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 2007  marzo 17 Sabato calendario

Poche le nuove licenze dopo la liberalizzazione. Milano e Roma preparano i rincari MILANO – Il tassista del 4040 si fa strada nel traffico di Milano guidato dalla sua stella polare: Taxi! Driver in rivolta a New York dell’indiano Biju Mathew

Poche le nuove licenze dopo la liberalizzazione. Milano e Roma preparano i rincari MILANO – Il tassista del 4040 si fa strada nel traffico di Milano guidato dalla sua stella polare: Taxi! Driver in rivolta a New York dell’indiano Biju Mathew. il libro cult della categoria, il Vangelo in fatto di lotta alla deregulation di auto gialle o bianche che siano. E come tale sta in bella vista al suo fianco, a portata di citazione: «Cara la mia signora, non mi venga a chiedere se Bersani qui ha vinto o perso. La liberalizzazione ancora non c’è perché quella parolina lì, sulla carta, il signor Bersani non l’ha poi messa». E il luglio caldo della marcia su Roma, allora? «Tutta colpa dei romani». E via, ad elencare «semmai, i provvedimenti chiesti dal ministro e già applicati»: orari flessibili e liberi («per la settimana della moda ci hanno fatto i complimenti»), 200 tassisti che hanno scelto di alternarsi alla guida con un familiare o un dipendente, taxi multipli e collettivi. Di nuove licenze, però, non c’è traccia. «Perché non servono! Punto. Eccola arrivata: Linate- via-Solferino, 16 euro e 30 centesimi. Buongiorno e sappia che dovrei chiederle almeno il 20% in più». Probabilmente andrà così, tra breve: l’aumento dei prezzi viaggia più veloce di quello di nuove licenze. Perché le tariffe di undicimila auto bianche (le 6.200 di Roma e le 4.800, ferme rispettivamente dal 2001 e 2002) stanno per essere ritoccate all’insù. La trattativa per l’adeguamento è già partita. In alcune città come Siena il tassametro ha già iniziato a girare più velocemente. Mentre a Firenze le nuove tariffe entreranno in vigore tra pochi giorni. Il decreto Bersani ha visto la luce lo scorso luglio, un mese dopo è diventato legge. I tassisti si stanno già preparando a una nuova mobilitazione, questa volta contro il ddl Bersani- Lanzillotta. Ma in sette mesi e 14 giorni, sulle strade italiane (dove si contano più di 25.000 taxi) sono scese solo 300 auto bianche in più: tutte a Roma, tutte già previste prima del decreto, 90 già ferme per accertamenti amministrativi. A queste se ne devono aggiungere altre mille, ma per il momento, malgrado i turni flessibili e liberi (il controllo per avere una situazione dei taxi in tempo reale, quello no, non è passato), stessi tempi d’attesa (lunghi), stessi problemi di convivenza tra tassisti e autonoleggiatori (per fortuna senza più aggressioni finite in tragedia) e stessi prezzi (cari). Bankitalia rileva che per percorrere 5 chilometri in taxi a Roma si spendono circa 7,36 euro, a fronte dei 7,24 di New York o Parigi. Vero, provato sul campo. Ma per la tariffa è destinata a salire: «I costi di manutenzione sono aumentati, la benzina non ne parliamo: dobbiamo arrivare al 20-25% in più», conferma il tassista del 3570. La Regione propone la metà. A Milano nelle ore di punta il peso delle 300 auto bianche in più recuperate senza mettere sulla strada nuove licenze (premono perché la cosa accada i tassisti di Bergamo e Varese), si sente. Ma l’idea che i 6,10 euro dello scatto iniziale in tariffa notturna possano aumentare a breve del 20% (secondo l’auspicio dei tassisti) o dell’8-9% (secondo le previsioni istituzionali), non consola. Gianni Maggiolo dell’Unica Taxi annuncia l’apertura del tavolo della trattativa. Comune e Regione però mettono le mani avanti: «Senza provati miglioramenti, di adeguamenti tariffari non se ne parla». Una cosa è certa: nell’attesa che l’aumento di auto bianche e servizi porti anche a una riduzione dei costi, chiedere uno sconto non è consigliabile. Non che si rischi come a Torino di essere presi a pistolettate («la colpa non è nostra ma dei Comuni che non controllano chi fa questo lavoro»), ma la risposta il più delle volte non è piacevole. «Perché all’estero forse le cose vanno meglio? Ad Amsterdam, stanno facendo marcia indietro», dice Maurizio Longo, responsabile nazionale della Cna-Fita. Meglio dunque, la lenta liberalizzazione italiana? Troppo lenta, verrebbe da dire, visto che boicottaggi politici e ricorsi al Tar a parte (vedi quello del Veneto) le intese almeno sulla carta ci sono e portano la data dello scorso autunno. Del 9 settembre a Pisa: il 10 aprile scade il bando per nuove licenze. «Quindici in più, aumento del 25%», dice Michele Colombini del Cotapi, che a quelli di Roma l’ha detto: «Ma perché se ho bisogno di più macchine devo rinunciare al mercato?». Del 25 settembre è l’accordo di Firenze, dove il bando per le nuove auto bianche programmate ancora non c’è: «Novanta nuove licenze», anticipa l’assessore Gori. Pronte sono invece le nuove tariffe adeguate del 3,9%. Già in vigore dal 1˚febbraio quelle di Siena, dove sono state previste due licenze in più. Spiega Francesco Bruni, presidente del Cotas-Cna: «Noi la liberalizzazione l’abbiamo anticipata anni fa. Le tariffe? Erano ferme dal 2000». Il costo del pane è aumentato, quello della benzina non parliamone. Ma il consumatore una cosa non si capisce: come è possibile che le tariffe crescano più in fretta del numero delle auto bianche liberalizzate?