Gaia Piccardi, Corriere della Sera 17/3/2007 Lettere, 17 marzo 2007
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
MELBOURNE’ Sulla buccia di banana, a Melbourne, ha messo il piede Nico Rosberg. «Le donne al volante? Impossibile: non sono abbastanza brave». Excuse me? «Ehm... Volevo dire che non hanno la forza per sopportare una guida così fisica e gli sforzi di un Gp». Cambio di marcia precipitoso, e inutile. L’editorialista di punta di The Australian, prestigioso quotidiano
aussie, si è scagliato contro Nico il conservatore, accusandolo di essere il degno figlio di suo padre Keke, alfiere dell’imperante tradizione di misoginia in Formula 1.
Il caso è aperto. E gli esempi non mancano. Eddie Irvine sostenne che le donne non fossero tagliate per la F1 perché «non hanno il make up giusto per il cervello». Geniale. E il padrone del vapore, Sir Bernie Ecclestone, un vero gentleman, ricondusse tutto a una prospettiva di business: «Be’, se arrivasse la ragazza giusta, brava, competente, bella, magari di colore, preferibilmente ebrea o musulmana, perché no?». Bingo. Ma l’uscita più maldestra spetta di diritto a Jenson baby face
Button, che interrogato sui successi di Danica Patrick nella Formula Indy, argomentò: «Danica è veloce ma non potrebbe mai guidare in F1 perché la «forza G» in curva è insopportabile. E poi, chi vorrebbe intorno nel paddock una donna una volta al mese, quella volta al mese? Inoltre una ragazza col seno grosso distrarrebbe i meccanici dal loro lavoro...». Al molto poco politically correct Jenson, ha risposto per le rime la pilota irlandese Sarah Kavanagh, ex tester di una Jaguar: «L’idea che non possiamo partecipare alle gare di F1 per colpa del ciclo mestruale non sta in piedi. Noi donne pilotiamo gli F16 e andiamo alla guerra. C’mon, smettiamola di dire cavolate!».
Siamo punto e a capo. Donne e motori, gioie e dolori. Il vecchio retaggio non tramonta a dispetto delle signore che hanno avuto il privilegio di mettere le mani su un volante di F1. Maria Teresa de Filippis nel ’58 si piazzò decima a Spa. Lella Lombardi nel ’75 arrivò sesta in Spagna ottenendo mezzo punto. I suoi sponsor erano Shell e Lavazza, due marchi che ancora oggi trarrebbero enorme vantaggio dalla scelta di una pilota come testimonial. Diciassette anni dopo Lella, Giovanna Amati su una Brabham fallì le qualifiche in Sudafrica, Messico e Brasile, finendo sostituita da Damon Hill. Solamente una donna nella storia, la sudafricana Desirée Wilson, era stata in grado di vincere una gara di F1, ma nel Campionato britannico e non in un Gp.
«Non c’è alcuna ragione logica o scientifica per cui le donne non possano essere brave come gli uomini, se non di più, nelle gare automobilistiche», ha affermato il famoso psicologo sportivo Aidan Moran in un’intervista su Sarah Kavanagh. A dimostrarlo, nel futuro, potrebbe essere l’americana Sarah Fisher, la più veloce donna di sempre: si è qualificata per la 500 miglia di Indianapolis alla media di 368 km all’ora. Alla faccia di Nico, Eddie, Bernie e Jenson. Lenti e vecchi come i loro pensieri.