Roberto D’Agostino, Dagospia 30/7/2007, 30 luglio 2007
Due giovinotti di nome Vinicio Peluffo e Alberto Losacco si sono presentati stamane alle 9 nella sede dell’Ulivo di piazza SS
Due giovinotti di nome Vinicio Peluffo e Alberto Losacco si sono presentati stamane alle 9 nella sede dell’Ulivo di piazza SS. Apostoli con il pacco delle firme che servono a WalterEgo Veltroni per entrare nella gara del nuovo Partito Democratico. Si tratta di un confronto virtuale che il Sindaco d’Italia l’ha già vinto a mani basse. Nessuno degli altri candidati è in grado di contrastare la sua cavalcata ecumenica che è iniziata al Lingotto di Torino e si concluderà alla metà di ottobre con grandi squilli di trombe. La giostra delle candidature ha preso a girare e la sensazione è quella di un concorso truccato all’origine perchè si sa già il risultato finale. Lo schieramento che appoggia WalterEgo è massiccio, attraversa i poteri forti dell’economia e fa leva soprattutto sulla potenza di fuoco della grande stampa nazionale. L’elenco degli editori-padroni che lo appoggiano coincide con l’Olimpo dell’informazione. Sono dalla sua parte Carletto De Benedetti (tessera number one del Pidì) e la corazzata del "Corriere della Sera", dove il giornalista-padrino Paolino Mieli si diverte a stuzzicarlo ma ha già fatto la sua scelta definitiva. E’ dalla sua parte Luca Cordero di Montezemolo con le batterie pesanti della Fiat e del quotidiano "La Stampa" che trova nel direttore Giulio Anselmi un corifeo sicuro. A questi Montezuma può aggiungere il "Sole 24 Ore" di Confindustria dove la coscienza critica di Flebuccio De Bortoli non potrà certamente intralciare il percorso di rinnovamento e la rivoluzione generazionale del leader romano. (Luca Cordero di Montezemolo e WalterEgo Veltroni - Foto U.Pizzi) Quanto a Cesarone Geronzi che è diventato il dominus di Mediobanca, non c’è alcun problema perchè il banchiere di Marino è un maestro di realpolitik e quando vedrà montare l’onda veltroniana, farà dimenticare il feeling di Veltroni con Matteuccio Arpe, e terrà a bada quei fratelli Angelucci (proprietari di cliniche e di quotidiani come "Libero" e "Il Riformista") che ancora pencolano verso D’Alema e il centrodestra. In questa galleria di padroni-editori che sono pronti a schierarsi per il Sindaco della Provvidenza c’è spazio anche per Francesco Gaetano Caltagirone e per i costruttori romani. E’ un mondo - quello del mattone - dove l’opportunismo e il business valgono più delle ideologie e dell’utopia. Da quando è diventato sindaco nel 2001, il 52enne leader Ds è stato un grande benefattore della potente "casta" che ha realizzato la metropolitana, l’Auditorium, la nuova Fiera e le immense periferie della Capitale. Un solo appalto è andato a buca ed era quello che riguardava l’affidamento a un consorzio di imprese di 800 milioni di euro per ripianare le strade di Roma devastate da un’infinità di buche. Ma questo incidente di percorso non può compromettere la gratitudine dei neo-palazzinari nei confronti del Sindaco "dalle mani pulite" che ha moltiplicato il business e ha riempito di gru i prati della Bufalotta e di Tor Pagnotta. E’ da questi prati, dove sorgono nuovi quartieri e immensi palazzi, che arriva adesso il Principe Azzurro in grado di aggiungere alla collezione mediatica di WalterEgo, l’ultima perla indispensabile per il suo successo. Questa perla è l’"Unità", il quotidiano di partito che Antonio Gramsci fondò il 12 febbraio 1924 e che il Sindaco della Provvidenza deve trasformare a sua immagine e somiglianza. (Cesarone Geronzi e il suo ex baccio destro Matteuccio Arpe - Foto U.Pizzi) Nei giorni scorsi Dagospia aveva annusato che intorno al giornale di Gramsci, Negarville, Alicata, Foa, Caldarola, Padellaro, Colombo e Travaglio, in pesante crisi economica e di vendite, stava succedendo qualcosa di grosso, e