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 2011  agosto 20 Sabato calendario

GIOVANNI REALE: «UN’ECONOMIA ETICA E RIPARTIRA’ LA BORSA»

Cita un grande poeta del Novecento: Ezra Pound. «Non si può fare una buona economia con una cattiva etica». «Mi pa­re- spiega Giovanni Reale, bandiera della filosofia italiana e uno dei più apprezzati intellettuali cattolici del nostro Paese ­che in quelle parole ci sia già tutto. La crisi drammaticacheattraversiamoeilsentie­ro­stretto che dobbiamo percorrere se vo­gliamo uscire da questa situazione».
Professor Reale, le Borse sono in ca­duta libera, sulle economie dell’Occi­den­te progredito soffiano venti di re­cessione e lei parla di etica.
«Vede, il cattolico ha un vantaggio for­midabile: il realismo».
Il realismo?
«Sì, il realismo. Quelle parole di Ezra Pound fotografano la malattia del nostro mondo: si è perso di vista il bene comune, si è spinto sull’acceleratore della finanza sempre più creativa, si è smarrito il contat­to con la realtà e alla fine la realtà, in qual­che modo, si vendica. L’Italia è in crisi, co­me sono in crisi gli stati Uniti».
Abbiamo vissuto, come ha detto il car­dinal Angelo Bagnasco ai microfoni di Radio anch’io, al di sopra delle no­stre possibilità?
«Esatto, il cardinal Bagnasco ha centra­to in pieno il tema. Sia chiaro: questo non vuol essere un inno al pauperismo, alla mortificazione, alla povertà».
E allora che cosa è?
«Dobbiamo riflettere seriamente sui li­miti del capitalismo. O meglio, sul capita­lismo selvaggio, per usare un’espressio­ne che rimanda al magistero di Giovanni Paolo II. Non si tratta di dare una spruzza­ta di valori sulle nostre azioni, no, dobbia­mo ca­pire che il lavoro e la ricchezza devo­no servire al servizio dell’uomo, non devo­no essere lo scopo finale. Invece, siamo andati avanti, un po’ tutti, cercando di spremere, di fare profitto per il profitto, senza porci domande, e sfruttando uomi­ni e risorse come fossero inesauribili».
Risultato?
«L’economia mondiale, spinta dalla fi­nanza selvaggia, è andata in testacoda. Coltivando una pia illusione: quella che il denaro possa generare denaro».
Invece?
«Un giornalista ha riassunto il tutto con un’immagine banale ma efficace: se io di­vido la torta in dieci fette, poi non posso re­clamare l’undicesima fetta perché non c’è».
È quello che ha detto Bagnasco?
«Sì, oggi siamo in questa situazione. Inutile girarci intorno: il capitalismo sel­vaggio è convinto che le fette siano undi­ci, dodici, tredici, ma non può essere così. Esistono dei limiti, soprattutto la torta va rivista nel suo insieme. Quando Wojtyla tuonava contro il capitalismo selvaggio si riferiva proprio a questo. Dobbiamo pesa­re le risorse, i bisogni, gli equilibri e gli squilibri, le aspettative. Se si tiene conto della complessità dell’uomo, allora l’eco­nomia mondiale supererà la crisi».
D’accordo, ma in concreto?
«Gliel’ho detto: dobbiamo considerare tutti i fattori in gioco, non solo il profitto. È un discorso generale e individuale. È un tema che si capisce meglio se si introduce il concetto di responsabilità. Ecco, siamo responsabili di quel che facciamo: di co­me gestiamo le aziende, di come impie­ghiamo le risorse, di come lavoriamo, dell’ onestà e della lealtà che a tutti i livelli met­tiamo nelle nostre azioni».
Come cittadini, ci ricorda Bagnasco, dobbiamo pagare le tasse.
«Certo. Molti invece, per il discorso che facevamo prima, si chiamano fuori e più o meno se la cavano così: “Io guadagno po­co e quindi non devo dare niente allo Sta­to, io sono artefice delle mie fortune e quindi me le tengo per me”.Mi spiace,ma non è così: chi ha poco dia in proporzio­ne, ma non può pensare di sganciarsi; co­sì chi ha molto deve dare, naturalmente sempre secondo un criterio di ragionevo­lezza. E qui, se mi permette, vorrei fare un piccolo esempio personale».
Prego.
«Io ho ottant’anni, non insegno più all’ università, ma scrivo libri, faccio confe­renze, vado sempre in giro. Bene, il 61 per cento dei miei guadagni finisce nelle cas­se dello Stato. Questo mi sembra troppo e lo dico pacatamente senza voler innesca­re polemiche. Ho la mia pensione, sto be­ne, non mi lamento, devo imparare anch’ io a vivere in linea con le risorse a disposi­zione. Però...».
Però?
«Però ancora una volta ha ragione il pre­sidente della Conferenza episcopale ita­l­iana quando invita i politici a mettere fuo­ri la testa dal guscio, a recuperare il rappor­to con la gente, a farla finita con certi privi­legi che scandalizzano l’opinione pubbli­ca.
Come vede, siamo sempre allo stesso punto: la finanza non basta alla finanza, l’economia non basta all’economia, la po­litica non basta alla politica».
Non esiste l’economia cattiva?
«No, esistono gli uomini. E gli uomini agiscono: fanno bene oppure sbagliano. Ricreiamo gli uomini e avremo sorprese positive anche per quel che riguarda il li­stino delle Borse e il pil mondiale».