Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  agosto 21 Domenica calendario

IMMONDIZIA DA LIBRERIA

Il bello della spazzatu­ra è che non si butta via niente. Sempre più ostica da smaltire sotto il profilo pratico, sul fronte dell’immaginario l’im­mondizia è una fonte ine­sauribile di similitudini e suggestioni. Al punto da alimentare una biblioteca multimediale in continua espansione, che vanta già i suoi classici ( Finale di partita di Samuel Beckett, per esempio, dei cui pro­tagonisti vediamo soltan­to il volto in emersione da una pattumiera) e si arric­chisce in continuazione di capolavori “di recupe­ro”, come il poetico Wall­E targato Pixar, con il ro­bottino intento a impilare montagne di scorie su un pianeta Terra ormai som­merso dai detriti. Tra le acquisizioni più recenti c’è un romanzo italiano,

Corpi di scarto di Elisa­betta Bucciarelli (Edizioni Ambiente, pagine 224, eu­ro 15,00), ambientato a sua volta in una gigante­sca discarica, all’interno della quale vive un’uma­nità ammaccata ma non arresa. Il protagonista, l’a­dolescente Iacopo, prefe­risce questa avventurosa compagnia di risulta a quel che resta della sua famiglia, anche se l’inse­diamento ha un cuore o­scuro, la “putrida”, in cui si riversano di nascosto le sostanze tossiche che an­drebbero altrimenti trat­tate. Nessuno è innocen­te, se è vero che perfino il padre dell’incantevole Sil­via, affermato chirurgo plastico, dimentica spesso di separare adeguatamen­te i rimasugli della sua ca­mera operatoria… Me­tafora trasparente, che poggia su una solida do­cumentazione in materia di ecomafie, assecondan­do l’ispirazione della col­lana “Verdenero”, che o­spita appunto il libro del­la brava Bucciarelli. Del­l’intreccio specificamente – ma non esclusivamente – nostrano fra criminalità organizzata e business dei rifiuti si occupa anche il robusto Autoritratto del­l’immondizia

del giornali­sta e autore televisivo Lo­renzo Pinna (Bollati Bo­ringhieri, pagine 270, eu­ro 16,00, con una prefa­zione di Piero Angela).

Dalla rivoluzione del Neo­litico, quando per la pri­ma volta il genere umano si trova a fare i conti con i “resti” della propria atti­vità, fino all’affermarsi della “città pestilenziale”, in cui si susseguono epi­demie e malattie infettive causate appunto dal pat­tume, il saggio di Pinna rappresenta un’articolata e pressoché indispensabi­le “critica della ragion re­sidua”. Grande spazio vie­ne giustamente riservato alla purificazione delle acque (in Occidente la città pestilenziale riceve il colpo di grazia dalle im­ponenti opere idrauliche realizzare nel XIX secolo in metropoli quali Londra e Parigi), mentre in ambi­to italiano il caso più me­ticolosamente analizzato è quello di Napoli, con particolare riguardo alla mancata realizzazione del progetto di bonifica urba­nistica del 1885, che già all’epoca Matilde Serao fece oggetto di un polemi­co reportage. Oltre che ricco di dati e informazio­ni statistiche, Autoritratto dell’immondizia è assai stimolante quando appli­ca la categoria dello “spre­co” al contesto sociale.

Certo, afferma Pinna, l’Europa pre-industriale può presentarsi ai nostri occhi come un modello virtuoso di riutilizzo degli scarti, secondo le prassi in uso nel mondo contadino. Ma questo non può farci dimenticare come la selezione delle classi diri­genti all’interno di élite ristrette abbia comportato, nel­l’assetto prece­dente la Rivoluzio­ne francese, a di­sperdere un’incal­colabile quantità di risorse umane.

L’analogia strettissima fra immondizia fisica e mar­ginalità sociale è una delle direttrici lungo le quali si muove un’altra indagine di estremo interesse, quella condotta dall’ame­ricanista Cinzia Scarpino

in US Waste (Il Saggiatore, pagine 326, euro 23,00), affascinante sintesi di an­tropologia culturale, criti­ca letteraria e storia mate­riale. Fin dalle origini del loro sviluppo, infatti, gli Stati Uniti sembrano combattuti fra la volontà di evitare qualsiasi “spre­co” e la necessità, al con­trario, di rendere invisibi­le ogni “rifiuto”: un equili­brismo reso ancora più complesso dall’avanzata, lungo tutto il Novecento, della mentalità “usa-e­getta”, per cui i costi di ri­parazione o manutenzio­ne di un oggetto parreb­bero meno convenienti dell’acquisizione di un nuovo bene. È una batta­glia che si scatena anche nell’ambito squisitamen­te americano della moto­rizzazione di massa e che vede la sconfitta dell’im­postazione voluta da Henry Ford (il leggendario Modello T era pensato per durare tutta una vita) a beneficio dell’obsolescen­za programmata imposta dalla General Motors, in conseguenza della quale quest’anno l’auto dell’an­no scorso è già pronta per essere sostituita da quella dell’anno prossimo. An­che

US Waste è un testo che si presta a differenti livelli di lettura e che ha il merito, fra l’altro, di ripor­tare l’attenzione su un au­tore come Upton Sinclair, che un secolo fa aveva tempestivamente denun­ciato nei suoi romanzi l’impatto devastante del residuo, non solo indu­striale, sulla società ame­ricana. La parte più in­quietante e attuale del li­bro di Cinzia Scarpino ri­mane però quella centra­le, una sorta di viaggio tra gli isolotti al largo di città come New York e San Francisco, indifferente­mente adoperati come di­scariche, sede di peniten­ziari e centri di smista­mento per l’immigrazio­ne. Un modo per tenere alla larga i rifiuti, anche e specialmente quelli uma­ni. Almeno fino a quando la pratica dell’“allontana e dimentica” non si rivela un’illusione impraticabile. Ed è allora, di solito, che entra in scena Wall-E.