Libero, 9 marzo 2017
Piange e incassa
Che l’Italia sia una nazione disunita non è certo una novità, anzi. Il nostro è un paese in cui 156 anni dopo l’Unità sono più forti che mai i movimenti secessionisti, in cui il campanilismo è fonte di scontri anche interni alle singole regioni e in cui, alla propria identità, nessuno sente di voler rinunciare. Nemmeno Aurelio De Laurentiis, che martedì sera nel postpartita al veleno di Napoli-Real si è detto stufo di vivere in un Paese diviso, ma allo stesso tempo ha rafforzato un pericoloso concetto di «noi» (inteso come i napoletani) contro «loro» (il resto d’Italia).
Lo sfogo, che nella sua idea sarebbe dovuto essere «riparatore» dopo quello del Bernabeu che mise in imbarazzo Sarri, è piuttosto una tendenza a vedere nemici ovunque. Nel sindaco di Napoli che non gli fa lo stadio, nel tecnico che non gli fa vedere in campo i giocatori, negli arbitri «incapaci», nella Rai che non denuncerebbe i presunti torti subiti in JuveNapoli del 28 febbraio, nella stampa classista del Nord e, infine, nei tifosi che allo stadio cantano ai napoletani «Vesuvio lavali col fuoco».
Il patron degli azzurri ha poi tirato in ballo il corrispondente partenopeo della Gazzetta dello Sport, Mimmo Malfitano, a cui qualche giorno fa hanno distrutto l’auto, definendolo «da sempre tifoso della Juventus». «Una frase irresponsabile che rischia di esporlo ancor di più alle follie di qualche scalmanato», ha risposto ieri sul sito della rosea il vicedirettore vicario Gianni Valenti. Come denunciare presunti odi fomentandone altri, dunque, dacché che ci siano degli imbecilli che intonano cori beceri contro i napoletani è risaputo, ma l’inciviltà di taluni tifosi pallonari è ben altro tema, mentre tutto il resto è quantomeno fantasioso.
Questo guazzabuglio di invettive toglie attenzione all’ottima figura fatta dal Napoli, una squadra che vorrebbe solo giovare di quei 50’ giocati al pari dei campioni del mondo per chiudere bene la stagione (mai nessuno aveva tirato 11 volte in porta in così poco tempo contro i blancos nell’era Zidane).
Marek Hamsik, sul suo sito ufficiale, ha commentato ieri: «Abbiamo perso sul campo, ma non nella testa. Possiamo giocarcela con le squadre più forti del mondo. Ora pensiamo al Crotone». Quella partenopea è una squadra dal potenziale notevole, ma con un fisiologico bisogno di crescere, metaforicamente ma pure fisicamente. «Se si dovesse aumentare la fisicità potremmo diventare competitivi ad alti livelli», ha detto Sarri dopo l’eliminazione. Un messaggio antitetico all’«invito» di ADL a fare turnover con i giovani talenti. Senza i big non si può far meglio, in pratica. Per poter competere servono investimenti. E, per poter investire, serve la Champions. Soprattutto a De Laurentiis, visto che il fatturato del Napoli ormai vale l’84% di quello di tutta la FilmAuro.
A maggior ragione, dunque, il patron azzurro dovrebbe solo che esser felice dei risultati sportivi dei suoi, visto che grazie alla qualificazione agli ottavi il Napoli incasserà 65,7 milioni di euro certi, che potrebbero lievitare fino a 71,7 in caso di eliminazione della Juve. A questi vanno aggiunti gli altrettanto certi 8 milioni di euro in biglietti venduti per le 4 partite giocate in casa (4,4 solo per la sfida col Real, terzo miglior incasso italiano di sempre). Soldi freschi che permettono ai ricavi del Napoli di salire oltre 150 milioni, a fronte dei 28,3 milioni (ma con 4 milioni di utile) della distribuzione cinematografica. Già da domenica col Crotone, allora, la squadra di Sarri dovrà ricominciare la rincorsa al secondo posto (è a -2 dalla Roma), fondamentale per il futuro economico-finanziario della squadra, ma pure del business stesso di De Laurentiis che delle polemiche, invece, dovrebbe fare a meno senza problemi.