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 2011  agosto 21 Domenica calendario

CALALZO-LORENZAGO, DAI COSTITUENTI AL TRAMONTO DELL’ASSE PADANO

Chi va a Cortina, neppure ci passa. Il bivio per la conca più scenografica delle Alpi è giusto un paio di chilometri prima di Calalzo. Eppure, questo paese nel cuore del Cadore, un posticino nella storia se lo è guadagnato. E qui che, a partire dal 2003, riposavano i «saggi» di Lorenzago dalle fatiche di riscrivere la Costituzione in senso federale. Soprattutto, è qui che si è cementato l’asse politico che ha segnato l’ultimo decennio, quello tra Umberto Bossi e Giulio Tremonti.
Il ministro dell’Economia, da queste parti, è di casa da sempre. La sua famiglia è originaria di Lorenzago, una dozzina di chilometri a nord di Calalzo. L’altra sera Umberto Bossi, sempre alla ricerca di ascendenze capaci di interpretare il presente, raccontava che «la famiglia di Tremonti è di commercianti di legname. Ha dato a Venezia la materia prima per costruire le navi della battaglia di Lepanto».
Chi lo sa se è proprio così. Di certo, da queste parti si dice che il legname su cui poggia Venezia venga proprio da questi boschi, dai larici di Somadiva vicino ad Auronzo.
Prima ancora di conoscere il «barbaro» di Cassano Magnago, Tremonti ne seguiva le mosse con interesse. Lo racconta Bortolo Mainardi, oggi commissario per l’alta velocità tra Venezia e Trieste nonché chitarrista ufficiale delle notti cadorine dei ministri. È un vecchio amico di Tremonti, con cui ha diviso la militanza socialista di anni lontani: «Eravamo a Bari, al congresso del Psi del giugno 1992. Lui stava leggendo "Vento del Nord", il primo libro di Daniele Vimercati dedicato a Umberto Bossi. Questi qui, mi disse Giulio, hanno molte più ragioni che torti».
Poi, nell’agosto 2003, l’hotel Ferrovia di Calalzo diventa il campo base dei «saggi» che durante la giornata salgono a rinchiudersi nella «baita del Cervo», sulla strada per il passo Mauria. Il «Capo» non c’è ancora, ma c’è Roberto Calderoli. La storia delle vacanze dei tre ministri potrebbe nascere allora. Ma nel marzo 2004, la malattia di Umberto Bossi ferma tutto. Bisogna attendere il 2007 per veder iniziare la tradizione dei dopocena del compleanno di Tremonti all’hotel Ferrovia. Lunghe, lunghissime notti di canzoni alla chitarra, digressioni storiche, barzellette scollacciate e sigari da non poterli contare. Con la rituale irruzione del Gino Mondin, il proprietario del Ferrovia in divisa da guardia rossa cinese.
Sotto all’albergo, c’è il lago di centro Cadore. È artificiale ma straordinario, chiuso all’orizzonte dal massiccio del Tudaio. Sulla terrazza dello chalet Lagole affacciata sulle acque verdi del lago, dopo Ferragosto non è difficile incontrare Calderoli con la compagna Gianna Gancia. Il sindaco Luca De Carlo si danna l’anima per lanciarlo come meta turistica, «è il nostro patrimonio», attende che i fondi della legge Brancher consentano di realizzare quella pista ciclabile intorno al lago capace di trasformare la gemma sconosciuta in un polo di attrazione turistica. Appena sopra il bacino, il «laghetto delle tose». Il mito lo vuole abitato dalle anguane, creature a metà tra le ninfe latine e le ondine germaniche. Si dice che se una donna brutta s’immerge di notte in queste acque, riemerge bellissima ma storpiata dal piede caprino. Leggenda su cui Bossi molto ricama.
Dalla parte opposta, sul monte, nella frazione Rizzios, c’è la chiesetta di Sant’Anna che ha incendiato l’immaginazione del leader padano: contiene una pianeta di Marco d’Aviano, il monaco guerriero che riunì gli eserciti necessari a scacciare la Mezzaluna accampata davanti a Vienna. Ma c’è una cosa che forse non si deve raccontare a Bossi: le genti venetiche di queste montagne furono sempre fedeli alleate con Roma contro i celti che si spinsero fin quassù.
M. Cre.