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 2011  agosto 21 Domenica calendario

L’ITALIA DEI DISONESTI MAZZETTE, POTERE E RICATTI - A 30 ANNI

dalla scoperta della P2 e a quasi 20 anni da Tangentopoli ci risiamo: le inchieste sulle “logge” occulte e sulla corruzione, sui ricatti coinvolgono maggioranza e opposizione, destra e sinistra: è la questione morale mai risolta. Vecchi e nuovi nomi si intrecciano nelle carte delle procure di Milano, Roma e Napoli. A volte si rischia di perdere il filo. Di seguito un manuale che, in sintesi, ricostruisce le inchieste principali dell’ultimo anno.
I DOLORI DI SESTO
Filippo Penati sindaco di Sesto San Giovanni, poi presidente della Provincia di Milano, quindi coordinatore della segreteria di Pierluigi Bersani, è accusatodicorruzione,concussioneefinanziamento illecito ai partiti. Tutto parte dall’area ex Falck, una volta polo dell’acciaio, oggi il più grande cantiere d’Europa. Due i grandi accusatori: gli imprenditori PieroDiCaterinae GiuseppePasini.PerlaFalck l’accusa parla di mazzette per 5,7 miliardi di lire nel 2001, 1,250 per l’area Marelli. Pasini racconta di averpagato“4mldaDiCaterinaperchémierastato chiesto da Penati per il piano regolatore. Mi disse (Penati, ndr) che avrei dovuto dare qualcosa al partito.L’operazione costava 20 miliardi”. Pasini chiama in causa Omar Degli Esposti, vicepresidente del Consorzio Cooperative di Costruttori di Bologna (indagato per concussione) e sostiene di aver dovuto assegnare consulenze per 2,4 milioni di euro a professionisti indicati dalle Coop (Francesco Agnello e Gianpaolo Salami, entrambi indagati). Indagato per concussione Giorgio Oldrini, sindaco di Sesto, per la ricostruzione del Palaghiaccio. Di Caterina racconta di pagamenti in contanti a Penati e Giordano Vimercati, capo di Gabinetto in Provincia, indagato. Si parla di 2,2 milioni di euro. Di Caterina avrebbe anticipato a Penati tangenti che altri avrebbero dovuto poi pagare. L’ex presidente respinge con forza tutte le accuse: “Pasini, che si è candidato a sindaco con il Pdl, dà dei soldi a Di Caterina che dopo dieci anni chiede che io gli restituisca. Siamo alle tangenti con l’elastico”.Pasinireplica:“Hopagatotranchetrai20e50milaeuro fino al 2010. La prassi era che Pasqualino Di Leva (ex assessore al Bilancio) mi chiamava e mi diceva che la mia licenza era stata approvata, e mi invitava per un caffè. Io capivo che avrei dovuto portare qualcosa. Per me erano soldi per il partito nazionale” . E Di Caterina rincara la dose: “Mi hanno spremuto come un limone”.
I pm indagano anche sull’acquisto da parte della Provincia di Milano, allora guidata da Penati, del 15% delle azioni dell’autostrada Milano-Serravalle dall’imprenditore Marcellino Gavio. Un’operazione da 238 milioni di euro: ogni azione venne pagata 8,93 euro a Gavio che, 18 mesi prima, le aveva acquistate a 2,9. Una plusvalenza da 176 milioni. Gabriele Albertini, allora sindaco di Milano,denunciò:dopol’operazione,Gavioinvestì50 milioni nella scalata Bnl aiutando Giovanni Consorte, il “furbetto rosso” di Unipol. “Mi sono impegnato con Fassino e D’Alema” - avrebbe detto Gavio nel luglio 2005 all’assessore ai trasporti di Milano, Giorgio Goggi. Lo scrive lo stesso Goggi in una lettera riportata dal Sole 24 ore e consegnata nell’aprile 2006 da Albertini alla Procura di Milano. In un altro filone dell’inchiesta Bruno Binasco,bracciodestrodiGavio,èindagatoperchénel 2010 avrebbe finanziato illecitamente con 2 milioni di euro Penati. I pm stanno concentrando la loro attenzione anche sui finanziamenti alla fondazione Fare Metropoli di Penati perquisita due settimane fa dalla GdF. .
