Giornali Vari, 30 luglio 2007
Anno IV - Centosettantanovesima settimanaDal 23 al 30 luglio 2007Festini Alla pagina 8 del Corriere della Sera di stamattina, lunedì 30 luglio 2007, c’è la foto dell’onorevole Cosimo Mele, 50 anni, sposato, tre figli, eletto a Brindisi nel cattolicissimo partito dell’Udc e beccato all’hotel Flora di via Veneto con due prostitute e alla fine di un festino a base di coca
Anno IV - Centosettantanovesima settimana
Dal 23 al 30 luglio 2007
Festini Alla pagina 8 del Corriere della Sera di stamattina, lunedì 30 luglio 2007, c’è la foto dell’onorevole Cosimo Mele, 50 anni, sposato, tre figli, eletto a Brindisi nel cattolicissimo partito dell’Udc e beccato all’hotel Flora di via Veneto con due prostitute e alla fine di un festino a base di coca. Nella foto, l’onorevole appare come un uomo pelato, sorriso mesto, punte dei piedi all’infuori. Si è autodenunciato: una delle due ragazze - F.Z., 29 anni - s’è sentita male, s’è presentata al pronto soccorso del San Giacomo e ha detto di esser stata costretta a prendere delle pasticche. In base a questa dichiarazione - poi ritrattata - i medici hanno chiamato la polizia. Nulla di penalmente rilevante - almeno fino al momento in cui scriviamo -, ma lo scandalo è grosso. I politici sono ormai «la casta», e uno dei membri di questa casta, un oscuro peon che di giorno si dà da fare per le ”politiche della famiglia” (come si dice), di notte spende almeno cinquecento euro per andare a puttane in uno dei più costosi alberghi della Capitale. Dopo qualche ora di incertezza, Mele ha deciso di fare ”outing”, cioè ha spontaneamente dettato alle agenzie la frase: «Il politico di via Veneto sono io». Facendosi forte di questa presunta prova di coraggio, ha poi creduto di potersi dimettere dal partito, ma non dalla Camera, luogo che gli garantisce uno stipendio fuori misura e prebende di ogni tipo. Risulta tra i firmatari della legge - presentata dalla stessa Udc - che si proponeva di sottoporre a test anti-droga anche i parlamentari e che la commissione Affari costituzionali - in perfetto «spirito di casta» - ha cassato proprio su questo punto. Interrogato a proposito di questa firma, ha risposto: «Può essere, non mi ricordo». Un’inchiesta de Le iene rivelò - non molto tempo fa - che un parlamentare su tre sniffa.
Iraq La commovente vittoria dell’Iraq nella Coppa d’Asia di calcio (1 a 0 all’Arabia Saudita nella finale di Giacarta) e i successivi festeggiamenti per le vie di Bagdad mostrano che, se pure si dovrà dividere l’Iraq per tribù (un pezzo ai curdi, un altro agli sciiti, un terzo ai sunniti, ecc.), bisognerà anche «trovare uno spazio per quel popolo invisibile che si considera con tenacia prima di tutto iracheno» (Guido Rampoldi). Il gol della vittoria è nato da un cross scoccato da un’ala sciita e messo dentro da un turcomanno sunnita proveniente da Kirkuk, zona contesa dai curdi. L’allenatore della Nazionale, il brasiliano Jorvan Vieira, nelle dichiarazioni dopo la partita, ha detto: «Ho visto i festeggiamenti in televisione, vorremmo tutti essere lì, ma non è possibile». Perché? «Se alcuni dei miei ragazzi tornassero a Bagdad sarebbero uccisi. Tre di loro hanno perso i genitori negli ultimi due mesi. Il nostro fisioterapista è stato ammazzato da una bomba il mese scorso: era una magnifica persona, ha lasciato una moglie e quattro figli piccoli». L’Irak è arrivato alla finale sconfiggendo ai rigori la Corea. Pochi minuti dopo quella vittoria, profittando della folla che esultava per le strade della città, i terroristi hanno fatto saltare in aria due autobombe - piazzate apposta nei punti strategici - e hanno ammazzato 55 persone.
