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 2017  marzo 09 Giovedì calendario

L’Ue vuole 2 miliardi da Londra. «Truffa sulle importazioni cinesi»

BRUXELLES A pochi giorni dall’avvio dei negoziati per la Brexit, l’Unione chiede a Londra di restituire alle casse di Bruxelles 2 miliardi di euro. Una storia di dogane, dazi, frodi e merci cinesi che in questi anni ha danneggiato le industrie degli altri paesi manifatturieri, a partire da quelle italiane, e che rischia di avere strascichi nei negoziati sul divorzio tra Regno Unito ed Europa. L’indagine durata due anni è stata chiusa ieri dall’Olaf, l’Ufficio antifrode di Bruxelles guidato da Giovanni Kessler. Si tratta della frode più grande mai scoperta dai suoi investigatori, tanto che l’alleanza industriale europea (Aegis) si è detta «sotto choc» per la sua portata.
La frode riguarda tessile e calzature cinesi entrate sottocosto in Europa attraverso la Gran Bretagna e poi smistate in tutto il continente a prezzi stracciati favorendo le merci del Dragone rispetto a quelle europee, colpite da concorrenza sleale. Secondo le regole Ue le merci che entrano in Europa vengono sdoganate in un Paese a scelta dell’Unione pagando dazi calcolati sul valore dichiarato dei prodotti dall’importatore – in questo caso magliette, pantaloni, camicie, scarpe o ciabatte cinesi – e accettato dai doganieri, che dunque hanno il compito di accertare corrisponda a quello reale. I cinesi da sempre cercano di entrare alla frontiera meno cara, in passato sfruttavano la Slovacchia che però dopo i richiami di Bruxelles ha migliorato il sistema.
Così dal 2013 i cinesi si sono accalcati alle frontiere del Regno Unito. Quattro anni fa dalle sue dogane passavano 325 milioni di chili di merce, il 36% dell’export totale cinese di abbigliamento e calzature in Europa. Cifre cresciute nel tempo e arrivate a 646 milioni di chili nel 2016, il 79% dell’export cinese. Perché? Sui pantaloni da donna, ad esempio, gli italiani fanno pagare 18 euro di dazi al chilo, i francesi 16, i tedeschi 17. Gli inglesi novanta centesimi.
Così i cinesi facevano arrivare le merci ai porti di Rotterdam o Anversa e poi le spedivano a Dover e Felixtowe dove venivano sdoganate a prezzi stracciati: quantità e valore dei prodotti venivano sistematicamente sottostimati (undervaluation fraud). Quindi le spedivano in tutta Europa, spesso evadendo anche l’Iva per una somma stimata intorno ai 3,2 miliardi. Gli inglesi, i cui controlli quanto meno non sono stati impeccabili, hanno beneficiato dell’aumento del traffico di merci sul loro territorio per rivitalizzare porti e industria logistica e senza investire sulle dogane, concentrando le risorse nella lotta ai migranti.
L’Olaf ha avuto competenza ad indagare perché i proventi dei dazi finanziano il budget dell’Unione, il che fa capire quanto poco interesse Londra avesse a farli pagare tutti (solo il 20% tornano alle capitali per le spese sostenute per i controlli alle dogane). Nonostante i ripetuti richiami alle autorità di sua Maestà, la situazione non è cambiata e così con un lavoro immane l’Ufficio antifrode Ue ha calcolato che l’ammanco alle casse dell’Unione è di 2 miliardi che gli inglesi dovranno per forza rimborsare a prescindere dalla Brexit: l’ingiunzione non potrà essere aggirata perché la Commissione può scalare subito i soldi dai fondi Ue destinati al Regno. Sarà invece impossibile recuperare l’Iva frodata a danno dei paesi dove le merci sono state effettivamente vendute. Le autorità inglesi dovranno anche cercare i responsabili delle frodi, chi le ha rese possibili.
Ma c’è un nodo politico: dopo l’uscita del Regno Unito dall’Europa, specialmente se Londra lascerà anche l’Unione doganale, per mettere fine agli abusi dovrà essere ripristinata il confine tra Irlanda del Nord e Irlanda, altrimenti le merci cinesi potranno continuare a entrare sotto costo in Gran Bretagna e passare liberamente la frontiera con l’Unione invadendo il mercato Ue senza che a quel punto gli europei abbiano strumenti per arginare o multare la pratica sleale. Tuttavia per Londra sarà difficilissimo tornare a separare fisicamente Belfast da Dublino visto che uno dei punti chiave per la fine dei Troubles sancita nel 1998 era proprio la caduta del confine. Ma per gli europei sarà altrettanto dura rinunciarvi: basti pensare che le frodi cinesi in Inghilterra sono tuttora in corso.