Giovanni Lantini, il Fatto Quotidiano 20/8/2011, 20 agosto 2011
UN PO’ PSICOLOGO, UN PO’ STREGONE. UNA GIORNATA IN BORSA QUANDO TUTTO VA MALE
Ora come ora l’unica cosa che posso prevedere è un boom dei divorzi per settembre ottobre. Con tutti questi mariti che passano le giornate di vacanza incollati ai telefonini per chiamarci e seguire le Borse invece di occuparsi delle mogli”. Insomma, con questi chiari di luna si fa sempre più dura la vita degli operatori di borsa della City: un po’ consulenti, un po’ stregoni, un po’ spie e ora, anche un po’ psicologi, ma senza mai dover perdere di vista la parola d’ordine: mantenere la calma. “Quello che cerco sempre di spiegare ai miei clienti che si fanno prendere dal panico in momenti come questo–, racconta un operatore di Borsa italiano al Fatto Quotidiano - è che il mercato sale con le scale e scende con l’ascensore. Nel secondo caso, mentre si passa dal decimo al settimo piano la sensazione predominante è l’ebbrezza per l’arrivo di un’opportunità di acquisto a buon mercato. Ma se la discesa prosegue fino al sesto piano iniziano ad arrivare i primi dubbi e da lì in giù non si può fare altro che abbandonarsi all’agnosticismo”. E, quindi, cercare di trasmetterlo al cliente impegnato a preservare patrimonio e coronarie, anche ora che i flussi del mercato sono notevolmente diminuiti rispetto alle prime due settimane di agosto, ma la discesa non si è arrestata, anzi. “È normale: prima era la protezione dal rischio a farla da padrone, oggi è la mancanza assoluta di compratori. La frase che circola di più nelle sale è “non lo so”: stiamo cercando di capire se siamo davvero in recessione come dicono i dati macro e, quindi, se dobbiamo aggiustare le stime su utili e prezzi dei titoli. Di solito noi parliamo con gli analisti e le società, ma oggi con loro non ci vuole parlare più nessuno”.
E quindi come funziona la giornata?
“Arrivo in ufficio alle 6.10 e studio. Alle 6.45 c’è la riunione di piano, poi chiamo i clienti e faccio delle proposte operative. In questi giorni di cataclisma, però, lo studio si riduce a una conta dei morti sul campo, del resto nessuno vuole comprare, quindi stiamo tutti lì a guardare quale sarà il prossimo a cadere o il dato negativo che provocherà l’ennesimo terremoto”.
Nessun brivido?
“Più che altro c’è il fatto che il ruolo che piace di più è quello del compratore, anche perché è più facile che vendere e poi se il mercato sale ci guadagniamo tutti, ma oggi nonostante i prezzi siano molto attraenti è impossibile convincere il cliente a comprare”.
Ma non è che siete voi operatori a influenzarvi l’uno
con l’altro?
“Beh, sì. Funziona così, almeno per me che ho il privilegio di non investire soldi, ma di fare solo da intermediario: i clienti stanno sono lì seduti in ufficio e prima di prendere una decisione vogliono sapere cosa fanno gli altri, come si muove la nostra sala operativa e cosa pensa e fa il resto del mondo”.
Ma sono già tornati tutti in città?
“La metà sì, gli altri chiamano dalle ferie: il nervosismo è alle stelle, vivono attaccati al telefono. Giovedì uno mi ha chiamato quattro volte in coincidenza con i primi crolli della Borsa. Poi non l’ho più sentito e ho temuto per la sua salute. Del resto non è facile, con tutti quei soldi persi anche chi era normalmente e cortese sta perdendo le staffe. Sempre giovedì nella furia di vendere un cliente mi fa: “vendimi pure questa...” Beh ci credi: era l’unico titolo che poi è salito. Si sarà mangiato le mani, poveretto. Ormai siamo nelle mani della fortuna … o della sfiga!”.
E il ruolo della politica nella gestione della crisi...
“La politica in generale ha un peso del 70 per cento sulle nostre decisioni, contro il precedente 30. Mi riferisco al Brasile, agli Stati Uniti, alla Merkel e Sarkozy. Non certo alla politica italiana, che qui consideriamo uno scherzo, un bicchier d’acqua nel mare”.
Quindi se la manovra salta non ve ne frega niente?
“No, la manovra è importantissima e sta pesando molto il fatto che l’Italia e, quindi le sue aziende, abbiano una crescita inferiore a quella degli altri Paesi, ma non è nient’altro che il frutto del degrado e della malagestione che dura da troppi anni”.