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 2007  marzo 17 Sabato calendario

DAL NOSTRO INVIATO

CATANZARO – C’è anche un duplice omicidio tra i fatti «nuovi» sui quali, nell’ambito dell’inchiesta su finanza, turismo e sanità in Basilicata, indaga la procura di Catanzaro. il duplice omicidio di Luca Orioli e Marirosa Andreotta, «i fidanzatini di Policoro» – entrambi 21 anni – uccisi il 23 marzo 1988 a Policoro, provincia di Matera, stessa costa jonica lucana dei megavillaggi turistici al centro dell’inchiesta del pm Luigi De Magistris.
Una vicenda terribile, che si aggiunge a quelle che, secondo l’accusa, i cinque magistrati lucani indagati insabbiavano per favorire politici, banchieri e burocrati amici. Per la morte di Luca e Marirosa però, e più avanti vedremo come, è stato il gip del tribunale di Salerno, Enrico D’Auria, ad archiviare un procedimento sul pm di Matera, Vincenzo Autera, che era stato denunciato dai genitori dei ragazzi per come aveva condotto le indagini, a cominciare dalla mancata autopsia sui cadaveri.
La fine di Luca Orioli e Marirosa Andreotta è più torbida di quella di Wilma Montesi, trovata morta il 9 aprile 1953, anche lei a 21 anni, sulla spiaggia romana di Torvajanica. Come per Wilma, anche per Luca e Marirosa il retroscena del crimine, che trova conferma nell’ultima lettera scritta dalla ragazza al fidanzato, è lo stesso. Festini rosa che si colorano di nero. Personaggi potenti e ragazze che finiscono nel giro di «allegre» serate a base di sesso e droga in cui tutto è a pagamento e di allegro non c’è un bel nulla. Professionisti, avvocati, magistrati, e cocaina a fiumi. Questo è il segreto che Marirosa rivela a Luca nella sua ultima lettera. «Amore mio, spero che resterai accanto a me, anche quando ti confesserò una piccola parte di me che voglio cancellare per sempre».
Da quel momento, sono in due a sapere. Troppi. Luca e Marirosa vengono trovati morti e completamente nudi nel bagno della casa di lei, poco dopo la mezzanotte, dalla madre di Marirosa. Subito, quasi tutti sembrano aver fretta di chiudere il caso come una disgrazia. Folgorazione, per il cattivo funzionamento di uno scaldabagno. O forse no, elettrocuzione, una scarica accidentale di corrente. Sbagliano pure i periti. Quattro. Ma è soltanto dopo otto anni, nel 1996, che vengono riesumati i corpi ed eseguita l’autopsia. Le perizie precedenti vengono smentite e in un parere «pro veritate» del criminologo Francesco Bruno, ecco ciò che tutti temevano e non volevano sentir dire. «I due ragazzi – dice Bruno – sono stati prima uccisi, ci sono i segni evidenti sui loro corpi, e poi annegati nella vasca da bagno. Non era lecito per nessuno, specie se medico, immaginare cause di morte diversa».
Il caso finisce in Parlamento nel 2000 e l’allora ministro della Giustizia, Piero Fassino, dice che «la vicenda ha risentito in modo determinante dell’insufficienza degli accertamenti espletati». Ma quando i genitori si opporranno all’archiviazione, il gip di Salerno dirà che non possono farlo perché loro sono «solo» parti danneggiate, non parti offese. Già, le «parti offese», e in via definitiva, sono Luca e Marirosa. Che non possono opporsi.
Mentre l’avvocato Nicola Buccico, senatore di An, ex membro del Csm, ora indagato a Catanzaro, prima difende la famiglia di Luca e poi diventa l’avvocato del pm Autera, quello che per Luca e Marirosa chiede l’archiviazione. Ma nessuno dice niente anche sul fatto che proprio Buccico – secondo le dichiarazioni rese al pm di Potenza, Erminio Rinaldi, dalla "pentita" Maria Teresa Biasini, tutt’ora sotto protezione, e quindi ritenuta attendibile ”, insieme con l’avvocato Giuseppe Labriola, segretario provinciale di An, e a un giudice «dai capelli bianchi e gli occhi di ghiaccio» siano stati tra i protagonisti di quei festini che forse sono costati la vita ai due ragazzi. Va detto che quest’ultima vicenda è stata archiviata a Potenza poiché priva di riscontri. Ma se è così, e se la Biasini non è credibile, perché gode ancora del programma di protezione? E le intercettazioni tra una signora «molto vicina» ai ragazzi e suo nipote? In cui lei dice: «Non troveranno niente, te lo dico come una mamma. C’era qualcuno di mafioso in casa, e Luca, innocente, ha dovuto subire».
 troppo poco per dire, come fanno i genitori di Luca, che «il caso non è chiuso»? Sembra che anche il procuratore di Salerno sia orientato a chiedere di riapertura delle indagini. A Catanzaro, intanto, la storia del segreto di Luca e Marirosa è già la chiave per aprire altre stanze. Della ’ndrangheta e della massoneria.