Corriere della Sera, 9 marzo 2017
«La miseria ci invaderà». L’ispiratore di Bannon è l’apocalittico Raspail
PARIGI «Da un paio di giorni il telefono non smette di squillare», dice ridendo l’anziano scrittore, con il tono di chi la sa lunga da 45 anni. Nella sua casa piena di velieri e cartine geografiche, poco lontano dall’Arco di Trionfo, il 91enne ex esploratore della Patagonia Jean Raspail assapora uno dei momenti di gloria che gli capitano da quando nel 1972 scrisse Il campo dei Santi, diventato nei decenni il romanzo di riferimento dell’estrema destra anti-immigrati. «E non me ne vergogno affatto», sottolinea, pur essendo un monarchico che ha votato Sarkozy e non Front National nel 2012.
Della passione di Marine Le Pen per l’opera di Raspail si sapeva, lo ha ricordato lei stessa durante una recente trasmissione televisiva: «Quella di oggi è una sommersione migratoria. Invito i francesi a leggere o rileggere Il campo dei Santi» (titolo tratto dall’Apocalisse, ndr ).
L’adepto più recente è invece Steve Bannon, co-fondatore di Breitbart News e oggi chief strategist della Casa Bianca, il consigliere più ascoltato del presidente Donald Trump proprio in materia di immigrazione. Bannon non fa mistero di trarre la sua visione del mondo, e quindi idee come il muro col Messico o il divieto di ingresso ai musulmani, dal libro di Jean Raspail.
Il 4 aprile scorso il sito americano Huffington Post ha messo in fila qualche citazione del Campo dei Santi pronunciata da Bannon: «L’Europa centrale e poi quella occidentale e settentrionale sono quasi sottoposte a una invasione del tipo Campo dei Santi» (ottobre 2015); «In Europa tutta la questione ruota intorno all’immigrazione, ed è un problema mondiale ormai, questa specie di Campo dei Santi globale» (gennaio 2016); «Quella a cui assistiamo non è una migrazione, è davvero un’invasione. Per me è il Campo dei Santi» (sempre gennaio 2016).
Il romanzo di Raspail è nato all’inizio degli anni Settanta, quando il Bangladesh viveva un genocidio con milioni di morti e sfollati e lo scrittore era ospite nella villa di una zia in Costa Azzurra, poco lontano dal luogo dove il 1° marzo 1815 Napoleone sbarcò dopo l’esilio all’Isola d’Elba. Altri tempi, quelli del Grande corso.
«Ero seduto in veranda, guardavo il mare. All’improvviso mi è venuta in mente una domanda: “E se arrivassero?”».
Nel libro, ad arrivare a 50 metri dalla spiaggia è una flotta arrugginita di cento navi e battelli stracolmi di un’umanità spaventosa, accompagnata da un orrendo odore di latrina, che nello spazio di una notte appare «nel mare dei ricchi, privato di colpo di tutta la vernice di opulenza che lo ricopre abitualmente: yacht cromati, sciatori muscolosi, ragazze dalla pelle dorata».
Al loro posto un milione di esseri umani poveri e sporchi scappati dal Sud del mondo, che a bordo si dedicano a un’attività erotica continua e promiscua. Raspail scrive di «un fiume di sperma che cambia improvvisamente di letto e cola verso l’Occidente», alata immagine per evocare la bomba demografica ormai esplosa sulle nostre stanche città.
Per qualche giorno l’esercito francese tentenna, poi finalmente prova a respingere l’invasione ma è troppo tardi. Finirà che il mondo intero si ritrova sottosopra, i cinesi invadono la Russia, il principe d’Inghilterra deve sposare una pachistana, il sindaco di New York è costretto a co-abitare con una famiglia africana. Al confronto, Sottomissione di Michel Houellebecq è un libro pieno di ottimismo nelle risorse dell’Occidente.
Raspail ne è sicuro, «Il Campo dei Santi sta cominciando adesso». Lo pensano già alla Casa Bianca e presto, se Marine Le Pen dovesse vincere a maggio, anche all’Eliseo.