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 2007  marzo 17 Sabato calendario

MILANO

Piccolo è bello: lo slogan, coniato molti anni fa per testimoniare la dinamicità e la capacità di fare profitti delle piccole e medie imprese italiane, sembra ora tornare di attualità. Ma, a giudicare dai protagonisti, si tratta di un ritorno assolutamente inaspettato.
Sì, perché riguarda un settore, quello del credito, che sta marciando in tutt’altra direzione. Da qualche anno infatti (e non solo in Italia) le banche non fanno altro che aggregarsi, dando vita a realtà sempre più grandi e internazionali. Una corsa verso il gigantismo giustificata da ragioni di prestigio e dalla ricerca di economie di scala. Ma davvero la dimensione è determinante per migliorare l’efficienza e tagliare i costi di gestione? Uno studio di Lecg Consulting Italy, società italiana dell’omonimo gruppo Usa operante nella consulenza strategica e finanziaria, dimostra esattamente il contrario. E cioè che negli ultimi cinque anni l’andamento della raccolta e degli impieghi, vale a dire le due voci fondamentali dell’attività bancaria, ha premiato soprattutto gli istituti più piccoli rispetto a quelli più grandi. Anzi, più la dimensione è minore e più i progressi – in termini percentuali – sono stati maggiori.
Cominciamo dall’esame della raccolta. Secondo la ricerca di Lecg, negli anni dal 2000 al 2006 i depositi delle banche italiane sono cresciuti a ritmi regolari e non solo per un semplice adeguamento all’inflazione. Ma, se nelle banche classificate come «maggiori e grandi» l’incremento è stato mediamente del 5,2%, cioè in una misura poco più che fisiologica, in quelle di medie dimensioni la crescita è stata del 7,2%. Infine, e qui sta la vera sorpresa, è fra le «piccole e minori» che si è realizzato il balzo più elevato: il progresso infatti in questo caso è stato del 9,8%.
Non molto diversa la situazione se si passa a considerare l’andamento degli impieghi. Pur con numeri leggermente diversi, anche in questo caso i risultati migliori li hanno ottenuti i piccoli istituti di credito rispetto a quelli più grandi. Il tasso di crescita annuo composto dei prestiti concessi è pari infatti soltanto al 3,2% se ci si limita a considerare le banche maggiori, mentre l’incremento è addirittura a due cifre se si prendono in esame le realtà aziendali di dimensioni più ridotte (anche se non c’è grande differenza tra medie e piccole: rispettivamente +11,4% e +11,8%).
La rivincita delle mini-banche viene anche messa in evidenza, sempre secondo i ricercatori di Lecg, «dall’incremento del numero di sportelli registrato per il sistema del credito cooperativo (+4%), che rappresenta il localismo per sua natura». E proprio fra le banche cooperative si registra la maggiore «natalità» di nuove iniziative. Dal gennaio 2000 al marzo 2006, ricorda ancora lo studio, «sono state concesse 37 autorizzazioni a banche definite locali», mentre altre sette sono in progetto. Ebbene, di queste, il 50% riguarda istituti di credito cooperativo. Inoltre, «un terzo delle iniziative ha sede nel Sud», dove «si sviluppano intorno a contesti imprenditoriali locali». Certo, avverte lo studio, le nuove banche «non sempre sono state in grado di raggiungere obiettivi di redditività adeguati e ad avere successo nel medio termine», ma «confermano l’esistenza di una esigenza latente e una domanda non soddisfatta dall’attuale sistema bancario italiano».
Peccato che, conclude la Lecg, «le nuove iniziative non raggiungono facilmente il