Timothy Garton Ash, la Repubblica 17/3/2007, 17 marzo 2007
TIMOTHY GARTON ASH
Esistono versioni credibili dell´Islam che siano compatibili con la democrazia liberale per come essa si è evoluta in occidente? Si può essere al contempo buoni musulmani e buoni cittadini di una società libera? Oppure l´Islam e l´occidente post-illuminista sono una contraddizione in termini?
Negli ultimi quindici giorni, mentre ero in Egitto ad esplorare questi temi assieme a musulmani e non musulmani in una società chiave del Medio Oriente, sul web è dilagato un dibattito (vedi www.signandsight.com) nell´ambito del quale alcune opinioni confuse e scellerate sono state attribuite a me. Tra l´altro mi si rimprovera di mostrare scarsa solidarietà con i "dissidenti dell´Islam" come Ayaan Hirsi Ali, dopo essermi tanto impegnato a favore dei dissidenti sotto il comunismo. un´accusa basata su un´errata interpretazione del principio di solidarietà che prevalse nella lotta contro il comunismo e che dovrebbe fare altrettanto adesso. Il principio dice: totale solidarietà nella difesa di individui ingiustamente perseguitati, totale libertà di dissentire dalle loro opinioni.
La nostra solidarietà è particolarmente importante nel caso di persone come Ayaan Hirsi Ali, che non sono tanto dissidenti dell´Islam quanto dissidenti fuori dall´Islam. Perché, come racconta nella sua nuova autobiografia, Infedele, la Ali giunse dopo un lungo e difficile percorso al momento in cui, ritta di fronte allo specchio di una stanza d´albergo in Grecia, disse ad alta voce, in somalo: «Non credo in dio». Parla quindi da atea e per questo vive ogni giorno nel pericolo di essere uccisa dai fanatici jihadisti. Un motivo per cui la solidarietà è così importante in questi casi è che il giudizio sull´apostasia è un banco di prova fondamentale per stabilire la posizione dei musulmani sulla libertà in generale. La settimana scorsa ho messo alle strette importanti esponenti della Fratellanza Musulmana al Cairo proprio su questo tema. Le loro risposte ambigue sono state tutt´altro che rassicuranti.
Non riesco a chiarire a sufficienza il concetto che ciascuno deve essere libero non solo di abbandonare o cambiare la propria religione, ma anche di propagare le sue nuove opinioni, siano esse atee, cristiane, musulmane, Baha´i o quant´altro. Nell´ambito di questo dibattito si ha il diritto (seppure non il dovere) di recare offesa, senza tema di essere perseguiti legalmente, molestati dalla polizia o minacciati di violenza da parte di estremisti. L´ho già detto molte altre volte e torno a ribadirlo. Dobbiamo difendere questa libertà strenuamente. Ma non per questo si devono condividere tutte le opinioni dell´individuo perseguitato. Si dà il caso che io dia quasi completamente ragione alla Ali riguardo a dio. Ed ha totalmente ragione sulla vergognosa inaccettabile oppressione esercitata sulle donne in alcune famiglie e comunità musulmane in Europa. Ma non le do ragione sull´Islam.
«L´Islam», disse lo scorso anno in un´intervista alla Frankfurter Allgemeine, «non è compatibile con la società liberale frutto dell´illuminismo». Molti intellettuali laici occidentali che partecipano a questo dibattito sono d´accordo. Ma alcuni intellettuali musulmani no. Credo che faremmo bene ad ascoltarli con attenzione. A parte tutto, se si discute di Islam, loro sanno di che cosa parlano.
Prendiamo Gamal al-Banna, ad esempio, che sono andato a trovare al Cairo in un appartamento buio e cavernoso tappezzato fino al soffitto di libri islamici. il fratello minore di Hassan al-Banna, fondatore della Fratellanza Musulmana. Il loro padre, un dotto imam, passò quarant´anni a catalogare circa 45.000 hadit (detti e aneddoti attribuiti a Maometto). Oggi ottantaseienne, Gamal al-Banna ha dedicato tutta la sua vita allo studio dell´Islam e dei suoi rapporti con la politica. Gamal al-Banna sostiene che «non esiste contraddizione tra la libertà totale di pensiero e religione» e che «l´Islam non si arroga il monopolio della saggezza». Quanto all´apostasia:
Il musulmano ha il diritto di allontanarsi dall´Islam. I versetti del Corano sono molto espliciti a riguardo: «Non vi è costrizione nella religione» (al-Bakara, La giovenca, II, 256). Dell´allontanamento dalla religione si fa menzione almeno cinque volte nel Corano, e in nessun caso esso è legato ad una punizione. All´epoca del profeta molti si allontanarono dall´Islam, tra gli altri uno scriba del Corano. Il profeta non punì nessuno di loro.
Il detto spesso attribuito al profeta «Chiunque cambi la propria religione deve essere giustiziato» viene respinto come non autentico dall´imam Muslim, uno dei primi e più rispettati curatori di raccolte di hadit, ma l´imam al-Bukhari, un altro rispettato curatore, lo include nella sua versione. «I segni della falsificazione sono chiarissimi in quel detto», commenta al-Banna, «ed esso è in contrasto con molti versetti del Corano che confermano la libertà di fede».
Confrontate queste parole con la dichiarazione ardita ed esplicita di Ayaan Hirsi Ali in un discorso tenuto a Berlino lo scorso anno: «Credo che il profeta Maometto abbia sbagliato a dire che gli apostati devono essere uccisi». Quale di queste affermazioni rivela la più profonda conoscenza dell´Islam? Quale delle due ha più chance di essere di incoraggiamento a quei musulmani assennati che reputano di poter essere al contempo buoni musulmani e buoni cittadini di società libere?
Bisognerebbe ascoltare e sostenere i dissidenti esterni all´Islam, ex musulmani come la Ali, ma anche i dissidenti interni all´Islam come al-Banna. Egli assieme ad altri intellettuali musulmani dissidenti dissentono dalle varie posizioni conservatrici, sostenute dallo stato ed estremiste takfiri, pur restando musulmani convinti. Perché l´Islam esiste come monolito solo nell´immaginazione occidentale.
I dissidenti interni all´Islam sono una ristretta minoranza, come gli estremisti takfiri che indottrinano i terroristi suicidi. Tuttavia entrambe queste minoranze hanno la capacità di esercitare fascino sui più numerosi appartenenti alla maggioranza intermedia e soprattutto sui musulmani residenti in occidente. Quindi la voce dei dissidenti deve farsi sentire con più chiarezza. La posizione automatica di alcuni degli intellettuali impegnati nel dibattito attuale a quanto pare è la seguente: gli unici buoni musulmani sono gli ex musulmani. Essa è al contempo paternalistica e controproducente. Ovviamente noi non musulmani dobbiamo tentare di stabilire quale sia la natura dell´Islam con i limitati mezzi a nostra disposizione. Ma non c´è nulla di più grottesco e stupido dell´intellettuale laico occidentale che, senza sapere una parola di arabo e conoscendo appena la storia la filosofia o il diritto islamico, dichiara spavaldo che Gamal al-Banna è un rappresentante dell´Islam meno autentico di Sayyid Qutb o di Osama bin Laden. Meglio non essere stupidi se vogliamo restare liberi.
www.timothygartonash.com
(traduzione di Emilia Benghi)