LO SCANDALO ENAC
L’inchiesta che tocca Vincenzo Morichini (amico diMassimo D’Alema) e Franco Pronzato (vicino a Pierluigi Bersani) parte dall’interrogatorio dell’imprenditore toscano Pio Piccini, ascoltato per un giro di appalti nella sanità. Piccini, però, parla anche di un appalto con Finmeccanica da 8 milioni l’anno. Per ottenerlo (senza gara) si ricorre a Morichini, proprietario con D’Alema dello yacht Ikarus e procacciatore di finanziamenti per Italianieuropei. Piccini spiega: “Se avessimo ottenuto l’appalto, avremmo versato il 5% a Morichini e alla fondazione di D’Alema”. Da Morichini si arriva a Franco Pronzato (arrestato), responsabile del settore trasporto aereo del Pd e membro del cda Enac.
Al centro dell’accusa di corruzione, una bustarella da 40 mila euro che l’imprenditore Viscardo Paganelli avrebbe dato a Pronzato (che doveva dividerla con Morichini) per il rilascio del certificato Coa,necessarioallacompagniaaereaRotkopfperil collegamento tra Pisa, Firenze e l’Elba. Dalle carte della Rotkopf emergono anche cinque voli che la società avrebbe offerto a Massimo D’Alema, che spiega al Fatto Quotidiano: “Abbiamo accettato l’invito da Morichini il quale, per quanto ne sappiamo, ha pagato quei voli”.
P3, AL SERVIZIO DI B.
L’8 luglio del 2010 la Procura di Roma ordina l’arresto del faccendiere Flavio Carboni, del geometra-giudice tributarista Pasquale Lombardi e dell’imprenditore napoletano Arcangelo Martino con l’accusa di associazione a delinquere e violazione della legge Anselmi. Sotto inchiesta ancheil senatore Marcello Dell’Utri, l’ex coordinatoredel Pdl,Denis Verdini, il sottosegretario alla Giustizia GiacomoCaliendo(laProcurasembraintenzionata a chiedere l’archiviazione) e l’ex sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino. Diversi gli interventi illeciti contestati: la nomina al Csm, nel febbraio 2010, del presidente della corte d’Appello di Milano Alfonso Marra (dimessosi dalla magistratura)pocoprimadellacausacivileinsecondogrado per il lodo Mondadori; il tentativo, fallito, di condizionare la Corte costituzionale perché si pronunciasse, nell’ottobre 2009, a favore del lodo Alfano; il tentativo, anche questo fallito, di aiutare il presidente della Lombardia Roberto Formigoninel ricorso presso la Corte d’Appello di Milano dopo l’esclusione della sua lista alle elezioni del marzo 2010. Il governatore, voleva anche un’ispezione ministeriale contro i giudici milanesi e aveva chiesto una “consulenza”adArcibaldoMiller,inossidabilecapodegli “007” di via Arenula. Miller(non indagato) partecipòanchealbanchettoacasaVerdiniincuiicommensali,, secondo l’accusa, avrebbero fatto la conta di quanti giudici della Consulta avrebbero votato a favoredelLodo.Indagatopercorruzioneanchel’ex primo presidente della Cassazione Vincenzo Carbone. Secondo i pm “Accettava da Lombardi la promessa di futuri incarichi da ricoprire” dopo il pensionamento del luglio 2010. “Incarichi che egli stesso sollecitava e in vista dei quali Lombardi si adoperava presso terzi, per favorire una parte in un processo civile, attraverso il rinvio della causa Monda-dori contro l’Agenzia delle Entrate”.
L’8 agosto scorso il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e il pm Rodolfo Sabelli hanno inviato alle parti l’avviso di conclusione indagini. Secondo la Procura, la P3 aveva al vertice non solo Carboni, Lombardi e Martino ma anche Dell’Utri Verdini. ScandagliandoiconticorrentidiDell’Utri,gliinquirenti scoprono che Silvio Berlusconi, tra febbraio e marzo 2011, gli ha versato, come "prestiti infruttiferi", ben 8,5 milioni di euro, ai quali bisogna aggiungere un altro precedente bonifico, con la stessa causale, di circa un milione. Altri 8,3 milioni, invece, finiscono sui conti di Denis Verdini e consorte. I bonifici sono disposti da un parlamentare-imprenditoredelPdl:ilsenatoreeredelleclinicheAntonio Angelucci. C’è, inoltre, un nuovo indagato, il deputato del Pdl, Massimo Parisi, accusato di finanziamento illecito ai partiti. Durante l’indagine è stato sentito come testimone, il governatore della Campania, Stefano Caldoro( Pdl) . L’ ex assessore Ernesto Sica, ex sindaco Pdl di Pontecagnano (indagato) insieme all’imprenditore Martino stavano preparando un dossier per fargli fare “la fine di Mar-razzo”. Obiettivo: pregiudicargli nel 2010 la corsa alla presidenza della Regione e spianare così la strada a Cosentino.
