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 2011  agosto 21 Domenica calendario

Milano, un paradiso fiscale che si affaccia sul Duomo - Quasi trentatremila aziende con domicilio fiscale nel miglio quadrato del centro storico di Milano, tra i palazzi e i cortili che tanto piacevano a Stendhal

Milano, un paradiso fiscale che si affaccia sul Duomo - Quasi trentatremila aziende con domicilio fiscale nel miglio quadrato del centro storico di Milano, tra i palazzi e i cortili che tanto piacevano a Stendhal. Di queste, 28mila sono società di capitali, particolarmente concentrate in poche vie eleganti per ridurre la probabilità dei controlli del fisco. In via Monti, ad esempio, sono presenti oltre 830 domicili, in via Boccaccio 560, in Corso Venezia 500. Più nel dettaglio. In piazza Velasca 5 hanno sede una trentina di Spa e quasi 400 Srl. In via Durini 14 una ventina di Spa e 160 Srl. In via Borgogna 5 oltre 30 Spa e 140 Srl. In via Camperio 9 una ventina di Spa e più di 120 Srl. In via Larga 8 una quindicina di Spa e più di 130 Srl e via elencando. Quasi sempre presso studi di importanti commercialisti e avvocati o business center che offrono la possibilità di spostare il domicilio presso i loro desk. In pratica in 20 strade quiete dentro la cerchia dei Bastioni, si contano quasi 8mila domiciliazioni. Una densità modello svizzero che ha insospettito l’Agenzia delle Entrate che da qualche mese ha intensificato i controlli: perché migliaia di società da tutta Italia preferiscono basarsi nella costosa Milano? Già. Il sospetto degli 007 del fisco, diventato in qualche caso una certezza, è che dietro questa migrazione - al netto della presenza tipica nella piazza finanziaria ambrosiana di holding, banche, assicurazioni e imprese «vere» - ci siano imprenditori o gruppi di interesse che trasferiscono la sede fittizia dei loro traffici per tentare di eludere le tasse. È una questione di calcolo delle probabilità: prendere sede legale e domicilio fiscale da queste parti permette di ridurre drasticamente quel che in gergo gli ispettori delle Entrate chiamano Pea: probabilità di essere accertati. Una sorta di paradiso fiscale sotto il Duomo, se non peggio. Lo scorso marzo, nell’operazione “Reggio Sud” contro la cosca FicaraLatella che ha portato al sequestro di società e immobili per oltre 60 milioni di euro, Carabinieri, GdF e Dda reggina hanno scoperto che alcune aziende prestanome di attività calabresi nel ramo edilizia e autotrasporto, erano proprio domiciliate a Milano tra via Monti 8 (la Filtrans Srl) e Piazza IV Novembre 7 (la Euro Rent Service Srl). Così nel 2010 e nei primi mesi del 2011 sono scattati 360 controlli su aziende e società immobiliari. Su altre 280 la direzione provinciale I di Milano dell’Agenzia delle Entrate sta facendo accertamenti mirati. In una ventina di casi è stato imposto lo spostamento coattivo di domicilio per mancanza di requisiti, cioè lo svolgimento di una qualche attività amministrativa e decisionale dell’azienda. Mentre su altre 50 imprese potrebbe scattare a breve. Nella speciale classifica, si tratta di società soprattutto liguri, piemontesi, venete, siciliane, trentine e calabresi. Ma i controlli restano una goccia nel mare. Fino al 2005-2006 gli ispettori con giurisdizione sul centro di Milano non facevano più di 50 visite approfondite l’anno. Oggi sono salite a 200 e ancora non bastano davanti alle migliaia di ditte presenti. La controprova si è avuta una ventina di giorni fa, quando la Fillea Cgil ha presentato il terzo rapporto sull’edilizia in Lombardia. Il dato che più colpisce è proprio l’evasione/elusione record nei cantieri regionali, schizzata in un anno a 1,4 miliardi di euro. Secondo il sindacato edile questo fa ormai di Milano «un paradiso fiscale migliore delle Cayman, Santa Lucia o Antigua». In una città dove sono registrate 288mila imprese di cui 37mila di costruzioni e 76mila immobiliari (il 39% del totale), i 2.000 ispettori in carico alla divisione lombarda dell’Agenzia dovrebbero controllare una media di 120 imprese l’anno, una ogni 3 giorni. Insomma missione impossibile. «Così molte aziende – spiegano dalla Fillea - continuano a sfidare la sorte, consapevoli che il rischio di essere controllati è ridotto al lumicino». Non a caso risiedono in centro a Milano, negli stessi uffici contabili e nelle stesse stanze. Il classico ago nel pagliaio… «Dire che Milano è un paradiso fiscale è forse una provocazione visto che i regimi fiscali non sono diversi dal resto d’Italia, ma il fenomeno in effetti esiste ed è diffuso», spiega Giuseppe Marino, docente di diritto Tributario in Statale e coordinatore del master in diritto Tributario d’impresa all’università Bocconi, autore l’anno scorso di un libro sui paesi offshore. «Di certo a basarsi qui si passa più inosservati che in provincia perché se io, imprenditore, volessi fregare lo Stato, andrei a nascondermi dove più facilmente posso mimetizzarmi». E dire che Giulio Tremonti, facendo campagna elettorale per Letizia Moratti, la scorsa primavera aveva promesso di trasformare Milano in una grande “no tax area”. Con così pochi controlli e l’Expo 2015 ormai alle porte, di fatto lo è già diventata, strana nemesi.