Daniela Preziosi, il manifesto 21/8/2011, 21 agosto 2011
SORPRESA, LA CARTA BATTE IL WEB
Sorpresa. Ricordate le fosche profezie sull’ultima copia stampata del New York Times? Beh, forse il Web non è il meteorite che si immaginava per i giornali-dinosauri. Lo dimostra uno studio pubblicato il 10 agosto dall’università dell’Oregon condotto proprio sui lettori del quotidiano di Manhattan.
I professori Randall, Livingstone e Cho hanno selezionato alcuni giovani lettori (età media 22 anni che per il 77% dicono di informarsi su Internet e non su carta) e li hanno divisi in due gruppi. Il primo doveva leggere il NyTimes stampato, il secondo la stessa edizione ma nella sua applicazione digitale (il Reader). Ogni persona aveva 30 minuti di tempo, al termine dei quali è stata sottoposta a un piccolo questionario su ciò che aveva letto.
I ricercatori affermano che i lettori su carta «ricordano molte più notizie di quelli on-line», sono in grado di spaziare su più argomenti del giornale e capaci di cogliere meglio il «succo» delle notizie.
E’ il primo studio che dimostra un valore aggiunto dell’informazione su carta spesso ignorato dai giovani o da un uso superficiale dell’industria editoriale scritta. Qualsiasi informazione organizzata vuol dire più informazione.
A differenza di un sito, infatti, un giornale è fatto essenzialmente di due cose: la notizia stessa – quello che su Internet è chiamato «contenuto» – e la gerarchia che viene data alla notizia.
Per il giornale se una storia è «da prima pagina» ha un valore-rilevanza maggiore di quella relegata in un taglio o in una breve. Trucchi tipografici e impaginazione (titolazione, spazi bianchi, accostamenti) sono un valore aggiunto nascosto ma inestimabile per la carta. Uno sforzo giornalistico che sul Web si perde. Le notizie sono (quasi) sempre pari livello (un rullo centrale), una dopo l’altra, offrendo una grande prospettiva panoramica ma pochi legami tra di loro.
Lo spazio fisico, è ovvio, ha i suoi problemi: un giornale non ha nemmeno la funzione «cerca»… Ma proprio la sua finitezza costringe chi lo fabbrica a migliorare al massimo i nessi tra gli spazi. Un lavoro che, almeno nella ricerca dell’Oregon, dà i suoi frutti nella memoria dei lettori e dunque nella comprensione della realtà.
L’informazione organizzata staticamente, in breve, fornisce oltre al testo anche il contesto, svolgendo un’operazione di agenda setting che siti e social network assolvono in modo completamente differente. Non a caso, la ricerca dimostra che i lettori on-line tendono a seguire meno degli altri gli articoli di politica interna o internazionale, mentre quelli su carta sfruttano gli indizi di gerarchia dati dalla redazione per valutare le notizie.
Infine, molto importante, lo studio afferma che il racconto multimediale (prerogativa esclusiva del Web) almeno per ora non rende le stesse più memorabili da parte del lettore.
Visto che sempre più persone formano le proprie opinioni sul Web e non sui giornali, studi come questo sono indispensabili sia per gli editori e i giornalisti che per chi ha a cuore un’opinione pubblica ben informata.
Lo studio è consultabile qui: http://img.slate.com/media/66/MediumMatters.pdf