Libero, 9 marzo 2017
«Ti cambiano il nome e la testa». La vita nella Legione Straniera
Esistono scelte irreversibili, al pari della morte. Una di queste è arruolarsi nella Legione Straniera, un corpo militare dell’esercito francese inquadrato da ufficiali francesi e composto di sottoufficiali e di militari stranieri. Nelle sue righe più di 35.000 stranieri al servizio della Francia hanno perso la vita per una patria che non era la loro.
La crisi economica che rende la ricerca di un posto di lavoro una caccia al tesoro, soprattutto nel Mezzogiorno d’Italia che era già economicamente depresso, nonché l’erosione di valori un tempo incrollabili per i giovani unita all’assenza di solidi punti di riferimento, spesso rendono il proposito di espatriare la condicio sine qua non per una vita dignitosa e per un riscatto sociale. In queste condizioni, sempre più spesso accade che i giovani italiani guardino alla
Legione Straniera
come ad una sorta
di paradiso, un luo-
go che possa offrire protezione, sicurez-
za ed occupazione.
E molti di questi si
mettono in viaggio
per raggiungerla,
per provare a realiz-
zare il sogno: passa-
re le numerose pro-
ve ed essere am-
messi in Legione.
Giocava a softair, un’attività ludico-sportiva basata su tattiche militari, in cui si imbracciano fucili giocattolo e si indossa la tuta mimetica, Andrea Nicolò, 23 anni, ragazzo reggino di cui la famiglia ha perso le tracce dal primo febbraio. Ma la realtà è ben diversa dalla simulazione. E Andrea lo ha capito sulla sua pelle troppo tardi, quando ormai era già stato preso dalla Legione Straniera, avendo superato le difficili prove di ammissione.
IL CAMBIO DEI NOMI
«Mamma, qui non ci trattano bene», aveva detto Andrea a Santina Costarella attraverso un messaggio vocale su whatsapp, manifestando alla madre la sua intenzione di lasciare il leggendario corpo militare dell’esercito francese. Ma uscire dalla legione, dopo essere stati ammessi, non è facile. Andrea stava completando, a suo dire, gli ultimi esami medici, in quanto nelle sue urine erano state rilevate tracce di sangue, tuttavia era già dentro: «Mi hanno già cambiato il nome, e lo hanno cambiato anche a te e a papà», aveva spiegato il ragazzo. «Se rientro ora in caserma, mi sequestrano di nuovo cellulare e tutto il resto, non mi fanno più uscire», aveva aggiunto Andrea, il quale, in uno stato semi-confusionale e di evidente sconforto, aveva chiesto alla madre circa 150 euro per rientrare, sempre a suo dire, in Italia. Santina ha inviato i soldi al figlio, tuttavia da quel momento non è più riuscita a mettersi in contatto con lui. La madre di Andrea ha così deciso di rivolgersi alla polizia e poi al Ministero degli Esteri per avere notizie riguardo a suo figlio. La donna è venuta a sapere dalla Legione tramite l’ambasciata italiana che Andrea è lì, nell’esercito, ed è stata invitata dalla Legione stessa a non compromettere l’addestramento del figlio, in quanto la pressione delle “madri ansiose” è un motivo di espulsione.
Secondo un caro amico di Andrea, che desidera restare anonimo, il ragazzo reggino, dopo non essere stato preso dalla marina italiana per un suo ritardo alle visite mediche, ha dirottato sulla legione straniera per desiderio di lavorare ed evadere dalla ristretta realtà in cui viveva. L’unico errore di Andrea sarebbe stato, secondo l’amico, quello di fare preoccupare la madre, che adesso vivrà in uno stato di tensione finché non potrà riabbracciare suo figlio. Almeno finché non terminerà le 14 settimane di addestramento intensivo, Andrea non potrà entrare in contatto con nessuno del mondo esterno, inclusi i suoi familiari.
Difficile rintracciare informazioni chiare ed univoche quando si parla di Legione Straniera. Su questo corpo militare speciale persiste ancora oggi una sorta di mistero, probabilmente lo stesso che rende affascinante la vita del legionario agli occhi di giovani come Andrea, che decidono di abbandonare tutto per iniziare una nuova vita dentro la legione. Conosce davvero la Legione solo chi in questa ha vissuto.
LA SELEZIONE
«Probabilmente Andrea si trova adesso a Castelnaudary, dove ha iniziato le 14 settimane di addestramento intensivo. Non credo che sua madre possa averne notizie prima di 6/8 mesi, forse di più, a seconda del reparto al quale il ragazzo sarà assegnato una volta terminato l’addestramento di base», ci ha spiegato un ex legionario. Dopo una rigorosa selezione di carattere fisico e psicoattitudinale, viene accettato in media un candidato su sei. I candidati hanno un’età compresa tra i 18 ed i 40 anni. Superata questa fase e firmato il contratto di 5 anni, assolutamente non negoziabile, si è vincolati alla legione senza alcuna possibilità di recesso. Non sono ammessi ripensamenti.
