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 2007  marzo 17 Sabato calendario

APERTURA FOGLIO DEI FOGLI 19 MARZO 2007

Allora Tronchetti Provera alla fine la vende, Telecom?
«Lunedì scorso ha fatto sapere che è pronto a cedere Olimpia, società di cui possiede l’80% (il resto è di Benetton) e attraverso la quale controlla il 18% del primo operatore telefonico italiano. [1] Subito si sono scatenate le solite invocazioni: che le banche intervengano a difesa dell’italianità! [2] Deve sapere che Olimpia ha in carico le azioni Telecom a 3 euro, dunque per l’80% vorrebbe 3,52 miliardi. Il problema è che sul mercato quelle azioni si comprano introno a 2 euro e 10 centesimi. [3] Sa che le dico? Per capirci qualcosa bisognera aspettare il 27 marzo, quando al Senato ci sarà il voto sul rifinanziamento della missione in Afghanistan». [4]

Questa è bella: cosa c’entra l’Afghanistan?
«Quel giorno si capiranno gli equilibri e i rapporti di potere all’interno del governo Prodi. Come le ho detto al momento il più probabile acquirente delle quota Pirelli in Telecom, di certo l’unico candidato italiano, sono le banche, e dietro il loro intervento è impossibile non vedere l’influenza della politica e in particolare i rapporti tra Romano Prodi da una parte e i Ds dall’altra. Perché, se non l’avesse capito, nel caso Telecom il mondo del credito avrebbe preferito non entrarci proprio». [4]

Sta messa così male la Telecom?
«Non è proprio con l’acqua alla gola, però basta leggere il bilancio Pirelli presentato la settimana scorsa agli investitori per capire che devono venderla, e pure alla svelta. Le azioni erano state acquistate nel 2001 pagandole 4,175 euro e questo ha prodotto un buco da 2,1 miliardi tappato solo in parte vendendo la divisione Pneumatici e la partecipazione in Capitalia. Senza il salasso Telecom, l’utile sarebbe cresciuto dai 350 milioni del 2005 a circa 473 milioni. Insomma, senza Telecom la Pirelli è un’azienda che cresce». [5]

E allora perché il governo vuole appioppare alla banche ”sto bidone?
«Si sarà accorto che l’Italia negli ultimi anni è diventata grande consumatrice di prodotti costruiti nel nostro paese ma progettati all’estero. Salvo rare eccezioni, i centri decisionali delle multinazionali non sono in Italia. Questo vale anche nel settore delle telecomunicazioni: all’inizio era tutto italiano (Telecom e Tim) e pubblico. Poi è arrivata Omnitel (prima De Benedetti, poi Colaninno) e poco dopo Wind. Poi è scoppiato il caos: Telecom è stata privatizzata malamente - all’epoca le banche fecero le schizzinose - è divenuta terra di conquista e strada facendo si è caricata di debiti visto che i vari padroni che la conquistavano le scaricavano addosso i debiti fatti per la scalata. Intanto però Omnitel è finita in mani inglesi (buone); Wind in mani egiziane (misteriose), Fastweb (la più tecnologica del gruppo), è notizia di questi giorni, rischia di finire in mani svizzere. Pubbliche, visto che la Confederazione gli affari li sa fare. A difendere l’italianità sono rimaste Tiscali (idea geniale) e Telecom, la cui rete è un monopolio naturale che sarebbe pericoloso privatizzare». [6]

Capisco, ma alle banche chi glielo fa fare?
«In effetti non c’è nessun rischio di crack come nel momento più buio della Fiat, nessun dissesto organizzato come quello che portò alle macerie del caso Parmalat, tutto è mosso dalla necessità di sbarazzarsi di un’azionista che - sostiene lo stesso Tronchetti - ha il solo torto di essere inviso alla maggioranza di governo. Insomma, è innegabile che le banche rispondano a istanze superiori rispetto a quelle del loro puro interesse di bilancio. Qualcuno - penso a Corrado Passera venerdì a Cernobbio - ha teorizzato quella che a molti è parsa una difesa preventiva del probabile intervento di Intesa-Sanpaolo in Telecom: ”Contribuire a tenere in Italia aziende, competenze e professionalità non è cosa da vergognarsi”». [4]

Davvero il governo vuol far fuori Tronchetti Provera?
«Riepiloghiamo brevemente gli ultimi avvenimenti. Dopo settimane di dure campagne di stampa contro la Telecom scoppia agli inizi di settembre il caso Rovati (la proposta di ripubblicizzare la rete telefonica su iniziativa del consigliere economico del presidente Prodi). Passa solo qualche giorno e parte alla grande l’inchiesta giudiziaria sulle intercettazioni illegali del gruppo Tavaroli e compagni responsabili della sicurezza Telecom. Tronchetti Provera si dimette il 15 settembre e chi lo sostituisce? Guido Rossi, uno dei più autorevoli avvocati societari. Grande stampa, procura, Guido Rossi. Un trittico visto più volte all’opera in questi anni». [7]

Insinua?
«Negli ultimi tre mesi la gestione di Guido Rossi alla guida di Telecom ha fatto perdere al titolo oltre il 7 per cento del suo valore. Nello stesso periodo le azioni della spagnola Telefonica hanno guadagnato oltre il 15 per cento. A conclusione di questo periodo Rossi e i suoi più stretti collaboratori hanno presentato un piano industriale nel quale, tra le altre cose, hanno rifiutato la trattativa con Telefonica avviata da Tronchetti Provera. inutile dire che all’alleanza con Telefonica il management di Telecom non ha proposto alcuna altra alternativa. Per dirla in maniera semplice e brutale, sembra emergere l’obiettivo di ”deprimere” Telecom e i suoi corsi azionari per mettere in difficoltà il suo azionista di riferimento costringendolo a gettare la spugna. Questa non è fantaeconomia, ma solo un’attenta registrazione dei comportamenti dei vertici di Telecom». [7]

