Corriere della Sera 30/7/2007 La Stampa 31/07/2007, pag.6 GUIDO RUOTOLO La Repubblica 31/07/2007, pag.10 LELLO PARISE La Repubblica 31/07/2007, pag.10 VALERIA ABATE, MASSIMO LUGLI, 30 luglio 2007
ARTICOLI SULLA DISAVVENTURA DELL’ONOREVOLE UDC COSIMO MELE BECCATO CON DUE PROSTITUTE AL FLORA DI ROMA. CON UNA BELLA STORIA DELL’HOTEL FLORA SU CUI FACCIO UN’ALTRA SCHEDA (SUCCESSIVA)
ROMA – Il colpo di scena arriva alle otto di sera. «Sì, sono io. Quel parlamentare sono io. Ma di droga non ne ho vista nemmeno l’ombra e la signora mi era stata presentata quella sera a cena da amici». L’onorevole Cosimo Mele, 50 anni, eletto nelle liste dell’Udc nel collegio di Brindisi, membro della Commissione ambiente, ammette così, in un lancio dell’agenzia Ansa, di essere il misterioso uomo politico presente venerdì notte in una suite dell’Hotel Flora di via Veneto in compagnia di una ragazza romana, F.Z., di 29 anni. Secondo la polizia c’erano anche una seconda «squillo» e forse altre persone, per un festino a base di cocaina e alcol. La stessa giovane, sabato mattina, si è sentita male in albergo ed è stata soccorsa dal «118». Una corsa in ambulanza a sirene spiegate verso l’ospedale «San Giacomo » durante la quale, con vaneggiamenti e frasi a sproposito, forse provocate dall’assunzione di psicofarmaci e stupefacenti, la «squillo» ha finito per insospettire infermieri e medici. «Mi hanno costretta a prendere delle pasticche, io non volevo», ha raccontato la ragazza, modella a tempo perso. Accuse poi ritrattate poche ore dopo in questura, negli uffici della squadra mobile, ma che lì per lì sono state sufficienti per spingere i medici a chiedere l’intervento della polizia. «Non sapevo nemmeno che quella signora facesse quel tipo di prestazioni, è stata una cosa strana e insolita», ha spiegato ieri l’onorevole Mele, profondamente scosso dallo scandalo.
L’ammissione del deputato, fra i firmatari della proposta di legge sulla «pubblicità sull’uso di sostanze stupefacenti o psicotrope da parte dei parlamentari», bocciata alla Camera in commissione Affari costituzionali, non ferma tuttavia le indagini su ciò che è accaduto al «Flora». Dagli accertamenti della Mobile è infatti emerso che il parlamentare pugliese ha pagato la compagnia della ragazza, ma soprattutto che in albergo le persone presenti nella suite della festa avrebbero fatto uso di cocaina. Circostanza confermata anche dal referto medico del «San Giacomo» dal quale emerge che nel sangue di F.Z., visitata dopo il malore al «Flora», sono state riscontrate tracce dello stesso stupefacente.
Tracce che comunque non escludono una assunzione precedente all’incontro. Per questo motivo oggi il procuratore capo Giovanni Ferrara valuterà se esistano gli estremi per aprire un fascicolo. Le possibili ipotesi di reato vanno dall’acquisto e cessione di sostanze stupefacenti a fattispecie collegate alla prostituzione (induzione, sfruttamento, favoreggiamento). Oggi l’onorevole Mele si recherà in questura. «Per chiarire – spiega – anche se non mi hanno convocato, se non ho nessun obbligo». Questa mattina sarà l’occasione, l’ennesima, per ricostruire ancora una volta ciò che è accaduto al «Flora ». Sabato pomeriggio gli investigatori hanno già ascoltato i commensali che avevano partecipato alla cena al ristorante Camponeschi e chi era presente nella suite. Non è escluso che vengano sentiti di nuovo, dopo il deputato, che ieri ha anche precisato di non aver capito subito che F.Z. fosse una «squillo» ma che, una volta intuito, le ha fatto un regalino
(una somma di denaro non specificata). E ora l’indagine, se dovessero emergere nuovi elementi, potrebbe allargarsi a ben altri scenari.
