21 agosto 2011
Mistero sulla sorte di Gheddafi
• Mentre la città cadeva, la Nato bombardava – e bombarda anche adesso – il bunker di Bab al-Azizia, dove si suppone stia nascosto Gheddafi. Nelle ultime 48 ore il colonnello ha tenuto un comportamento contradditorio. Prima ha parlato per telefono alla tv libica chiamando gli avversari “ratti” e scandendo di continuo i minuti («è l’una e ventuno di domenica… è l’una e ventinove di domenica») per mostrare che non si trattava di una registrazione. Un discorso, nonostante tutto, di tono pacato, che confermava le voci di trattative in corso con i ribelli per un qualche salvacondotto. Ma nel pomeriggio sono tornati i comizi all’arma bianca, «non me ne andrò, non mi arrendo, Tripoli brucerà», ribaditi dall’appello notturno «ripulite la capitale, non c’è spazio per gli agenti del colonialismo a Tripoli e in Libia». Il mistero vero riguarda la sua sorte, consegnata per ora solo a una ridda di voci. Sta nel bunker, i cui sotterranei si estendono chi sa fino a dove (è la tesi che ha più probabilità di essere vera); si trova su uno yacht in mezzo al mare; è chiuso e protetto nell’ambasciata di Venezuela (Chávez ha pubblicamente pregato per lui); due aerei sudafricani effettivamente fermi in pista all’aeroporto di Tripoli sono pronti a portarlo in Angola, nello Zimbabwe o a Caracas. Il suo ex braccio destro Jalloud, fuggito nelle ultime ore e passato a Roma in direzione forse del Qatar, ha detto che ormai non può uscire dal luogo in cui s’è rinserrato, a meno di un accordo internazionale. E, a parer suo, non ha abbastanza coraggio per togliersi la vita da sé. [Giorgio Dell’Arti, Vty 24/8/2011]