Walter Galbiati, la Repubblica 17/3/2007, 17 marzo 2007
WALTER GALBIATI
MILANO - «Davanti al prezzo ci deve essere un 6». Suona più o meno così il testo di una e-mail spedita dal numero uno italiano di Jp Morgan, Federico Imbert, a un collaboratore nell´ambito del collocamento Saras, il discusso sbarco in Borsa della società della famiglia Moratti. E ora al vaglio della magistratura.
Un messaggio datato 10 maggio 2005 che trova pieno riscontro nel prezzo di Ipo fissato due giorni dopo proprio a 6 euro per azione. Un prezzo che rimane tale fino al 18 maggio, primo giorno di contrattazione, nonostante nel frattempo l´intero comparto dei titoli energetici, cui appartiene Saras, sia letteralmente precipitato in Borsa. Ed è stata proprio la volontà di mantenere inalterato il prezzo a procurare un salasso ai risparmiatori. L´esordio si rivelerà infatti un bagno di sangue, perché le quotazioni crolleranno in un sol giorno del 12% fino ad allineare il titolo ai multipli del settore.
Quel 6, però, ha garantito guadagni da capogiro non solo ai fratelli Moratti, ma anche a Jp Morgan, responsabile del collocamento insieme con Morgan Stanley e Caboto, la società di intermediazione mobiliare del gruppo Intesa. Massimo e Gianmarco Moratti con la vendita di parte dei loro titoli Saras hanno incassato 1,7 miliardi di euro, mentre le banche il vero affare lo hanno fatto con l´opera di stabilizzazione del titolo. Un giochetto possibile durante il collocamento solo in presenza di forti oscillazioni e che ha fruttato circa 12 milioni a testa per Jp Morgan e Morgan Stanley.
La famiglia Moratti ha concesso alle banche del consorzio un´opzione (greenshoe) per l´acquisto al prezzo di offerta di un massimo di 35 milioni di azioni da utilizzare in relazione a un eventuale over allotment e all´attività di stabilizzazione. In pratica le banche hanno venduto quei titoli agli investitori a 6 euro, ma invece di comprarli a 6 dalla famiglia, li hanno rastrellati sul mercato nei primi giorni di contrattazione a un prezzo nettamente inferiore. L´attività ha contenuto il crollo del titolo, ma non è riuscita a stabilizzarlo. Comunque ha garantito alle banche lauti guadagni. In un´altra e-mail, indirizzata il 21 maggio a Federico Imbert, si fanno i conti della stabilizzazione del titolo. Nel suo insieme il pool di banche dall´operazione ha guadagnato circa 31 milioni, di cui 12,3 milioni ciascuno per Jp Morgan e Morgan Stanley.
Un guadagno elevato che per la banca di Imbert sale a circa 28 milioni aggiungendo i ricavi incassati attraverso l´attività di private banking, e a 22 milioni di euro per Morgan Stanley aggiungendo le altre commissioni. E che le cifre poi siano elevate è confermato dal fatto che i banchieri d´affari nelle e-mail di quei giorni mettono nero su bianco il timore che la famiglia Moratti non voglia riconoscere loro, anche per l´esito disastroso della quotazione, l´ulteriore incentivo di 4 milioni di euro. Per ovviare al problema, i collaboratori di Imbert propongono almeno tre soluzioni. La prima è di insistere per pagare tutte le banche, una forma giudicata difficile da sostenere perché alla fine avrebbe lavorato solo Jp Morgan. La seconda è di pagare solo Jp Morgan, magari anche con uno sconto. E la terza è di rinunciare al pagamento dell´incentivo, ottenendo in cambio un mandato su qualche operazione straordinaria o sulla costruzione di derivati contro i rischi di raffinazione. Ovviamente allo stesso prezzo di 4 milioni di euro.