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 2017  marzo 09 Giovedì calendario

Luca Marinelli: «Il nuovo cinema italiano è sul punto di esplodere»

Ricorda Luca Marinelli: «La prima volta che ho veramente pensato di fare l’attore avrò avuto 18 anni. Una parte della mia famiglia fa questo lavoro, e mio padre – Eugenio, doppiatore e interprete – mi disse: perché non provi a entrare in Accademia? Andò bene. All’Accademia ho sentito che quella era la strada che volevo percorrere. Mi sono costruito il mio bagaglio lentamente: ho preso le cose che mi piacevano di più e ho messo da parte quelle che mi piacevano di meno».
Destinato, come dice il Jep Gambardella di Toni Servillo, alla sensibilità. Quando era più piccolo, Marinelli passava il tempo leggendo libri e fumetti. Andrea Pazienza – per esempio – l’ha conosciuto grazie a sua madre: «La prima volta che l’ho letto, sono rimasto strabiliato». Andava al cinema, assiduo spettatore: «Vedevo i film vecchi, di almeno venti anni prima. E mi piaceva vedere gli attori mentre davano vita a qualcosa: capire la finzione e crederci».
Oggi Luca Marinelli è uno degli attori più apprezzati del cinema italiano – secondo qualcuno, vox populi, anche il più bravo. In questi giorni è a Genova sul set del film tv dedicato a Fabrizio De Andrè, su cui, dice, «sto provando a evitare un po’ tutte le domande».
«La prenda – scherza – per scaramanzia». Il titolo sarà Principe libero, il regista è Luca Facchini, le riprese sono iniziate martedì a Boccadasse e proseguiranno per tre settimane a Genova e dintorni per poi spostarsi in Sardegna. Gli sceneggiatori sono gli stessi di Non essere cattivo, la giovane Valentina Bellè sarà Dori Ghezzi. Uscita prevista su Rai 1 per la fine dell’anno, o forse il 2018.
Da oggi Marinelli è al cinema con Il padre d’Italia di Fabio Mollo, dove interpreta Paolo. «Ho scelto di fare questo film – spiega – non perché è politico. Questo è un film che prende una posizione su vari temi, certo. Ma a me sembra che parli anche d’altro, di una situazione più generale. E dice una cosa». Quale? «Che bisogna cominciare ad amarsi e amare. È fondamentale. E bisogna smetterla di giudicare e di criticare. Ma smetterla veramente».
Il 23 marzo toccherà a Slam – Tutto per una ragazza di Andrea Molaioli, con il quale – dice – ha avuto «un rapporto bellissimo. Ci siamo fidati l’uno dell’altro. E io mi sono sentito veramente libero». Un personaggio molto diverso dal Paolo de Il padre d’Italia: «Perché già genitore, ma genitore un po’ particolare. Vuole bene a suo figlio ed è spaventato all’idea che quello che è successo a lui possa ripetersi. È uno che dice le cose che gli passano per la testa. E suo figlio, in un certo senso, lo sente. Più con il cuore che con le parole. Gli basta un’occhiata e capisce tutto».
Slam, racconta Marinelli, è cinema per ragazzi come in Italia non se ne vede da tempo: «E di bei film me ne ricordo. Come Io speriamo che me la cavo o La scuola. Vivendo in Germania, però, noto che lì di film per ragazzi se ne fanno molti di più».
L’impronta di Caligari
Che per il cinema italiano sia iniziata una nuova primavera è chiaro. «E io sono contento, soprattutto del livello che si sta sempre di più alzando». Tutto, volendo fissare un anno zero, sembra essere partito da Non essere cattivo di Claudio Caligari. «In un certo senso ha segnato un cambiamento. Un cambiamento forte. Ha lasciato un’impronta». Una storia di periferia e di amicizia, un cinema che parla all’anima. «E lo stesso – continua – è successo con Lo chiamavano Jeeg Robot». Occhi dipinti, profilo nasuto, parruccona: eccolo Marinelli, ecco lo Zingaro mentre canta Un’emozione da poco della Oxa. «Magari – dice Luca – sono film più piccoli produttivamente ma hanno avuto la loro possibilità. E se penso ai David di quest’anno, ci sono nomination interessanti: c’è tutta una nuova generazione di attori, sembra quasi che un nuovo cinema sia sul punto di esplodere».
Per molti l’attore del momento resta lui: classe ’82, occhi chiari, profilo importante. «Io credo di avere una buona dose di fortuna. Che spero non finisca mai. A Roma si dice: “C’è Santa Pupa che ci protegge”. Sono la fortuna e un certo mio gusto a guidarmi nelle scelte. Poteva arrivarmi tutt’altro, e io potevo fare altro. In qualche modo ho riconosciuto la bellezza di questi film, e ho fatto un piccolo atto di coraggio – di cuore». Se gli chiedessero di fare una serie tv? «Se mi vogliono e mi piace, perché no? Io non critico nulla. Questa cosa che sto facendo adesso, il film su De Andrè, è un film per la televisione. La televisione non è il male, anzi. Potrebbe essere addirittura il bene».
Marinelli resta con i piedi per terra: vive a Berlino e torna qui in Italia solo per lavoro. Uomo di mondo, ma non di mondanità. «Questo è un lavoro, un lavoro vero, che ti prende e ti risucchia. Ogni tanto bisogna staccare e vivere la vita».