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 2007  marzo 17 Sabato calendario

ZAZZARONI

ZAZZARONI Ivan Bologna 26 gennaio 1958. Giornalista. Editorialista di Libero • «[...] è riuscito a diventare uno dei giornalisti sportivi più famosi d’Italia senza aver avuto il bisogno di inventarsi uno stile, senza aver avuto il bisogno di rivoluzionare il giornalismo, senza aver avuto neanche la necessità di dimostrare a tutti i costi di essere il più bravo, il più intelligente, il più simpatico, il più colto, il più estroverso e il più indipendente di tutti gli altri giornalisti messi insieme. Al massimo, Zazza, ha dimostrato, di essere un fico (e da come lo guardavano le belle ma soprattutto belle vallette della Domenica Sportiva, obiettivamente più fico degli altri un po’ lo era, Zazza). Zazzaroni ha fatto una cosa che nessun altro giornalista sportivo è riuscito a fare finora in Italia (cosa molto diversa dal dire che nessuno ci stia provando). Zazza ha inventato un brand, una sorta di marchio sportivo (il più delle volte di qualità); un brand un po’ glamour, un po’ inside, molto informato, molto serioso ma per niente noioso. E il suo nuovo giornale ”Dieci” (cinquanta centesimi e Roberto Baggio accanto alla testata) è così: molto zazzaroniano e con la riga al centro. Zazzaroni non è noioso perché scherza su di sé, perché sa perfettamente che per un periodo nemmeno troppo breve mentre nelle trasmissioni televisive c’era chi veniva invitato in quota Sacchi (tipo Ancelotti), chi in quota Maradona (tipo Giannì Minà), chi in quota donne e motori (tipo Claudia Peroni), chi in quota Roberto Mancini (Franco Rossi), c’era chi come Zazza era il classico giornalista in quota ”Roberto Baggio”, e non c’è certo da vergognarsene. Zazzaroni, oltre a essere bello, bravo e intelligente, è uno degli unici giornalisti sportivi in circolazione che non annoia gli appassionati di sport per due motivi: perché Zazza ha quasi sempre una sua idea e perché comunque tra settimanali, mensili, radio, tv, Quelli che il calcio, Guerin sportivo e Radio Deejay, Zazza non dà proprio il tempo di annoiarsi, perché lui prende e dopo un po’ cambia tutto. Con i giornali è andata più o meno così; prima di accorgersi che la carta stampata sportiva – cosa di cui è ancora convinto – fosse completamente da prendere e buttare via, Zazza guadagnava un sacco di soldi con la stampa; però, pensava, con la televisione, Internet, blog, radio, i giornali a che diavolo servono ancora se non riescono a dire nulla di più? Zazzaroni ha quindi iniziato con la tv, con la Rai, con Quelli che il Calcio, con i Mondiali del 2002, con Radio Deejay e ultimamente anche con il programma Ballando sotto le stelle, dove però, proprio perché si divertiva molto, Zazza aveva capito che c’era qualcosa che non andava. E a Dieci lui c’è arrivato un po’ per caso e un po’ perché poteva davvero fare quello che voleva con un nuovo quotidiano, con una redazione fatta senza neanche leggere un curriculum, con ragazzi – come si dice in questi casi – alle prime armi ma con i quali, comunque, già nei primi giorni è riuscito a stampare quattrocentocinquantamila copie al giorno e con un giornale – anche se questo Zazza non lo dice – degno di nota per il semplice fatto che si schiera in prima linea nella ”desevergninizzazione” delle pagine sportive italiane e che, cioè, si allontana il più possibile da quella tipologia di stile giornalistico che ha successo solo se racconta il come ci piace essere disperati e sfigati [...] Ma lo zazzaronismo, in Italia e nel mondo dello sport, è un fenomeno piuttosto a sé, perché è un giornalismo urlato a bassa voce, un maruiziomoschismo senza bombe, senza fumo, senza sciarpe, senza notizie finte, ma con molte analisi credibili e interessanti. Lo zazzaronismo è un brand che riesce a mettere insieme Roberto Baggio (di cui ha scritto una lunga biografia), Marco Pantani (di cui ha scritto un altro libro assieme a David Cassani e Pier Bergonzi) e la riga al centro (sulla quale Zazza potrebbe scrivere un saggio). E così è il suo nuovo giornale che sembra un po’ un Guerin Sportivo quotidiano ma che – per dire – a differenza degli altri giornali, dedica ogni giorno una sezione fissa al Volley e una all’Nba e dove – ad esempio – gli articoli sono tutti scritti piuttosto bene [...]» (’Il Foglio” 16/3/2007).