Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Lunedì prossimo, 19 marzo, saranno quattro anni che gli americani fanno la guerra in Iraq. Quel giorno cominciarono i bombardamenti di Bagdad. Poche ore dopo i marines varcarono il confine meridionale del Paese, dirigendosi verso Bassora. In un mese sarebbero arrivati a Bagdad.
• Lei ieri ha prima descritto una situazione disperata e poi ha detto che gli americani non se ne possono andare e che il bilancio della guerra non è completamente fallimentare.
Sa perché nel 1991, dopo aver cacciato Saddam dal Kuwait, gli americani si fermarono e non lo andarono a prendere nella capitale? Perché Saddam, comunque, teneva unito il paese, impediva cioè che curdi, sunniti e sciiti e relative sotto-tribù si scannassero tra loro. Li massacrava, ma li teneva a bada. Il presidente del 1990-91, quello che, dopo aver vinto, lasciò perdere, era Bush padre. Il figlio ha visto adesso quanto quella decisione – contestatissima all’epoca (al mott «già che c’eri...») – fosse sensata. Gli americani non se ne possono andare, adesso, perché la guerra civile sarebbe immediata, con relativo scannamento generale e travolgimento delle istituzioni appena messe in piedi. Gli americani devono restare per forza.
• E gli aspetti positivi sarebbero...?
Beh, intanto le istituzioni democratiche – fragili quanto si vuole – esistono. Esiste cioè un posto dove curdi, sciiti e sunniti possono discutere. Magari discutono e da qualche altra parte si fanno reciprocamente la festa. Però discutono e questo, considerando il passato, è un passo enorme. Inoltre, fino a ieri, il solo paese democratico in Medio oriente – democratico nel senso che noi diamo a questa parola – era Israele, non a caso nemico di tutti. Si deve tenere conto che il Medio Oriente – comprendendo in questa parola anche i paesi dell’Africa bianca come Egitto, Marocco, Algeria, Libia – è un immenso territorio retto da dittatori implacabili che non hanno nessuna intenzione di mollare. Guardi il più moderno di questi paesi, cioè l’Egitt a parte i dissidenti in carcere, per candidarsi alle elezioni bisogna avere l’approvazione di un Parlamento dove il partito di Mubarak ha il 95 per cento dei seggi! In un’area così, l’esistenza di un posto dove si svolgono elezioni regolari è uno scandalo. Discorso che vale anche per l’Afghanistan, dove si è pure votato grazie alla presenza occidentale.
• Che se ne fanno delle istituzioni democratiche paesi organizzati ancora per tribù?
Più resistono, queste istituzioni, e più risulteranno utili. L’altro giorno, a Bagdad, il consiglio dei ministri ha varato una legge sugli idrocarburi estremamente equilibrata e giusta: le estrazioni di petrolio e di gas sono state poste sotto il controllo federale e si è stabilito che i ricavi dalle vendite saranno distribuiti in ciascuna provincia in proporzione al numero di abitanti. Tenga conto che i giacimenti più ricchi stanno nelle aree dove la popolazione è sciita o curda: dunque la legge non discrimina la minoranza sunnita. Legge tanto più notevole perché l’odiato Saddam era proprio sunnita ed è accusato (a ragione) di aver derubato proprio sciiti e curdi.
• Non so come faranno a estrarre e distribuire, col terrorismo che dà persino fuoco ai pozzi.
Ha ragione, e infatti i qaedisti si sono concentrati nella provincia di Anbar, dove sono stati scoperti nuovi, ricchi giacimenti. La partita infatti è proprio questa: man mano che le condizioni materiali degli iracheni miglioreranno, gli spazi per i terroristi si ridurranno.
• Gli americani – e gli occidentali – non sono sempre odiati?
Io ho l’impressione che il clima, sia pure leggermente, sia migliorato. Intanto, ha avuto ricadute positive il fatto che Bish abbia deciso di aumentare il numero di soldati: gli iracheni hanno capito che gli Stati Uniti non hanno nessuna intenzione di andarsene. Robert Kagan dice che gli iracheni pacifici, sapendo che gli americani non se ne andranno, hanno ricominciato a collaborare con l’Intelligence, cioè a dar notizie. Brian Williams, della Nbc, è andato a Ramadi e ha trovato una città sorprendentemente tranquilla. I funzionari corrotti sono stati tutti allontanati. La nuova strategia Usa – dice – sembrerebbe questa: «uscire, decentralizzare, andare nei quartieri, trovare appigli, dire al nemico siamo qua e avviare un dialogo con la popolazione locale». Potrebbe anche risultare vincente. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 17/3/2007]
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