Cosimo Mele,
il deputato udc protagonista del caso di via Veneto
Rinaldo Frignani
ROMA – «Ho sbagliato (silenzio) sono pentito (silenzio). Sono stato sfigato perché se la ragazza non si fosse sentita male non sarebbe successo nulla. Ma sono anche orgoglioso». Orgoglioso? «Sì, orgoglioso di me stesso. Quando ho avvertito la reception e poi chiesto di chiamare un’ambulanza ho capito che il mio nome poteva uscire. Molti altri se la sarebbero data a gambe». Solo che Cosimo Mele – deputato dell’Udc, 50 anni, sposato, tre figli – la parola orgoglioso la pronuncia come un sussurro, con la voce tremante di chi si sente «cadere il mondo addosso».
Cosa è successo venerdì sera?
«Sono uscito dalla Camera intorno alle nove, sono andato a cena con degli amici, non politici, al Camponeschi, un ristorante di Piazza Farnese. Dopo un po’ è arrivata questa ragazza, che io non avevo mai visto prima, ma che conosceva i miei amici. stata lei che ha cominciato a parlarmi...».
Sta dicendo che è stato adescato?
«Adescato? Io non sono esperto di queste cose ma non avevo capito che fosse una prostituta».
E cosa pensava?
«Pensavo fosse la ragazza che cercava un’avventura. Ho capito solo quando siamo arrivati all’Hotel Flora».
L’ha pagata?
«Pagata... non proprio. Le ho fatto un regalo, una somma in denaro, niente di esagerato però. Poi siamo saliti su, siamo stati insieme, e dopo io mi sono addormentato».
Avevate preso cocaina?
«Io non ho preso cocaina né altri tipi di droga. Non ho visto se quella ragazza l’ha presa oppure no. Forse sì, ma magari prima di incontrarmi oppure mentre dormivo».
Lei ha firmato la proposta di legge sul test antidroga per i parlamentari.
«Francamente non ricordo, ma il test sono pronto a farlo anche subito».
Non c’era con voi un’altra ragazza?
«Quando siamo saliti no. Quando mi sono svegliato ho sentito che, nel salottino della stanza, la mia accompagnatrice stava parlando con un’altra ragazza, straniera. Credo una sua amica, l’aveva chiamata lei».
E la sua accompagnatrice quando si è sentita male?
«Poco dopo, ormai era quasi mattina. Delirava».
Agli infermieri del San Giacomo ha detto di essere stata costretta a prendere pasticche.
«Se è per questo diceva anche che io l’avevo rapita, che non volevo chiamare l’ambulanza. Ma era in evidente stato di allucinazione. Per questo ho deciso di non accompagnarla in ospedale. Anche se tramite i miei amici, che la conoscevano, mi sono subito informato sulle sue condizioni».
Crede che la sua carriera politica sia finita qui?
«Deciderà il mio partito. Ma non mi sento di aver tradito niente e nessuno, se non la mia famiglia».
Lei fa parte di un partito, l’Udc, che della difesa della famiglia ha fatto una bandiera.
«Lo so, e per questo ho deciso di dare le dimissioni dall’Udc. Ma non vedo perché dovrei dimettermi da deputato, anche io sono un uomo con le mie virtù e le mie debolezze».
Una debolezza considerata grave a giudicare dalle sue dimissioni.
«Guardi, credo che nella politica italiana ci sia una grande ipocrisia. Adesso mi spareranno addosso quelli di Forza Italia, come se loro fossero tutti santarelli. Per non parlare di quelli della sinistra, che anche loro, quando serve, si fanno gli affari loro. E invece noi politici siamo uomini come gli altri: anche a noi capita di sbagliare».
Era la prima volta, onorevole?
«Non mi succedeva da tantissimi anni. Sono stato ragazzo anche io».
Come si sente adesso?
«Mi sento il mondo cadere addosso. Lo so, è una frase fatta, ma è proprio quello che sento».
Cosa le ha detto sua moglie? L’ha perdonata?
«Perdonato... Macché, piange tutto il giorno. Non so come andrà a finire».
E con i suoi figli ha parlato?
«No, non ancora. Non ho il coraggio».
Roberto Salvia
ROMA – Quando succedono questi incidenti di percorso i colleghi del malcapitato vengono assaliti spesso da un buonismo di maniera. Per cui bene ha fatto l’onorevole Cosimo Mele ad autodenunciarsi, anche se non era obbligato, ma poi in molti, tra deputati e senatori, raccomandano di fare attenzione a non scadere nel populismo e nell’antipolitica. Fa eccezione il segretario dei Comunisti italiani, Oliviero Diliberto, che usa parole molti pesanti: «Voglio vedere come voterà sulla sacralità della famiglia uno che va per puttane e che si droga».