Secondo la procura di Napoli, (inchiesta “P3 bis”) Silvio Berlusconi è stato ricattato da Ernesto Sica, con il quale avrebbe comprato i senatori della sinistranel2007perfarcadereilGovernoProdi.Sica, è accusato insieme a Nicola Cosentinio, coordinatore del Pdl in Campania, di concorso in estorsione e minacce a corpo dello Stato.
P4, LA RETE-BISIGNANI
Il 15 giugno la Procura di Napoli firma un richiesta d’arresto per tre persone: il parlamentare del Pdl, nonché magistrato, Alfonso Papa, il lobbysta più influente d’Italia, Luigi Bisignani, e il carabiniere del Ros Enrico La Monica. I pm Curcio e Woodock ipotizzano che una loggia segreta, in stile “P2”, abbia violato la legge Anselmi, cercando di condizionare gli organi istituzionali dello Stato. La “P4” avrebbe commesso reati che spaziano dalla violazione e divulgazione del segreto istruttorio a vari episodi di favoreggiamento. Il gip non avvalora la tesi dell’associazione segreta, ma sarà poi il tribunale del Riesameaconsiderarlaun’associazione per delinquere.
Negli atti Bisignani viene descritto come “consigliere dei vertici dirigenziali di alcune delle più importanti aziende controllate dallo Stato, di ministri, sottosegretari e alti dirigenti statali”. Secondo l’accusa, la “P4”carpiva“notizieeinformazioni riservate e segreta-te , inerenti a procedimenti penali in corso, sia da ambienti giudiziari che investigativi”. Acquisiva anche“notizieeinformazioniinerentia‘datisensibili’ riguardanti esponenti di vertice delle istituzioni e alte cariche dello Stato”.Le informazioni venivano usate per “tutelare gli ‘amici’ inquisiti ed eludere le indagini, impedendo addirittura, in taluni casi, l’avviarsi delle indagini stesse”. A volte - raccontano i testimoni-“lenotizieriservateesegretatevenivano fornite con la pretesa di denaro o altre utilità”. In altri casi, le informazioni su “esponenti delle istituzioniealtrecarichedelloStato”,diventavanoutili “per‘infangare’oricattareesponentidelleistituzioni”. I pm di Napoli ipotizzano che la P4 abbia favorito anche Gianni Letta (che non è indagato), acquisendo notizie riservate su un’inchiesta che lo riguardava aiutandolo a “eludere le indagini in corso”. Non solo. Bisignani dice ai pm: “Papa, sempre tramite me, si è proposto di interessarsi delle vicende giudiziarie riferite a Mauro Masi(ex direttore generale della Rai, ndr) per ciò che riguarda la procura di Trani”. L’inchiesta, del 2009, riguardava le pressioni esercitate da Berlusconi sull’Agcom per far chiudere Annozero. I magistrati della P4 scoprono poi che, quando Masi decide di cacciare Santoro, si fa dettare al telefono da Bisignani la lettera di licenziamento. La “P4”, racconta Bisignani, attraversoPapa,s’interessaanchedeiguaigiudiziaridell’ex coordinatore del Pdl Denis Verdini.
L’influenza di Bisignani sui vertici delle istituzioni e degli enti pubblici italiani è straordinaria. Il nuovo capo dei servizi segreti, Adriano Santini, prima della nomina viene convocato da Bisignani e si presenta all’appuntamento. Il numero uno dell’Eni, PaoloScaroni,convocatodaBerlusconiperunincontro con Putin, prima di agire si consiglia con Bisi gnani. Infine: la “P4” stessa scopre, quando è ancora secretata, l’indagine di Woodcock e Curcio. Le talpe? Per l’accusa, i vertici della GdF, i generali Michele Adinolfi e Vito Bardi. Parte del fascicolo istruito a Napoli viene trasferito per competenza alla procura di Roma, dove l’aggiunto Giancarlo Capaldo indaga sulla “P3”. A luglio, però, un colpo di scena coinvolge il magistrato. L’inchiesta sulla “P4”, infatti, s’intreccia spesso con quella condotta, sempre a Napoli, dal pm Vincenzo Piscitelli sul deputato del Pdl, Marco Milanese braccio destro del ministro Giulio Tremonti, accusato di associazione a delinquere, corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio. Negli atti depositati alla Camera per la richiesta di autorizzazione all’arresto di Milanese c’è anche il capitolo del pranzo con Capaldo e Tremonti, a casa dell’avvocato Fischetti, legale del figlio di Capaldo. Siamo a Dicembre 2010: Milanese è già indagato a Napoli, a Roma è già “sotto osservazione” dal pm PaoloIelochestaindagandosuFinmeccanicaepresunti fondi neri. A gennaio Milanese sarà indagato da Ielo per appalti sospetti all’Enav. Contitolare dell’indagine su Finmeccanica è proprio l’aggiunto Capaldoche,nonostanteilsuoruolo,decidedipartecipare al pranzo di casa Fischetti. Quando la Prima commissione del Csm, competente per i trasferimenti d’ufficio dovuti a incompatibilità ambientale, apre una pratica, Capaldo contrattacca e denuncia “Tentativi diretti a delegittimarmi e a impedirmi di portare avanti inchieste molto scomode”.
