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 2007  marzo 17 Sabato calendario

INDOVINA

INDOVINA Lorenza Roma 25 luglio 1966. Attrice . «[...] non è una diva, né una stellina e neppure un nome che messo in cartellone fa accorrere il pubblico. un’attrice. Una che sa recitare e recita: a cinema, in teatro, in tv. ”Anche se oggi significa poco perché lo fanno tutte e mi sorprendo perché in teatro, senza forza e senza tecnica, come lo reggi un testo?”. Potrebbe esserlo, una da copertina, se solo avesse sfruttato la sua vita privata, nota, ma tenuta in disparte, con discrezione. figlia, infatti, del regista Franco Indovina, compagno allora della principessa Soraya diretto da lui nel film I tre volti, precipitato con l’aereo che l’avrebbe portato da Roma a Palermo, per andare a votare, nel 1972, quando lei aveva sei anni. Ed è moglie di Niccolò Ammaniti, uno dei giovani scrittori italiani più famosi, conosciuto a una cena, proprio mentre Salvatores stava cominciando a girare Io non ho paura, tratto da un suo racconto lungo. Nessun fotografo, però, ha mai inseguito la coppia. [...] A unirli, lui che scrive e lei che recita, la passione comune per il cinema e i documentari visti e rivisti con attenzione, quella per la musica, tutta, quella per i videogiochi su cui lei passa le ore, i viaggi. ”In fondo è sempre la stessa cosa: ci piacciono i racconti. A me interpretarli, a lui inventarli. E guardare il mondo [...] Mi sono sempre permessa di scegliere: è il mio lusso. [...]” [...] occhi straordinari che luccicano forte. ”Sono gli occhi di mio padre, lo so. Mi sono serviti a cominciare la carriera perché è con gli occhi che si recita non con il naso all’insù o il sedere all’aria”. Destinata a fare l’architetto, a poco più di vent’anni, avendo scoperto in vacanza che su un palcoscenico le passava il dolore che aveva dentro, lasciò Milano per venire a Roma a studiare all’Accademia. ”Evidentemente c’era qualcosa dentro che mi tentava anche se di mio padre non ho ricordi. L’ho conosciuto attraverso le parole degli altri, sul set di La tregua di Francesco Rosi. Me ne parlavano tutti. Un tecnico sosteneva di aver avuto da lui i numeri in sogno e aver pure vinto. Non l’ho mai neanche sognato”. Il grande successo ancora non l’ha avuto, ma la cosa non sembra interessarle troppo. Meglio lavorare su progetti mirati, magari in ruoli piccoli. ”Il consumismo sta bruciando la professione: si brilla e si scompare. Non mi piace”. Tra i film che ha interpretato cita Un amore di Tavarelli che le ha dato molti premi e Almost blu di Alex Infascelli, mentre per la tv ricorda Non parlo più su Rita Atria, la confidente di Borsellino che s’uccise dopo la sua morte, una Piovra con Raoul Bova, il Padre Pio di Carlei. [...]» (Simonetta Robiony, ”La Stampa” 17/3/2007).