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 2011  agosto 20 Sabato calendario

Gollum, King Kong e Caesar. Ecco chi è l’attore famoso di cui non si conosce il volto - Ha fatto grandi film di succes­so, ma nessuno sa che faccia ab­bia

Gollum, King Kong e Caesar. Ecco chi è l’attore famoso di cui non si conosce il volto - Ha fatto grandi film di succes­so, ma nessuno sa che faccia ab­bia. Perché Andy Serkis è stato Gollum (il mostriciattolo del Si­gnore degli anelli ) e King Kong (nella versione di Peter Jackson), personaggi famosissimi. E ora che il cinema si è consegnato, ma­ni e piedi, alla tecnologia degli ef­fetti speciali, anche lui reclama la sua parte di gloria perché con i trucchi digitali ci sa fare. Ma è così importante, mentre ancora so­gniamo la smorfia di Bogart e il broncio di Brando, che uno, zep­po di elettrodi verdi, si piazzi da­vanti a parecchie telecamere, di­ventando uno scimmione gigan­tesco che spacca tutto, a seconda di dove va il mercato? Stando al quarantesettenne Serkis, inter­pre­te londinese che in questi gior­ni sta lanciando nei paesi anglofo­ni L’alba del pianeta delle scim­mie (dal 23 settembre nelle no­stre sale), pare proprio di sì. Tra l’altro, lui,nel nuovo film dell’an­tica serie Pianeta delle scimmie (premio Oscar, nel 1968, al britan­nico Roddy McDowell, semplice­mente travestito da gorilla pelo­so), fa la parte del leone. Cioè del­lo scimmione Caesar, figlio d’una mamma-cavia, curata dal morbo di Alzheimer con certe medicine, che hanno reso Caesar un prima­te dall’intelligenza profonda. Tant’è che guiderà la violenta ri­volta delle scimmie, oppresse dal­la razza umana. E proprio come il quadrumane del fantascientifico film, Andy si ribella. Non ci sta, in­somma, a restare nelle retrovie della «motion-capture», quello speciale modo di muoversi, in­dossando una tuta cosparsa di sensori, creato apposta per cattu­rare ogni più piccola mossa da ri­levare al computer. Forse Serkis verrà ricordato per­ché è stato il primo a reclamare un Oscar per la sua interpretazio­ne, mezzo umana e mezzo digita­­le, di Gollum, mostro schizoide della trilogia di Peter Jackson. Vecchi e giovani, in effetti, impaz­zirono per quel viscidone bian­chiccio che sibilava «Il mio tessso­rooo », però Hollywood non è pronta a creare una nuova catego­ria di premiandi. Fu notevole, un paio d’anni fa, l’impuntatura di Al Pacino, che parlò espressa­mente ( e sprezzantemente) di «at­tori con l’aiutino del computer». Quindi, niente Oscar. E giù pisto­lotti. «Voglio più rispetto. O alme­no lo stesso rispetto tributato agli attori ’normali’. Lo so, il mio tipo di performance è ancora misco­nosciuto. Dieci anni nelle retro­vie, per sentirmi dire: ’Ah, tu eri la voce di Gollum?’, oppure: ’Dav­vero hai fatto i movimenti di King Kong?’. È frustrante. Perché io faccio l’attore: io recito», ha di­chiarato la star digitale al DailyTe­legraph . Frustrazione a parte, magari è strategia promozionale: L’alba del pianeta delle scimmie , regia di Rupert Wyatt e cast interessante (Freida Pinto e James Franco), punta a diventare blockbuster estivo. Non pago della sua vi­sibilità come inter­prete di videogio­chi e, adesso, an­che come regista di seconda unità di The Hobbit ( re­gia ancora di Pe­ter Jackson), Se­rkis s’è sfogato an­che con la BBC. Fre­gandosene del fatto che gli hollywooditi lo reputano un «CGI» (Computer Generated Image, cioè un’immagine creata al computer), lui tiene il punto. «L’unico modo in cui possiamo far vivere King Kong, o Caesar, è il trucco digitale. Non conosco un altro modo per fare l’attore e, del resto,ho studiato per mesi l’anda­tura degli scimpanzé », ha spiega­to, dilungandosi sui «contenuti emotivi di queste performances, che vivono e muoiono, di quanto gli attori mettono nel ruolo, sul set». Questione di pixel? No: que­stione di cuore, ribatte Andy, fie­ro del suo lavoro. Non si tratta, in sostanza, d’indossare una tuta di latex, cospargersi di gelatina e ba­d­are che tutti i sensori siano al po­sto loro, pure dove non batte mai il sole. Qui è in gioco l’anima e la computergrafica pare seconda­ria. Visto che Andy è stato recluta­to da Spielberg per Tintin , battere il ferro finché è caldo gli convie­ne.