L’AFFAIRE MILANESE
Uno dei filoni napoletani che finisce alla procura di Roma, è quello per presunte irregolarità negli appalti concessi dalla Sogei, la società generale di informatica controllata dal ministero dell’Economia. Milanese è accusato di corruzione. Nel mirino, i lavori che la Sogei avrebbe concesso alla società Edil Ars in cambio di favori e lavori di ristrutturazione in alcuni appartamenti, tra cui quello in via Campo Marzio a Roma, dove ha abitato Tremonti fino a un mese fa.
L’appartamento occupato da Tremonti costava 8.500 euro al mese. Il ministro, supportato da Milanese, sostiene di aver dato al deputato una parte dell’affitto (mille euro alla settimana) in contanti. In questa vicenda, ancora da chiarire, c’è comunque un dato certo: Milanese non ha pagato canoni al Pio Sodalizio dei Piceni perché gli sono stati scontati dai lavoridi ristrutturazione, mai pagati, della Edilars. Tremonti ( non indagato) si è giustificato dicendo di aver abitato in quella casa perché nella caserma della Guardia di finanza si sentiva “spiato e pedinato”.IlcomandogeneraledelleFiammegialle ha fatto sapere che “il ministro non vive in caserma dal 2004”. La procura di Roma ha aperto un fascicolo destinato probabilmente all’archiviazione. Il voto alla Camera sull’arresto di Milanese è slittato a settembre. A luglio, però, la Camera ha autorizzato l’apertura di una cassetta di sicurezza. Il deputato “in concorso con ufficiali della GdF allo stato non identificati” avrebbe rivelato all’imprenditore campano, Paolo Viscione (indagato e grande accusatore di Milanese) notizie riservate sulle indaginisvoltedaglistessifinanzierisulsuocontoesulle sue società. Secondo l’accusa, in cambio di queste notizie, di interventi volti a “rallentare” le indagini, e in cambio della promessa di “sistemare positivamente ogni cosa”, Milanese si sarebbe fatto consegnare da Viscione almeno 450 mila euro in contanti, orologi preziosi, gioielli e auto di lusso.
IL CASO TEDESCO
Alberto Tedesco , senatore del Pd passato al gruppo misto, è stato salvato dall’arresto il mese scorso perché il Senato ha negato l’autorizzazione. É coinvolto nell’inchiesta della procura di Bari sul sistema sanitario pugliese: appalti e nomine nelle Asl secondo metodi clientelari.
Nel febbraio 2009 Tedesco, assessore regionale alla Sanità della giunta Vendola (nonostante fosse un importante imprenditore del settore) riceve l’avviso di garanzia e si dimette. L’ordinanza di custodia cautelare, invece, è stata emessa due anni dopo, il 24 febbraio 2011. Tedesco è accusato di associazione a delinquere, concussione e abuso d’ufficio. Il giudice per le indagini preliminari, Giuseppe De Benedictis, descrive “un sistema clientelare”per le nomine dei primari e dei manager delle Asl, che prevedeva da parte dei manager “un’adesioneincondizionataesupina alle richieste politiche”. Quando firma la custodia cautelare, però, non riconosce l’associazione a delinquere.
La procura fa ricorso e l’8 agosto scorso il tribunale del Riesame di Bari accoglie le ragioni dei pm: Tedesco “Era a capo di un’organizzazione criminale e per circa quattro anni ha influenzato la Sanità e pilotato le scelte regionali in materia”. I giudici hanno disposto gli arresti domiciliari. L’autorizzazionealSenatopotràessereavanzatadai magistrati dopo il pronunciamento della Cassazione su ricorso di Tedesco.