Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Le Borse sono andate giù anche ieri, perdite intorno al 2 per cento, non così drammatiche come giovedì, ma comunque gravi. Nessuno al mondo pensa che la discesa sia finita e nessuno al mondo sa dire che cosa bisogna fare, non si dice per far rimontare le quotazioni, ma almeno per assestarsi. Ieri Milano se l’è cavata con un -2,46 per cento e cali, come al solito, dei bancari (Unicredit -5,8 Intesa -5,35%) e della Fiat (Fiat -4,3 Exor -3,72 Industrial -6,5). L’Europa, che ha bruciato 94 miliardi, è andata mediamente sotto del 2%. Il differenziale tra Bund e Btp è sui livelli di ieri.
• Secondo me a questo punto ci sono aziende che
si comprano con quattro lire.
Guardi, ci sono effettivamente delle assurdità.
Generali, che valeva 42 miliardi nel 2007, ne vale oggi, ai valori di Borsa,
18. Senonché i suoi investimenti sono pari a 470 miliardi e il solo patrimonio
immobiliare ne vale 25. Il contenitore vale quindi una frazione infinitesimale
del contenuto! Altro caso, quello di Unicredit. Quando si è fusa con Capitalia
quattro anni fa valeva 70 miliardi, mentre Capitalia ne quotava 17-18. Oggi
tutta Unicredit vale 18 miliardi, cioè il valore che aveva all’epoca il solo
istituto di Geronzi. Gli istituti di credito hanno nel loro patrimonio
collezioni di quadri tali che da sole, probabilmente, superano il valore di
Borsa. Unicredit ha qualcosa come 60 mila opere d’arte, Intesa, che vale adesso
una ventina di miliardi, può mettere in fila Caravaggio, Balla, Boccioni,
Carrà, De Chirico. Quindi, nel precipitare dei valori azionari, al di là di
tutte le spiegazioni che tutti quanti stiamo dando da un mese a questa parte,
c’è una componente di follia. Con questo, stia attento a mettersi a comprare
perché i tempi sono bruttissimi e i titoli dei giornali finanziari si pongono
solo il dilemma tra tenere o vendere.
• Qualche soluzione deve esserci.
Ieri è risbucata fuori la storia degli Eurobond.
• Che cosa sono?
Faccia conto che non sia più l’Italia a emettere Bot
o Btp, ma l’Europa. Il debito europeo varrebbe a questo punto la tripla A
assoluta, non ci sarebbe più ragione di dubitare della capacità di
restituzione. È un’idea per la quale si batte da un pezzo Tremonti, il quale si
dice anche sicuro che questa soluzione, prima o poi, si adotterà.Ieri il commissario degli Affari
economici e monetari dell’Unione europea, Olli Rehn, ha detto che la Ue
potrebbe mettere a punto una bozza su un’emissione di titoli comuni. La Commissione
sarebbe pronta a presentare un report al Parlamento europeo eccetera. Lei non
ci creda.
• Perché?
Francia e Germania si oppongono con tutte le loro
forze. Dopo la dichiarazione di Rehn, le agenzie hanno diffuso il commento di
François Fillon, primo ministro
francese: «Gli Eurobond aumenterebbero il costo del debito francese con
conseguenze sul rating a tripla A di Parigi». La Francia (però da pochi giorni)
è contraria, a meno che non vi sia «un consolidamento fiscale dei paesi
europei» (espressione misteriosissima). A pochi minuti dalla dichiarazione di
Fillon, è arrivata quella della Merkel, di ben altro ton «Noi non li
vogliamo» senza ulteriori spiegazioni. I tedeschi, deve esserle chiaro, sono o
si considerano i padroni della Ue e soprattutto dell’Eurozona.
• Come si spiega questa opposizione?
Ha presente i debiti dei paesi europei e,
soprattutto, i vari rapporti tra debito e Pil? In testa al lato dei cattivi sta
la Grecia con 330 miliardi e un rapporto del 143% seguita dall’Italia con 1.900
miliardi e il 120. Dal lato dei buoni la Spagna (640 miliardi) e l’Olanda (370)
con un rapporto debito/pil del 60% circa. Il rapporto tedesco (duemila miliardi
di debito) è dell’84%, quello francese (1.600 miliardi) dell’82. Eccetera.
Questa piccola selva di numeri le dice che le differenze tra paese e paese sono
in questo momento molto sensibili, troppo sensibili. Che cosa provocherebbe
l’emissione di titoli del debito comunitari? Che i paesi più virtuosi
dovrebbero farsi carico dell’indebitamento dei più sciagurati, pagando per
esempio interessi più alti sulle proprie obbligazioni. In Germania, dove si
vota l’anno prossimo, i sondaggi attestano che tre tedeschi su quattro sono
contrari all’eurobond e a qualunque forma di soccorso ai paesi sciuponi.
D’altra parte, imboccare la strada degli eurobond significa destinare a
un’istituzione comunitaria quote della propria sovranità nazionale. I tedeschi
potrebbero starci – forse – se di fatto comandassero loro. Ma i francesi, come
potrebbero accettare una cosa simile? L’uscita dalla tempesta non sarà probabilmente
questa. Ma, se non sarà questa, sarà probabilmente il divorzio tra i paesi
della moneta unica, cioè la fine dell’euro
[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 20 agosto 2011]
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