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 2007  marzo 17 Sabato calendario

Lorenza Indovina non è una diva, né una stellina e neppure un nome che messo in cartellone fa accorrere il pubblico

Lorenza Indovina non è una diva, né una stellina e neppure un nome che messo in cartellone fa accorrere il pubblico. E’ un’attrice. Una che sa recitare e recita: a cinema, in teatro, in tv. «Anche se oggi significa poco perché lo fanno tutte e mi sorprendo perché in teatro, senza forza e senza tecnica, come lo reggi un testo?». Potrebbe esserlo, una da copertina, se solo avesse sfruttato la sua vita privata, nota, ma tenuta in disparte, con discrezione. E’ figlia, infatti, del regista Franco Indovina, compagno allora della principessa Soraya diretto da lui nel film I tre volti, precipitato con l’aereo che l’avrebbe portato da Roma a Palermo, per andare a votare, nel 1972, quando lei aveva sei anni. Ed è moglie di Niccolò Ammaniti, uno dei giovani scrittori italiani più famosi, conosciuto a una cena, proprio mentre Salvatores stava cominciando a girare Io non ho paura, tratto da un suo racconto lungo. Nessun fotografo, però, ha mai inseguito la coppia. Che fate, non uscite mai? Ride. «Basta non andare dove si corre il rischio di una paparazzata». A unirli, lui che scrive e lei che recita, la passione comune per il cinema e i documentari visti e rivisti con attenzione, quella per la musica, tutta, quella per i videogiochi su cui lei passa le ore, i viaggi. «In fondo è sempre la stessa cosa: ci piacciono i racconti. A me interpretarli, a lui inventarli. E guardare il mondo». Su Raiuno, Lorenza Indovina arriva, lunedì e martedì, con Il segreto di Arianna prodotto da Sergio Silva, il padre di La Piovra, protagonista assoluta di questo giallo psicologico. «Mi sono sempre permessa di scegliere: è il mio lusso. A convincermi, stavolta, il dramma di una donna che abbandona la figlia alla nascita, stravolta da un dolore troppo grande. L’abbandono è un tema che mi riguarda: dopo mio padre ho perso anche mia madre, prestissimo. E poi mi sembra utile parlarne perché le donne che oggi, nonostante la legge le tuteli, lasciano in strada i loro neonati, imparino a vincere la vergogna». E’ una ragazza di quarant’anni Lorenza Indovina, con sandali zeppati rosso fuoco e occhi straordinari che luccicano forte. «Sono gli occhi di mio padre, lo so. Mi sono serviti a cominciare la carriera perché è con gli occhi che si recita non con il naso all’insù o il sedere all’aria». Destinata a fare l’architetto, a poco più di vent’anni, avendo scoperto in vacanza che su un palcoscenico le passava il dolore che aveva dentro, lasciò Milano per venire a Roma a studiare all’Accademia. «Evidentemente c’era qualcosa dentro che mi tentava anche se di mio padre non ho ricordi. L’ho conosciuto attraverso le parole degli altri, sul set di La tregua di Francesco Rosi. Me ne parlavano tutti. Un tecnico sosteneva di aver avuto da lui i numeri in sogno e aver pure vinto. Non l’ho mai neanche sognato». Il grande successo ancora non l’ha avuto, ma la cosa non sembra interessarle troppo. Meglio lavorare su progetti mirati, magari in ruoli piccoli. «Il consumismo sta bruciando la professione: si brilla e si scompare. Non mi piace». Tra i film che ha interpretato cita Un amore di Tavarelli che le ha dato molti premi e Almost blu di Alex Infascelli, mentre per la tv ricorda Non parlo più su Rita Atria, la confidente di Borsellino che s’uccise dopo la sua morte, una Piovra con Raoul Bova, il Padre Pio di Carlei. Adesso, per la seconda stagione, è in giro con Giulio Scarpati a recitare Una storia d’amore da Checov. «Mi piace, ma mi mancano le mie serate al cinema con Niccolò». Il film italiano che più ha amato? «Quello di Tornatore La sconosciuta. Visto in sala, con la gente, perché alle anteprime non andiamo: vogliamo pagare il biglietto».