Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Una tassa conveniente per far venire i ricchi in Italia
Il governo pensa ai ricchi, e pensa pure ai poveri, e litiga intanto sui migranti col Consiglio d’Europa di Strasburgo, un organismo che non ha niente a che vedere con l’Unione europea. Dunque, si direbbe, il presidente Gentiloni, generalmente irriso per la flemma e l’aria sonnolenta, batte qualche colpo non da poco.
• Che bisogno c’è, per un governo, di pensare ai ricchi? I ricchi badano benissimo a se stessi. A meno che non si tratti di tassarli...
Proprio così. L’Agenzia delle Entrate ha dato seguito a una norma approvata nella Legge di Stabilità che in due parole dice questo: il riccone straniero che volesse prendere la residenza in Italia e pagare qui le tasse relative al reddito imponibile che matura all’estero, se la caverà con un una tantum di centomila euro, e basta.
• Bravo lei. Sono un italiano, me ne vado all’estero, poi rientro in Italia e dico che sono straniero e pago... quanto ha detto?
Centomila euro, in un’unica soluzione. L’andirivieni con l’estero dell’italiano furbo che si finge straniero non dovrebbe funzionare perché l’Agenzia delle entrate ha stabilito che il nostro riccone, per accedere all’agevolazione, non deve essere stato residente in Italia per nove degli ultimi dieci anni. Altri calcoli mostrano che i centomila euro di flat tax (si chiama così) risultano convenienti solo se uno matura all’estero profitti derivanti da un patrimonio di almeno 15 milioni di euro. C’è gente che potrebbe venire a vivere in Italia, pagando i centomila qui, con 15 milioni che fruttano da un’altra parte? Sicuro. In Gran Bretagna i residenti non domiciliati erano 113 mila (anno fiscale 2012-2013) e hanno portato nelle casse di quel fisco, con un regime simile a questo che stiamo descrivendo, 8 miliardi di imposte. Bisogna poi considerare i vantaggi sull’indotto, perché gente con patrimoni simili spende, e se spende da noi è meglio.
• A proposito di Gran Bretagna, questo provvedimento ha a che fare con la Brexit?
Sì, si suppone che un sacco di gente - di gente ricca - con l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea si trasferirà da qualche altra parte. Un punto d’approccio invitante potrebbe essere Milano. Il regime fiscale agevolato - che varrà per quindici anni - ha come obiettivo proprio quello di portar da noi gente danarosa. Nella conferenza stampa di ieri, presente anche il sindaco Beppe Sala (oltre ad Alfano), il ministro Padoan ha esplicitamente parlato di Milano. I redditi prodotti in Italia saranno tassati normalmente. Il beneficio della flat tax si può estendere anche ai familiari del riccone: 25 mila euro a testa, e non se ne parla più.
• Sentiamo adesso le idee sui poveri.
Le Regioni hanno già sperimentato il cosiddeto Sia, ovvero “Sostegno per l’inclusione attiva”. Domani il Senato darà la delega al governo per un provvedimento di contrasto alla povertà, e il governo, subito dopo, emanerà l’unico decreto attuativo necessario, frutto dell’esperienza della Sia. Si considerano come “poveri assoluti” i nuclei familiari che hanno un reddito inferiore ai 9.300-9.500 euro l’anno. Si tratterebbe, secondo i dati Istat, di 4 milioni e 600 mila persone distribuite in un milione e mezzo di famiglie. Il ministro Poletti ha annunciato che per aiutare queste persone verranno stanziati due miliardi, un miliardo e sei messi sul tavolo dal governo, il resto di provenienza europea. Con questi soldi si potranno soccorrere un terzo dei bisognosi, e questo ha provocato le critiche del Mdp, sigla che lei forse non ha ancora mai sentito, ma che designa il Movimento democratico e progressista, cioè gli scissionisti del Pd, vale a dire i seguaci di D’Alema e Bersani che se ne sono andati dal Partito democratico in odio a Renzi. I due miliardi saranno probabilmente distribuiti, tramite certificato Isee, col sistema della carta di credito da spendere nei supermercati o altrove. È il sistema che aveva a suo tempo adottato Tremonti e che a quel tempo fu criticatissimo. Ieri i tecnici del ministro Poletti esaltavano la capacità di spesa dei poveri a cui vengano dati dei soldi.
• Cos’è la litigata col Consiglio d’Europa?
Lo scorso ottobre il consiglio d’Europa ha spedito in Italia l’ambasciatore Tomas Bocek, rappresentante speciale per le migrazioni e i rifugiati del segretario generale dell’organizzazione. Costui ha stilato un rapporto in cui sostiene che dobbiamo riformare le modalità d’accoglienza dei migranti, troppo farraginose e lente, e per questo capaci di incoraggiare i flussi verso le nostre coste. Gentiloni, parlando al Senato, gli ha risposto che sono ben strane le rigidità dei nostri alleati, i quali tutto perdonano agli europei d’oriente, campioni nell’alzar muri e respingere coi fucili chiunque s’avvicini ai loro confini. Mentre noi, che in ogni caso accogliamo, siamo malamente rimproverati. La linea, dice Gentiloni, è che il flusso verso l’Italia deve essere contrastato e governato da tutta l’Europa, perché l’Italia da sola non ce la può fare.
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