21 agosto 2011
La questione libica e lo scacchiere internazionale
• Le previsioni sul destino della Libia, caduto il colonnello, non sono fauste. La comunità internazionale, oppressa dalla crisi finanziaria, sembra intenzionata a muoversi e a spendere il meno possibile, americani in testa. Lo scacchiere mediorientale è intanto in grande movimento: Hamas ha dichiarato chiusa la fase di non belligeranza con Israele, i bombardamenti e le aggressioni tra gli uomini di Gaza e quelli di Tel Aviv sono ricominciati; incidenti alla frontiera tra Israele ed Egitto hanno provocato il richiamo dell’ambasciatore egiziano. La situazione al Cairo, in evoluzione lentissima, vede una giunta militare debole e provvisoria assediata dai Fratelli Musulmani, con conseguenze incalcolabili su uno scacchiere dove l’Egitto è stato fino ad ora amico di Israele. Assad continua a massacrare i siriani, ma la sua posizione appare sempre meno sicura. In questa autentica polveriera, i nuovi libici si presentano divisi intanto territorialmente (quelli di Tripoli si sottometteranno a quelli di Bengasi?) e poi fra le stesse numerose tribù che Gheddafi, in 40 anni di potere, aveva tenuto sapientemente a bada. Ci sono vecchi regolamenti di conti, vendette e, soprattutto, il controllo del petrolio. Un bel gruppo di opportunisti, che fino a ieri o l’altro ieri stava con il colonnello e che s’è rifatto una verginità negli ultimi mesi o giorni, si prepara a complicare ulteriormente il gioco, magari fidando nell’appoggio di qualche potenza straniera. Non bisogna dimenticare che la Cina ha in Africa una forte presenza, che i francesi hanno dato inizio alla partita fidando in un qualche bottino politico e materiale, che gli italiani sono obbligati ad avere una posizione visti gli interessi dell’Eni e dato che la Libia è a un passo e ci scarica addosso ogni giorno centinaia di disperati. Uno degli esiti meno improbabili di questo viluppo è purtroppo la guerra civile. [Giorgio Dell’Arti, Vty 24/8/2011]