Mutui Le Borse di tutto il mondo hanno subito la settimana scorsa un paio di scossoni molto pesanti e molto preoccupanti, dovuti alla particolare situazione americana. Qui le famiglie sono troppo indebitate e se le famiglie americane, perseguitate dai creditori, smettono di fare acquisti, ci andiamo di mezzo tutti, perché gli Stati Uniti sono il primo cliente di quasi tutti i paesi del mondo. Da che cosa nasce questa difficoltà americana? Da molti fattori messi insieme, ma i più spettacolari e gravi sono due. Le banche hanno spinto fortemente sulla diffusione delle carte di credito e questa politica commerciale ha prodotto una quantità insospettabile di drogati e di drogate della carta che spendono senza sapere quello che fanno: dopo il primo periodo di promozione a tasso zero, le banche applicano commissioni che possono arrivare al 16 per cento. Seconda ragione: le banche hanno trovato il modo di dare soldi a chi vuol comprare casa, ma non offre garanzie. Si tratta dei mutui cosiddetti subprime: si concedono a un cliente non importa quanto affidabile, poi si trasformano in un’obbligazione e si vendono a un Fondo. Il Fondo piazza a sua volta le sue quote, il cui valore è determinato anche dalle obbligazioni-mutuo, tra il pubblico. Quindi, lo stesso signor Smith che è stato finanziato col mutuo potrebbe in teoria investirci su comprando una quota del Fondo dove il suo mutuo galleggia sotto forma di obbligazione. Questo girotondo cessa - e con gran fracasso - quando mr. Smith non ha più i soldi per rimborsare il mutuo. Allora il Fondo vende al più presto le obbligazioni-spazzatura e butta giù la Borsa. A quanto ammontano i soldi legati al fenomeno carte di credito e al fenomeno mutui subprime? Per le carte di credito, si parla di 880 miliardi di dollari. Per i mutui qualcuno dice 50 miliardi, qualcun altro 100. La verità, purtroppo, è ancora più spaventosa: di quanti soldi si tratta non lo sa nessuno.
Giappone In Giappone, il partito liberaldemocratico ha perso le elezioni per il rinnovo di metà della Camera Alta (Senato), dove il primo ministro Abe non ha più a questo punto la maggioranza. Singolare situazione, non lontana da quella italiana: il governo ha la maggioranza alla Camera, ma non al Senato. Nel sistema giapponese, è la Camera Bassa - più importante - che dà la fiducia, quindi Abe non ha l’obbligo di dimettersi, e non si dimetterà. Lo rovesceranno gli stessi uomini del suo partito? Difficile, perché non c’è nessuno in grado di sostituirlo. Se il potere, dopo 53 anni di governo quasi ininterrotto, passasse, magari dopo un’elezione anticipata, all’opposizione democratica? Quasi impossibile: il capo di quest’opposizione è talmente malato che non ha potuto partecipare ai festeggiamenti, lo stesso partito democratico giapponese è un’accozzaglia di transfughi dalla maggioranza, dalle idee più diverse. Paese verso la paralisi, quindi, con la Cina che cresce impetuosa a pochi chilometri di distanza.
Berlusconi Berlusconi, senza avventurarsi in spiegazioni tecniche, si è sempre detto contrario al referendum che corregge la legge elettorale. Motivazione ufficiale: la Lega non vuole e «non possiamo perdere la Lega». Senonché l’unico partito che trarrebbe davvero vantaggio dalla legge elettorale in vigore dopo l’eventuale vittoria dei referendari è proprio Forza Italia: essendo la lista più votata, riceverebbe il premio di maggioranza e potrebbe, anche con il 30 per cento dei consensi, governare da sola. A sinistra sarebbero capaci di fondersi e prendere più voti di Forza Italia? A occhio si direbbe di no. Alle nuove elezioni la sinistra si presenterà probabilmente con due soggetti, piuttosto in conflitto tra di loro: il Partito democratico, frutto della fusione tra Ds e Margherita; e la "Cosa rossa" (chiamiamola così), cioè la lista-federazione tra Rifondazione, Comunisti Italiani, Verdi e Sinistra ex diessina. Il Partito democratico dovrebbe stare tra il 20 e il 25 per cento, la Cosa rossa tra il 15 e il 20. A destra, Fini ha subìto una scissione importante da Storace e Buontempo, e Berlusconi, in un incontro di giovedì scorso che deve essere stato drammatico, gli ha dato la notizia: non intende formare il Partito unico della destra e neanche federarsi con An. Anche qui, nessuna spiegazione tecnica, ma la semplice, rassegnata constatazione che "Lega e Udc non vogliono". Sembra incredibile, ma la spiegazione è stata presa per buona.