fra l’altro, c’è una leg­ge che agevola le donazioni, ma qua­si nessuno la sfrutta. Però lasciami fare due esempi importanti». Vai. «Nino Aragno. Un industriale che pubblica libri bellissimi, anche di poesia. E pochi sanno che SilvioBer­lusconi ha finanziato con 100mila euro l’edizione integrale inglese del­lo Zibaldone. Il tempo lavora per lo­ro». Dipende dai punti di vista... «Io penso veramente che, come disse qualcuno, se papa Giulio II non avesse finanziato l’affresco del­la Cappella Sistina, sarebbe finito “in una nota a pie’ di pagina nel libro della Storia”». Prima della Storia c’è il presen­te. Un progetto, tv a parte? «Eccolo (agguanta un iPad dalla scrivania a fianco). Da poco Poesia è anche qui, e costa 2,99 euro invece di 5. Sono arrivato secondo nel mon­do. Mi hanno anticipato quelli di Poetry. Ma va bene così».