vanity, 30 luglio 2007
Festino a Roma
• Alla pagina 8 del Corriere della Sera di stamattina c’è la foto dell’onorevole Cosimo Mele, 50 anni, sposato, tre figli, eletto a Brindisi nel cattolicissimo partito dell’Udc e beccato all’hotel Flora di via Veneto con due prostitute e alla fine di un festino a base di coca. Nella foto, l’onorevole appare come un uomo pelato, sorriso mesto, punte dei piedi all’infuori. Si è autodenunciato: una delle due ragazze – F.Z., 29 anni – s’è sentita male, s’è presentata al pronto soccorso del San Giacomo e ha detto di esser stata costretta a prendere delle pasticche. In base a questa dichiarazione – poi ritrattata – i medici hanno chiamato la polizia. Nulla di penalmente rilevante – almeno fino al momento in cui scriviamo – ma lo scandalo è grosso. I politici sono ormai «la casta», e uno dei membri di questa casta, un oscuro peon che di giorno si dà da fare per le “politiche della famiglia” (come si dice), di notte spende almeno cinquecento euro per andare a puttane in uno dei più costosi alberghi della Capitale. Dopo qualche ora di incertezza, Mele ha deciso di “fare outing”, cioè ha spontaneamente dettato alle agenzie la frase: «Il politico di via Veneto sono io». Facendosi forte di questa presunta prova di coraggio, ha poi creduto di potersi dimettere dal partito, ma non dalla Camera, luogo che gli garantisce uno stipendio fuori misura e prebende di ogni tipo. Risulta tra i firmatari della legge – presentata dalla stessa Udc – che si proponeva di sottoporre a test anti-droga anche i parlamentari e che la commissione Affari costituzionali – in perfetto «spirito di casta» – ha cassato proprio su questo punto. Interrogato a proposito di questa firma, ha risposto: «Può essere, non mi ricordo». Un’inchiesta de Le iene rivelò – non molto tempo fa – che un parlamentare su tre sniffa. [Giorgio Dell’Arti]