Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  marzo 17 Sabato calendario

Winston Churchill nell’epilogo della sua «Storia della Seconda Guerra Mondiale» attribuisce la sua sconfitta elettorale del luglio 1945 al voto dato dai soldati e al fatto che, essendo stato del tutto assorbito nei problemi del proseguimento della guerra e della situazione determinatasi alla fine vittoriosa del conflitto, non si era reso conto di quel che era accaduto nelle isole britanniche

Winston Churchill nell’epilogo della sua «Storia della Seconda Guerra Mondiale» attribuisce la sua sconfitta elettorale del luglio 1945 al voto dato dai soldati e al fatto che, essendo stato del tutto assorbito nei problemi del proseguimento della guerra e della situazione determinatasi alla fine vittoriosa del conflitto, non si era reso conto di quel che era accaduto nelle isole britanniche. Le chiedo quali possono essere stati i motivi che hanno indotto la maggioranza dell’esercito a votare a favore dei laburisti e quali cambiamenti erano avvenuti nelle isole britanniche senza che Churchill se ne accorgesse. Le chiedo anche se è stata una saggia scelta elettorale quella di far concludere le trattative della Conferenza di Potsdam a una delegazione laburista che, non potendo essere a perfetta conoscenza dei piani strategici di Churchill e non potendo avere il suo potere negoziale verso gli Alleati, non poteva di conseguenza ottenere le migliori condizioni per l’Inghilterra e per l’avvenire dell’Europa. Nicola Balena Cesano Boscone (Mi) Caro Balena, rispondo anzitutto alla sua ultima domanda. Winston Churchill presiedette durante la guerra un governo di unità nazionale e dette a Clement Attlee, leader del partito laburista, una carica apparentemente onorifica (Lord del Sigillo Privato) che fece di lui un vice Premier, funzione che gli venne formalmente conferita nel febbraio 1942. I laburisti vennero continuamente coinvolti nelle decisioni politiche dell’esecutivo e il loro leader fu un utile ponte tra le diverse posizioni dei due maggiori partiti britannici. Era naturale quindi che Churchill avesse con sé a Potsdam, nella delegazione britannica, il leader laburista e che il passaggio delle consegne, per molti aspetti, si facesse proprio nella città tedesca. Il vecchio Premier presiedette la delegazione britannica dal 17 al 24 luglio e il nuovo Premier ne prese la guida il 28 luglio per le ultime quattro sedute. Vale la pena di ricordare che le elezioni si erano tenute tre mesi dopo la fine della guerra, che i soldati, dovunque fossero, avevano partecipato al voto, che il nuovo governo fu costituito in meno di 48 ore e che il processo di transizione, in quel delicato momento internazionale, fu straordinariamente efficace. Confronti questi tempi a quelli della democrazia italiana, caro Balena, e si renderà conto più facilmente delle ragioni per cui l’Italia continua a rincorrere, ansimante, i suoi partner europei. Vengo alla ragione per cui Churchill perdette le elezioni. Con la giustificazione fornita nell’epilogo della sua grande opera sulla Seconda guerra mondiale, il vecchio leader volle dare la sensazione che l’impegno della guerra lo aveva distratto da altre occupazioni e che le difesa della patria era troppo importante perché egli potesse occuparsi di problemi elettorali. una spiegazione retoricamente efficace, ma insufficiente. Sin dal primo dopoguerra Churchill era noto in Gran Bretagna per le sue battaglie contro la sinistra, non soltanto comunista, e per le sue idee conservatrici. Aveva approvato i metodi bruschi dei regimi autoritari contro le agitazioni operaie di quegli anni. Aveva lodato Mussolini e dato la sensazione di comprendere le ragioni del sollevamento franchista. A questo occorre aggiungere che i laburisti si erano preparati alla conquista del potere, negli anni Trenta, con un programma riformatore, il «piano Beveridge», che prevedeva la creazione di un grande sistema assistenziale «dalla culla alla tomba». Quel piano, insieme alle nazionalizzazioni che ne furono il necessario complemento, aveva il merito di dare una risposta agli umori socialisti che i sacrifici della guerra avevano suscitato nel Paese e nelle forze armate. Non è sorprendente. Quasi tutte le guerre di massa, da quella franco- prussiana del 1870 a quelle del Novecento, hanno avuto per effetto una forte richiesta di mutamenti sociali. Churchill perdette, quindi, perché la Gran Bretagna, dopo la fine del conflitto, voleva una radicale svolta a sinistra. Se vi fossero stati allora i sondaggi che sono oggi il nostro pane quotidiano, Churchill avrebbe saputo, ancora prima di andare a Potsdam, che la partita era perduta.