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 2017  marzo 09 Giovedì calendario

Angela Merkel «si smarca» dallo scandalo Dieselgate

Il cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha fatto muro ieri davanti a una commissione parlamentare d’inchiesta sul «dieselgate», lo scandalo delle emissioni truccate che ha come protagonista la Volkswagen, sostenendo di aver saputo della vicenda dalla stampa. Due giorni dopo lo scoppio dello scandalo, provocato da un’inchiesta delle autorità degli Stati Uniti, che hanno rivelato la presenza di un software per alterare i risultati dei test sui gas di scarico, ha avuto un resoconto da parte del ministro dei Trasporti, Alexander Dobrindt, che ha incoraggiato, ha detto ieri, a procedere con un’inchiesta per far luce sui fatti. Successivamente, ha parlato con l’allora amministratore delegato della più grande casa automobilistica tedesca, Martrin Winterkorn, poco prima che questi si dimettesse dall’incarico. Il precedente incontro pubblico con Winterkorn era avvenuto nell’immediata vigilia dello scoppio dello scandalo, allo stand Vw al salone dell’auto di Francoforte.
«Non è uno scandalo del Governo, è uno scandalo di Volkswagen», ha detto. L’inchiesta parlamentare, che ha portato all’audizione di 68 testimoni, fra cui gli stessi Dobrindt e Winterkorn, era diretta fra l’altro a stabilire quanto il Governo sapesse della vicenda, che ha coinvolto 11 milioni di vetture prodotte da diversi marchi del gruppo Vw. Alla signora Merkel, l’ultima persona a essere sentita, i deputati hanno chiesto anche del suo incontro con il governatore della California, Arnold Schwarzenegger, e il capo dell’agenzia dell’ambiente dello Stato, Mary Nichols, nel 2010. Durante l’incontro, il cancelliere ha lamentato che le regole ambientali della California, uno degli Stati americani dove si sono sviluppate le indagini sulla Volkswagen, erano troppo severe per le auto diesel, secondo quanto ha riferito la signora Nichols nei giorni scorsi alla commissione. Il capo del Governo ha risposto ai parlamentari che la sua osservazione non intendeva essere un attacco agli standard ambientali californiani.
La signora Merkel ha sostenuto anche il suo Governo è a favore di criteri ambientali «ambiziosi», ma non al punto da rendere impossibile la produzione di auto in Germania. Il cancelliere è stata nel corso degli anni uno strenuo difensore del settore automobilistico tedesco, punto di forza dell’industria nazionale e che dà lavoro direttamente a 800mila persone. Subito dopo lo scoppio dello scandalo Vw ebbe a dichiarare che il «made in Germany» non era stato danneggiato dalla vicenda. La signora Merkel è intervenuta sulla Commissione europea nel 2008, quando Bruxelles ha tentato di imporre dei limiti al potere di voto esercitato in Volkswagen dallo Stato della Bassa Sassonia, che controlla il 20% del capitale. A più riprese, e soprattutto nel 2013 e nel 2015, il Governo tedesco, e il cancelliere personalmente, hanno fatto sentire tutto il proprio peso in Europa per evitare che venissero introdotti limiti alle emissioni delle auto che potessero penalizzare in qualche modo l’industria tedesca. Nei mesi scorsi, Berlino ha fatto pressione sulla Cina, anche nel corso di una visita del ministro dell’Economia, Sigmar Gabriel, per un rinvio sull’introduzione di quote riservate alle auto elettriche, in modo che i produttori tedeschi, al momento in ritardo su questo fronte, possano attrezzarsi per far fronte alla concorrenza.