All’inizio il più duro di tutti era stato Luca Volontè, il capogruppo dell’Udc alla Camera: «Chi si droga non può legiferare, chi è complice dello sfruttamento della prostituzione non può parlare di famiglia, figli, diritti umani. Un deputato al droga party con due prostitute? Si faccia avanti». Poi, quando Mele fa il passo decisivo, Volontè attenua i toni: «Spero che Mele ora passi molto tempo con la sua famiglia. Certo ognuno di noi ha una vita privata e può fare degli errori. Ma bisogna pure vedere quali sono questi errori soprattutto ora che Mele ha chiarito di non avere fatto uso di stupefacenti».
Mercoledì mattina, alla Camera, il segretario Cesa, il presidente Casini, Volontè e tutti gli altri parlamentari del gruppo si metteranno in fila davanti all’ambulatorio allestito dal partito per fare il test antidroga ai parlamentari dopo che la commissione Affari costituzionali ha di recente bocciato una proposta di legge in tal senso presentata dall’Udc. «Ci vado anch’io a farmi il test», annuncia il senatore Francesco Storace che dice di non aver mai conosciuto il collega Mele: «Certo, ha fatto una figuraccia ma dal momento che si è autodenunciato ha fatto una figura migliore di Sircana, il portavoce di Prodi che ha tentato di negare fino in fondo». Storace prova a trarre una conclusione: «Sono contento per Mele che sostiene di non aver nulla a che fare con la droga. Ma allora, se le cose stanno così, perché si vuole dimettere?
» Nell’estrema sinistra batte un cuore garantista: «Mele non era obbligato ad autodenunciarsi ma ha comunque fatto bene ad uscire allo scoperto», dice Giovanni Russo Spena (Prc). Il problema, semmai, non è la droga e neanche il sesso a pagamento: «E’ la sobrietà dei comportamenti, lo stile di vita: perché l’eletto deve vivere come il popolo. Qui invece vengono a Roma e poi si mettono a fare i festini», taglia corto il capogruppo di Rifondazione al Senato. Maurizio Gasparri (An) non se la sente di girare il coltello nella piaga: «Certo, siamo personaggi pubblici, Mele ha fatto bene a autodenunciarsi ».
L’outing a mezzo stampa del deputato Mele è arrivato al termine di un pomeriggio molto concitato e la più accanita persecutrice del malcostume parlamentare è sembrata la senatrice di Forza Italia Maria Burani Procaccini: «E’ doveroso che venga fuori. La gente deve sapere chi è costui». Il sottosegretario all’Economia, Paolo Cento (Verdi), la vede sotto un altro punto di vista e denuncia l’ipocrisia che regna in Parlamento: «Facciamo allora un bel test antidroga ai senatori e ai deputati e faremo cadere questo muro di menzogna. Perché il ceto politico finisce per essere proibizionista con gli altri e libertino con se stesso ».
Dino Martirano
*****************
’Ho avuto la droga dall’onorevole”. La Stampa 31 Luglio 2007. Roma. No. Non lo conoscevo. Era la prima volta. Diciamo che io lavoro per un’agenzia.. Venerdì sera mi presento all’appuntamento al ristorante Camponeschi, in piazza Farnese. Eravamo in tre. Io, l’onorevole Cosimo Mele e un’altra persona, che ci ha poi lasciati». E’ radicalmente diversa la versione dell’onorevole Mele dal racconto che la prostituta F.Z., una bella ragazza di circa trent’anni, mette a verbale sabato pomeriggio, davanti a un funzionario della squadra mobile della questura di Roma, una volta dimessa dal pronto soccorso dell’ospedale San Giacomo, dove era stata ricoverata alle prime luci dell’alba.
E’ vero, la ragazza, in «stato confusionale», al pronto soccorso dell’ospedale cittadino aveva fornito un’altra versione ancora: «Mi hanno costretta a prendere quelle pasticche...». Quasi a lasciar intendere che era stata drogata per essere violentata. Ma quando l’effetto della cocaina era ormai terminato, la ragazza è stata convocata in questura. E ha dato la nuova versione, che contraddice, appunto, quella di Mele.
Anche se la Mobile non ha ravvisato alcuna ipotesi di reato, la Procura di Roma ha aperto un fascicolo. E valuterà le «carte», intanto la deposizione di F.Z., prima di decidere se archiviare il caso o procedere con altri atti istruttori.
Dunque, dopo cena l’onorevole e la prostituta vanno all’Hotel Flora, in via Veneto, dove lui si registra regolarmente. E salgono alla suite. Racconta lei: «Appena in camera, mi ha dato subito 500 euro». L’onorevole ha detto che spontaneamente le aveva fatto un «regalo». Nella notte poi, è la versione della prostituta, succede quanto segue: «A un certo punto, l’onorevole tira fuori della cocaina....».