che la proprietà sarebbe passata di mano. Adesso arrivano nuove notizie. La prima è che il Principe Azzurro, cioè l’acquirente della testata che dal marzo del 2001 appartiene alla società Nuova Iniziativa Editoriale (NIE), non è un uomo solo. Sembra infatti che i candidati pronti a portare sotto il trono di WalterEgo il quotidiano di Gramsci siano almeno tre. Di uno di questi si conosce il nome e il cognome. Si tratta di Pierluigi Toti, il costruttore romano che insieme al fratello Claudio è proprietario del Gruppo Lamaro. Anche lui fa parte della casta dei neo-palazzinari dove occupa un posto di prima fila. Ha 58 anni, una laurea in giurisprudenza alla Sapienza e dopo un’esperienza in Venezuela per costruire 1.500 appartamenti, è entrato a piedi giunti nel panorama romano degli appalti e delle costruzioni. L’elenco delle realizzazioni di Toti e del fratello Claudio (al quale nell’aprile 2006 la web-radio del Comitato Veltroni per Roma ha dedicato un ampio elogio) ha un perimetro sterminato. L’impresa Lamaro ha ristrutturato la Galleria di piazza Colonna, ha vinto la gara per la riconversione delle torri del ministero delle Finanze all’Eur e degli ex-Mercati Generali, e nel 2004 ha dato vita al sogno veltroniano della Nuova Fiera di Roma (un business da 400 milioni di euro). Per non parlare del teatrino shakespiriano di Villa Borghese, diretto da Gigi Proietti, ”regalato” al Comune di Roma Veltrona. Per quanto si sa l’unico omaggio pubblico che Veltroni gli ha fatto è stato di nominarlo nel 2005 Cavaliere del Commercio, ma Toti non si è accontentato di questo e sull’onda di un rapporto fortissimo con Geronzi e Capitalia, ha allungato le sue ambizioni fino a Milano dove con la Si.To. Financiére ha acquistato il 5,14% di Rcs Mediagroup. Da quel momento il più forte concorrente di Caltagirone sulla piazza romana, ha messo i piedi nell’editoria e si è seduto al tavolo dei 15 "pattisti" di Rcs che controllano il "Corriere della Sera" e le testate Rizzoli. (I fratelli CLaudio e Pierluigi Toti - Foto U.Pizzi) L’uomo è aitante e ambizioso, dispone di una liquidità stimata intorno ai 500 milioni di euro, ma non è un editore di mestiere. Ed è questa la ragione per cui non potrà fare da solo la parte del Principe azzurro e del Cavaliere Solitario nell’acquisto del quotidiano di Gramsci. Su quel giornale pesa ancora un prestito agevolato di 120 milioni di euro che fu concesso anni fa in base a una legge del 1987 voluta da Bettino Craxi. In quell’epoca il leader socialista si trovò di fronte ai buchi finanziari dell’"Avanti" e inventò uno strumento coperto dalla garanzia dello Stato. Molti organi di informazione di partito se ne sono avvantaggiati perchè al di là delle linee di credito delle banche, è sempre stata considerata miracolosa la strada del credito agevolato garantito da fideiussioni statali. Per i nuovi acquirenti dell’"Unità" si tratta di non perdere quella specie di autostrada fnanziaria e di conservare quindi le connotazioni di impresa editoriale. Ecco la ragione per cui il ricco Toti dai capelli brizzolati e gli occhi corvini ha bisogno di avere accanto a sé altri soci che rientrino a tutti gli effetti nella categoria degli editori. Chi siano i compagni di strada del Principe azzurro che vuole portare in dote a Veltroni il giornale di Gramsci, è ancora presto per dirlo. Ciò che appare invece chiaro è la volontà di Veltroni di coprirsi a 360° sul fronte della stampa per sfilare dal patrimonio dei Ds che il tesoriere Ugo Sposetti vuole difendere con le unghie e con i denti, la testata storica del Partito. Per questa operazione il primo a scendere in pista è il ricco immobiliarista dai capelli brizzolati che nei giorni scorsi ha fatto il giro delle sette chiese per cercare nuovi partner e nuovi consensi politici. Toti c’è. Gli altri stanno per arrivare. Dagospia 30 Luglio 2007