Insomma, questo Passera si compra Telecom per fare un piacere al governo?
« una faccenda un po’ più complicata. Passera è l’amministratore delegato di Intesa, il cui presidente è Giovanni Bazoli, banchiere stimatissimo da Prodi al quale, nei giorni dello scontro con il premier, Tronchetti Provera spedì (a lui, non a Prodi) un promemoria con la sua versione della vicenda. [8] C’è insomma un asse Prodi-Bazoli al quale si contrappone, in quale ordine d’importanza non è chiaro, un altro asse che va da D’Alema a Berlusconi passando per Geronzi. Secondo molte interpretazioni alla fin fine è a questo che stiamo assistendo: all’inizio c’era una regia comune di Bazoli e Geronzi, e dunque di Prodi e D’Alema, poi sarebbe subentrato una competizione più accesa per il primato nell’operazione Telecom». [4]

E Geronzi chi sarebbe?
«Cesare Geronzi, presidente di Capitalia, è il personaggio-chiave di questa vicenda: Capitalia è azionista (1,56%) del patto Pirelli assieme a Intesa Sanpaolo (1,56%) e Mediobanca (4,45%), di cui è uno dei due soci forti (9,6%). Conosce bene da almeno due anni Guido Rossi grazie a Vittorio Ripa di Meana, presidente del patto che governa Capitalia, avvocato influente che li ha messi in contatto ai tempi della scalata di Stefano Ricucci alla Rcs (al Corriere della Sera). in ottimi rapporti con l’Ulivo - in particolare con Massimo D’Alema - ma anche con Silvio Berlusconi la cui Fininvest sta nel patto di Capitalia. Sarebbe stato lui a convincere Tronchetti che era il momento di passare la mano. [9] Venerdì s’è saputo che la procura di Parma ne ha chiesto il rinvio a giudizio per la vicenda Eurolat (l’acquisto da parte della Parmalat di Calisto Tanzi della centrale del latte di Roma di proprietà di Sergio Cragnotti). Il reato che si profila è concorso in bancarotta fraudolenta. [10] Era una decisione scontata e non avrà effetti di breve periodo. Ma certo, in un momento come questo, si presta anche ad interpretazioni più ampie». [4]

Allora Tronchetti potrà scegliere tra due offerte?
«I piani messi nero su bianco sarebbero due: uno di Mediobanca in cordata con Capitalia e Generali e uno di Intesa Sanpaolo. Tra i due piani c’è una differenza di prezzo: Mediobanca & Co offrirebbero a Pirelli 2,6-2,7 euro ad azione, la Superbanca si spingerebbe fino a 2,8. Entrambi i piani sono concepiti come operazioni-ponte in attesa che entri un socio industriale. [11]
E comunque si potrebbe trovare una sintesi e arrivare alla supercordata. I due piani restano divisi perchè Mediobanca e Intesa Sanpaolo continuano a non dialogare e latita un mediatore che li faccia sedere attorno a un tavolo, ma considerando un esborso per l’80% di Olimpia quantificabile in 3 miliardi, non pare impossibile per 6-7 banche dare il via alla trattativa finale con Tronchetti. [12] Il tempo però stringe, e la partita va chiusa entro il 4 aprile quando dovranno essere presentate le liste per il nuovo consiglio di amministrazione eletto dall’assemblea del 16 che dovrà guidare il gruppo insieme a Guido Rossi». [13]

 una cosa importante?
«A quel punto è possibile che, a parte il presidente Guido Rossi, considerato una garanzia dal governo e da tutto il sistema bancario, il management possa essere messo in discussione. Lo scenario peggiore si verrebbe a manifestare nel caso l’accordo sul prezzo tra le banche e Pirelli non venisse raggiunto. Se si arrivasse all’assemblea del 16 aprile con l’azionariato attuale è probabile che Olimpia presenterebbe una sua lista di consiglieri. Ma per evitare questa possibilità le banche potrebbero facilmente acquistare un 10% di azioni Telecom sul mercato che andrebbero ad aggiungersi al 5,3% già posseduto da Mediobanca e Generali trovando probabilmente pure altri alleati. Avendo Olimpia il 18% delle azioni Telecom, si tratterebbe di uno scontro all’arma bianca in assemblea che avrebbe se non altro il vantaggio, per le banche, di essere meno dispendioso. E più giustificabile di fronte ai propri azionisti. [13] Ma c’è anche il rischio che prima o poi tutti vengano messi in imbarazzo dall’arrivo di un gruppo indiano, russo o cinese pronto a mettere sul tavolo 3,2-3,3 euro per ogni azione Telecom posseduta da Pirelli». [14]

E perché dovrebbero pagare così tanto?
«Diciamo che sarebbe una sorta di ticket di ingresso in Occidente. [15] Il timore che si era diffuso nel governo di fronte alla prospettiva che Tronchetti potesse vendere alla spagnola Telefonica, diventerebbe terrore al cospetto dell’eventualità di un ingresso dei russi, dei cinesi o degli indiani. Al punto che qualcuno potrebbe essre tentato di ricorrere alla cosidetta ”golden share”, il potere speciale che avrebbe il Tesoro di bloccare un’acquirente estero sgradito. Ma è un’ipotesi che tutti escludono: tocca alla politica risolvere quella che negli ambienti di governo viene definita senza mezzi termini, una ”urgenza nazionale”». [8]