Ma come?, Mele ha negato nella maniera più categorica di aver assunto droghe e lei, F.Z., dice che è stato lui a tirare fuori la polvere bianca, e comunque a sniffarla, tirarla «insieme». La ragazza gioca a scaricabarile per difendersi?
La sua versione dei fatti diverge radicalmente da quella di Mele anche su altri due aspetti della vicenda. «A un certo punto - ricostruisce la prostituta - mi ha chiesto di chiamare un’altra mia amica». Un’altra collega..., che effettivamente arriva in albergo (lui si era limitato soltanto a confermare che fu lei a chiamare un’amica al telefono, che poi si è presentata in camera). Ma a questa «amica», racconta lei, l’onorevole sgancia «300 euro». Forse un altro regalo.
La cocaina, però, tira un brutto scherzo a F.Z., che si sente male, si preoccupa. Insomma, diventa un problema. La ragazza invita l’onorevole a fare qualcosa, a chiamare un medico, a far arrivare un’ambulanza. Momenti di angoscia e di preoccupazione. Lui, insomma, traccheggia. Avverte che questa «avventura» rischia di finire male, intanto per lui. E invita la ragazza ad aspettare. Prime luci dell’alba. Lei si sente ancora male. Ma i ricordi di quei momenti sono lucidi. Al funzionario della Mobile non ha tentennamenti quando racconta: «L’onorevole se ne è andato......». Come? «Sì, dopo un po’ mi sono decisa a chiamare un amico per chiedere aiuto... che ha chiamato il 118 ed è arrivata l’ambulanza....».
Lui, Cosimo Mele, ha parlato della ragazza in preda al «delirio». Sono i brutti scherzi della cocaina. Ed ha assicurato di aver chiamato la «reception» e di essersi poi assicurato che la ragazza stesse bene.
Per la squadra mobile di Roma, una volta escluso il sequestro di persona o la violenza sessuale, non avendo F.Z. sporto denuncia, il «caso è chiuso». Politicamente, invece, il caso è ancora aperto. Ma la procura di Roma, comunque vuole approfondire l’episodio. Il «verbale» di assunzione di informazioni è stato consegnato. Andare a prostitute non è reato, tirare un po’ di coca neppure. Il caso è chiuso. O no?
GUIDO RUOTOLO
************
Casinò e guai giudiziari Mimmo sull´ottovolante. La Repubblica 31 luglio 2007. OSTUNI - «Mamma mia, che vergogna» confessa alle amiche da una casa al mare, con le lacrime agli occhi. Aspetta un bambino e questa emozione forte è come se le togliesse il fiato. «Non lo perdona, ma neppure lo lascia» assicurano un po´ tutti nella Città bianca travolta dalla cronaca rosa. «Sapete perché? Adele è giovane e la nascita del secondogenito rimetterà a posto le cose col marito».
La signora Adele, 37 anni, avvocato, erede di un ristoratore che da queste parti conoscevano tutti - «si mangiava alla grande da Chez Elio» - è «la moglie di Mimmo». Al secolo Cosimo Mele, 50 anni, al secondo matrimonio, due figli dal primo e uno con la nuova compagna. Deputato ormai ex Udc originario di Carovigno, un paese a meno di dieci chilometri dalle calette sabbiose di Ostuni, dove i vecchi in piazza e i segretari dell´Unione gridano: «Deve dimettersi, perché ci ha infangati».
Mele protagonista del festino romano a base di squillo e droga. Anche se l´onorevole ripete di non averla mai presa, la cocaina. Con quelli che gli telefonano ha soltanto la forza di confessare: «Sono un uomo distrutto». Rifiuta gli inviti di chi vorrebbe sbatterlo davanti ad una telecamera perché racconti «l´avventuretta», come la chiama lui, a luci rosse.
E´ fatto così, lu Mimmo. Tutto politica e sregolatezza. Come quando era finito in gattabuia a gennaio del 1999 da vicesindaco di Carovigno perché insieme col primo cittadino andavano a giocare al casinò coi soldi delle tangenti. Centinaia di milioni, tra il 1995 e il 1998, per assegnare appalti pubblici o fare assunzioni. Poi la partenza alla volta di Montecarlo per accomodarsi al tavolo verde. Una passione sfrenata, quella per il gioco, che gli costa l´arresto con le accuse di concussione e corruzione. Il processo va avanti.
