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 2017  marzo 09 Giovedì calendario

E alla Camera nasce la «sala Lobby»

ROMA Dal caso Tempa Rossa a Consip anche gli ultimi scandali riportano sotto i riflettori il mestiere del lobbista. Una professione priva di ogni regolamentazione, ancora avvolta da un cono d’ombra, che spesso si confonde con i tanti faccendieri che affollano le cronache giudiziarie.
Ora la Camera batte un colpo: da domani infatti i numerosi lobbisti che da sempre frequentano Montecitorio, tampinando i deputati per sapere cosa si discute in aula e in commissione, dovranno iscriversi ad un registro pubblico. E potranno stazionare solo in una loro stanza, subito ribattezzata la “Sala Lobby” di Montecitorio. Probabilmente gli ex locali della commissione Agricoltura, al secondo piano del palazzo. Lì, secondo la delibera dell’ufficio di presidenza che entra in vigore domani, potranno seguire col circuito chiuso i lavori parlamentari, in una prima fase solo per i provvedimenti di particolare rilievo, prima tra tutte la legge di stabilità. Non potranno invece più circolare in Transatlantico durante le sedute dell’aula o davanti alle commissioni quando sono riunite. Nulla però gli impedirà di incontrare i parlamentari nella galleria dei Presidenti, il grande corridoio che passa dietro l’emiciclo dove già oggi li si incontra intenti a sensibilizzare l’onorevole di turno alle esigenze delle loro aziende.
I primi ad esultare per le nuove regole sono proprio loro, i lobbisti, almeno quelli di professione. «L’iscrizione al registro diventerà uno status symbol» spiega Antonio Iannamorelli, direttore della società di lobbying “Reti”. «Se fino a ieri ti dovevi vergognare di voler entrare in Parlamento, da domani quel tesserino equivarrà ad un passaporto di serietà. E la concorrenza sleale delle decine di faccendieri e millantatori che girano per Roma troverà finalmente uno sbarramento. Per noi è una rivoluzione» dice Iannamorelli. Per iscriversi al registro della Camera infatti bisogna dichiarare gli interessi, le imprese, i sindacati o le associazioni che si vogliono rappresentare e i soggetti da contattare. Oltre a presentare una relazione annuale. La sanzione massima per chi infrange le regole è la cancellazione dall’albo. Tra i requisiti quello di non aver subito condanne definitive per reati contro la P.A. nell’ultimo decennio; un limite considerato da alcuni troppo soft perché apre le porte anche a chi nel passato ha scontato pene per corruzione. Criticato pure un altro requisito, quello che consente l’iscrizione agli ex parlamentari o ex uomini di governo dopo soli 12 mesi dalla fine del mandato. Troppo poco secondo “Riparte il futuro”, comunità digitale del settore che proprio ieri ha denunciato per l’ennesima volta l’assenza di una legge nazionale di regolamentazione delle lobby.
Ma il problema vero è che gli ex parlamentari divenuti portatori di interessi potranno continuare ad accedere alla Camera senza emergere. Anche per questo è difficile quantificare il fenomeno lobbisti: oggi solo una piccola parte ha un accredito fisso, molti entrano grazie al permesso di un parlamentare depositato in portineria. Il registro istituito a settembre dal Mise conta 632 iscritti, ma secondo Iannamorelli a Montecitorio si potrebbe arrivare a duemila. Spiega Pino Pisicchio, relatore della proposta nella Giunta del regolamento: «I lobbisti veri vogliono emergere, chi lavora sotto traccia cercherà ancora di sfuggire alle maglie. Ma si è scelto di introdurre le norme senza cambiare il regolamento, come protocollo sperimentale». Le nuove regole infatti decadranno a fine legislatura. «È’ un passo avanti ma c’è ancora molto da fare» dice Gianni Melilla (Mdp).E il Senato? Tutto fermo, anche l’esame della legge quadro nazionale.