L’ex legionario ci tiene a sfatare il mito che vuole che la legione straniera sia gremita di criminali. «Era così negli anni ’40. Certamente anche oggi ci sono i delinquenti. Ognuno ha i propri segreti ed i propri motivi per andare nella legione, che è l’unico posto al mondo dove si ha la possibilità di ricominciare, senza troppe domande sul tuo passato. Se hai avuto qualche problema con la legge, lì a nessuno interessa. Ti viene assegnata una nuova identità. Alla fine del contratto, puoi tenertela o riprendere la tua identità originaria», spiega l’ex soldato.
Poco cibo, poco sonno, grande attività fisica, pressioni psicologiche imponenti, continuo addestramento. Così si vive nella legione straniera durante il periodo della formazione. «Si tratta di un ambiente non adatto a tutti, non consigliabile a mammolette o cocchi di mamma affascinati dai film di guerra. In legione non si gioca». Terminata questa prima fase, la situazione potrebbe anche peggiorare, in quanto si inizia l’attività operativa ed in ogni momento si può essere impegnati per combattere in giro per il mondo. «Si può finire in qualsiasi luogo, anche nella giungla della Guyana francese, dove la natura è letale. Febbre gialla, malaria, sono i pericoli più leggeri in cui ci si può imbattere. E, quando si trascorrono 4 settimane di addestramento lì, quello che ritorna non è più lo stesso uomo. Si impara a non lamentarsi e ad aiutarsi, specie quando bisogna rimuovere le sanguisughe annidate nelle parti intime, nell’inguine o tra le chiappe», spiega l’ex legionario.
IL DESERTO AFRICANO
Un’altra meta tutt’altro che allettante è il deserto africano, dove alle 8 del mattino ci sono 35 gradi e ci si addestra in condizioni estreme. Infatti, si dice sopravvivano al deserto solo scorpioni, serpenti e legionari. «Se non ti uccide l’addestramento o il nemico, potrebbe farlo la natura. Dopo tutto, è la legione, mica Gardaland, e di qualche straniero morto non è mai importato a nessuno». Ma cosa succede se un ragazzo desidera tirarsi fuori da questo inferno prima dei cinque anni previsti dal contratto che ha sottoscritto? Ci sono due modi per uscirne, secondo quanto ci narra l’ex legionario: o da morti o da disertori. «Ogni anno ci sono parecchie diserzioni, ma è piuttosto consigliabile finire in un sacco di plastica, ossia morire», continua l’uomo.
«Nella legione le pene per la diserzione sono severissime, si finisce in carcere militare, dove si possono passare parecchi anni ai lavori forzati. Si viene considerati alla stregua di traditori, per questo si rischia anche di essere giustiziati dai commilitoni e che la morte venga archiviata come incidente». Se invece si riesce a fuggire, si vive il resto della vita con il terrore di essere trovati. L’ex legionario ci narra la storia di un disertore che fuggì e dopo molti anni andò in vacanza con la famiglia nelle Antille francesi. Dopo la registrazione in hotel, arrivò in spiaggia la polizia militare che lo condusse in carcere.
«Non so che fine abbia fatto. Del resto, si dice che non si può dimenticare la legione e che neanche la legione dimentica te», commenta l’ex legionario, il quale, a proposito di Andrea ci dice: «Se è stato ammesso, non si chiama più neanche Andrea e ha iniziato la sua rinascita. Forse la sua famiglia ne avrà notizie tra un annetto, se gli sarà concesso di scrivere e se si sarà guadagnato la possibilità di farlo. Forse lo rivedranno tra 5 anni, forse mai più, per sua scelta o perché è caduto in qualche posto sperduto. Quando e se ritornerà, non sarà comunque più la stessa persona che è partita. Mai più. Sarà diventato un vero uomo. È la legione straniera: o si marcia o si muore. Nessuno ti obbliga ad andarci. La legione straniera non ti cerca. Sei tu che cerchi la legione. Si entra dentro una pentola con altre persone: il mondo esterno non può contattarti e tu non puoi contattare il mondo esterno». Alla madre di Andrea, l’ex legionario dice: «Per una mamma è difficile comprendere ed accettare questa scelta. Solo Andrea sa perché ha intrapreso questa strada. Anche lui, come qualsiasi legionario, porta con sé un segreto, che resterà tale. Cercarlo è inutile, sarà lui a farsi vivo».
E noi tutti ci auguriamo che Andrea dia presto sue notizie. Non contestiamo la sua scelta, perché ognuno è libero di fare ciò che vuole della sua esistenza, purché non vengano lesi i diritti altrui. Tuttavia, a noi sembra che verso la legione straniera lo abbia spinto quella disperazione che ormai appartiene un po’ a tutti noi.