Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Il prossimo 1° agosto saranno cent’anni che esistono i boy-scout.
• Gli scout m’hanno sempre fatto l’impressione di ragazzini imbranati... Ma chi fa lo scout, oggi?
Nel mondo ce ne sono quaranta milioni, di tutte le razze e di tutte le religioni. Pensi che della Razanne, la Barbie musulmana, esiste anche una versione scout. L’idea degli scout come ragazzini imbranati... beh, è colpa di una celebre battuta del commediografo George Bernard Shaw – «un gruppo di bambini vestiti da cretini, guidati da un cretino vestito da bambino» – e di un famoso film di Alberto Sordi, che nel ’51 fece Mamma mia che impressione dove sfotteva alla maniera sua i compagnucci della parrocchietta. Già perché gli scout hanno una storia politica non da poc Mussolini chiuse il movimento, e poi si diede da fare per incontrare Baden Powell e farsi spiegare i suoi criteri educativi; lo scoutismo continuò ad essere attivo in clandestinità e con la protezione della Chiesa e subito dopo la guerra i democristiani – in particolare un democristiano di cui si ricordano solo gli specialisti e che si chiamava Luigi Gedda – li adoperarono per penetrare maggiormente nel mondo giovanile.
• Chi è questo Baden-Powell?
Robert Baden-Powell, inglese. Aveva fatto l’ufficiale di Sua Maestà nelle colonie, e aveva poi scritto dei manuali sulla vita all’aria aperta – cioè sulla vita all’aria aperta alla maniera dei soldati – che andavano a ruba tra i ragazzi. Tra il 28 luglio e il 1° agosto del 1907, cent’anni fa, organizzò un campo in un’isola della Manica che si chiama Brownsea. Ci andarono in 22. Baden-Powell, o BP come lo chiamano i suoi seguaci, li divise in quattro pattuglie (lupi, tori, corvi, chiurli) e li fece gareggiare tra loro in tanti giochi all’aperto. Quando non gareggiavano, facevano escursioni. L’iniziativa ebbe un successo enorme e diede l’avvio al movimento. Il quale aveva e ha una filosofia forte, che pare sorpassata e invece resiste ai tempi.
• In che consiste questa filosofia?
E’ riassunta nel motto di BP, che è il motto di tutti gli scout: «Cerca di lasciare un mondo migliore di quello che hai trovato». A me piace anche un’altra frase: «Lo scout è tollerabile in un party, indispensabile in un naufragio». Poi: «Once scout, forever scout», cioè «Una volta scout, per sempre scout» che fa assomigliare l’ingresso nello scoutismo (una cerimonia molto suggestiva, di solito intorno al fuoco, con la promessa declamata e le lacrime agli occhi del neo-adepto) al sacramento cattolico dell’Ordine. Anche per i cattolici chi è stato ordinato sacerdote, qualunque cosa gli accada poi, resta sacerdote per sempre.
• In che consiste la promessa?
«Prometto sul mio onore di fare del mio meglio per compiere il mio dovere verso Dio, la Patria e la Famiglia, di agire sempre con disinteresse e lealtà e di osservare sempre la Legge Scout». In Italia i cattolici cominciano così: «Con l’aiuto di Dio prometto...» e poi il testo è uguale. La canzone che sarà cantata a Roma il prossimo 1° agosto, quando 40 mila scout provenienti da tutta Italia festeggeranno il centenario al Circo Massimo di Roma, dice: «Ho percorso cent’anni per la stessa direzione, mai uguale nel tracciato, tante vie tante persone, un passo dopo l’altro, una bussola che non inganni». La canzone si chiama L’Alba del Centenario. Vede, sono pensieri forti – Dio, Patria, Famiglia – apparentemente in contrasto col nostro modo di vivere dove tutto sembra possibile, dove così tanti mostrano di credere a niente o a molto poco. Eppure le due organizzazioni scoutistiche – la cattolica Agesci, 180 mila soci, e la laica Cngei, 11 mila – dicono che le richieste per entrare sono tante. Sa qual è la difficoltà? Non si trovano adulti disposti a stare con i ragazzi. Perché i boy-scout, che possono avere dai 7 ai 20 anni, sono organizzati in modo tale che un adulto con loro ci vuole sempre.
• C’è qualche famoso che ha fatto il boy-scout?
Tantissimi e di tutti i generi: Giovanna Melandri e Daniela Poggi, Ignazio La Russa, il leader dei no global Vittorio Agnoletto, Marco Baldini – la spalla di Fiorello – che aveva come capo Sergio Valzania, (che è il suo capo anche adesso come direttore di Radiodue), Corrado Passera, oggi amministratore delegato di Banca Intesa. A noi fanno impressione quelli che poi, nella vita, si son fatti la fama di cattivi. Per esempio Dario Argento, regista di film horror, boy-scout e chierichetto. O Roberto D’Agostino, il terribile gossipparo di Internet. O Daniele Luttazzi, l’iconoclasta per eccellenza. Una delle sue prime battute risale a uno spettacolino che, da boy-scout, organizzò proprio per la platea dei suoi compagni col fazzoletto al coll facendo la parodia del giornalista di tg, declamava: «Oggi il telegiornale andrà in onda in forma ridotta per venire incontro alle vostre capacità mentali». [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 29/7/2007]
(leggi)