Ma già nel 2000 l´eclettico Mimmo voleva diventare consigliere regionale: l´ex democristiano bussa alla porta di An, però gliela sbattono in faccia. Riesce ad accasarsi nell´Udc e trionfa. «Dalle sue parti è sempre stato temuto e rispettato». Tant´è che proprio l´Udc a Carovigno ha una delle percentuali più alte in Italia.
Non si perde mai d´animo, Mele. E´ il 2003 e l´assemblea pugliese discute a proposito dell´Iraq invaso dagli americani. Il capogruppo del partito all´epoca guidato da Marco Follini deve partecipare al dibattito, però non sa aprire bocca. E allora, che fa? Rilegge parola per parola l´intervento di Follini alla Camera fatto quindici giorni prima: era una disquisizione sulla concessione agli Usa delle basi militari tricolore, ma col tacco d´Italia aveva poco a che fare. Tutti ascoltavano Mele, ma non riuscivano a capire. Non ci volle molto per scoprire l´arte di copiare il capo. Forse in queste ore può andare bene quello che Mele predicava quattro anni fa. Avevano arrestato un assessore della giunta Fitto: Andrea Silvestri, pure Udc. E Mele avvertiva: «La spettacolarizzazione della giustizia non rende un servizio ai cittadini».
LELLO PARISE
*********************
"Solo un´avventura? Vi racconto quella notte". La Repubblica 31 luglio 2007. ROMA - «Sono distrutta, la mia vita è finita dopo questa storia con il politico, mia madre e mio fratello, che fa il poliziotto, hanno scoperto come vivo e cosa faccio ma io ho la coscienza a posto, non ho commesso reati, non ho neanche bisogno di un avvocato».
Voce incrinata di stanchezza e di rabbia, uno sfogo come un fiume in piena quello di F. Z., la ragazza squillo finita all´ospedale dopo una notte di sesso e cocaina all´Hotel Flora assieme al parlamentare dell´Udc Cosimo Mele.
«Ho letto le sue dichiarazioni ai giornali e la verità è stata completamente stravolta. Io non l´ho denunciato e lui non solo non mi ha neanche telefonato per ringraziarmi ma, anzi, mi fa apparire in questo modo».
Era la prima volta che lo incontrava?
«Si, la prima. Me l´ha presentato una persona».
L´onorevole Mele ha detto: «Non sapevo che fosse una squillo». E´ vero?
«Certo, come no? Ma se la prima cosa che ha fatto è stata quella di darmi i soldi, ma andiamo...».
Quanto le ha dato?
«Senta, io non ho voglia di parlare di queste cose. Sono rovinata, i miei clienti hanno capito che sono io e nessuno mi chiama più. Io ho un mutuo da pagare, i Rid, come faccio se non lavoro più? Io uso il mio nome, quello vero, perché sono una persona vera. E adesso mia madre e mio fratello hanno scoperto tutto e non mi parlano più, la persona con cui stavo, che sapeva benissimo tutto, mi ha lasciata dall´oggi al domani, non ho lavoro, non ho un compagno, non ho una famiglia, sono distrutta».
Torniamo a quella sera al Flora. L´onorevole Mele dice che, a un certo punto, si è addormentato.
«No, nessuno ha mai dormito quella notte. Siamo rimasti dalle 2 alle 5 del mattino, in tre in una stanza. E poi alla fine mi sono sentita male, ho visto delle cose che mi hanno fatto paura».
L´onorevole Mele ha chiamato l´ambulanza?
«Macché, ha cercato di strapparmi il cellulare di mano. Io ho telefonato al mio compagno e poi a mio fratello».
Lei ha portato la droga? Cosa ha preso? Pasticche? Coca?
«Io non ho portato assolutamente nulla. Mai. E le pasticche non le ho mai prese in vita mia, tra l´altro mi fanno paura. E poi ci sono le analisi che parlano chiaro»
Overdose di cocaina quindi. Chi l´ha portata?
«Ascolti, come sono andate le cose lo so io e lo sa la polizia. Mi hanno torchiata dalle 8 del mattino alle 6 di sera, sono venuti a prendermi in ospedale. Ero sporca, sudata, semisvestita. E´ stato un vero tormento, non mi sono mai sentita così umiliata in vita mia. Sa quanti mi hanno chiamata dicendo: lo so che sei tu. Nel nostro ambiente mettersi troppo in vista, finire sui giornali non va bene. Io sono una persona comune, voglio vivere una vita anonima».
VALERIA ABATE, MASSIMO LUGLI