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 2007  luglio 30 Lunedì calendario

I velieri a Genova. La Stampa 30 Luglio 2007. «Unlucky». Tutto ciò che non deve essere un comandante in mare è semplicemente questo: «Unlucky», secondo la terminologia anglosassone, «sfortunato» secondo quella mediterranea, sfigato secondo la nostra peninsulare

I velieri a Genova. La Stampa 30 Luglio 2007. «Unlucky». Tutto ciò che non deve essere un comandante in mare è semplicemente questo: «Unlucky», secondo la terminologia anglosassone, «sfortunato» secondo quella mediterranea, sfigato secondo la nostra peninsulare. Solo Nettuno sa quante siano le carriere condizionate da quella chiosa a pie’ di pagina, è però notorio come nella Navy americana la consuetudine avesse valore di legge. E ce l’ha ancora. Chi, in mare, portava jella assoluta? Ma una donna, naturalmente. Perché? Magari, un perché serio non c’era, ma è un fatto che in mezzo ai marosi la misoginia fosse più diffusa dello scorbuto e più difficilmente curabile. Ma come il vento, anche i tempi cambiano, e non sempre in peggio. All’alba del nuovo Millennio per la prima volta una donna in divisa calpestò la coperta del «Vespucci», la nave scuola della nostra Marina Militare che, in questi giorni, fa splendida mostra di sé nelle acque di Genova, regina della Tall Ships’ Races 2007 che, partita da Alicante, riunisce 33 fra i più suggestivi scafi del mondo. Allora, nel 2000, non tutti erano d’accordo con la novità. Oggi, su 400 fra cadetti ed equipaggio, gli «allievi di sesso femminile», come vengono definite, sono 21, più tre guardiamarina. Provengono da tutt’Italia, soprattutto dal Centro e dal Mezzogiorno, e Federica Eccelli, la più giovane con i suoi 18 anni e mezzo, è umbra, dunque originaria di una regione senza mare: ma da quando la svizzera «Alinghi» ha vinto e stravinto l’America’s Cup, questa non è più un’anomalia. Secondo il capitano di corvetta Luca Antonelli, di Savona, le ragazze sono tutte maledettamente «motivate e determinate, assolutamente competitive con i maschi». Lui, dice, è il «fratello maggiore talvolta il padre, insomma il tutor che accompagna gli allievi nel passaggio «da militare a marinaio». Da 75 anni, assicura, «non è cambiato nulla: sempre le stesse cose, salgono ”a riva” degli alberi, lucidano gli ottoni, dormono 4 o 5 ore per notte nelle amache, fanno le guardie». La cosa più difficile? «Il mare. Quando s’ingrossa, e nei giorni scorsi lo ha fatto, per loro che non hanno il ”piede marino” può essere un problema». «Il mare è sempre quello», diceva lo scrittore Vittorio G. Rossi. Forse per questa ragione a bordo vien fatto uso assai frugale delle nuove tecnologie, che pure sono abbondanti. Come in uno stadio quando in cartellone c’è una partita di grido, la gente si assiepa nel porto di Genova per visitare i grandi velieri. E come in uno stadio, i pericoli sono in agguato. L’altro giorno una signora è stata raggiunta al petto da una cannonata sparata dalla nave equadoregna «Guayas»: niente di grave, tre giorni di guarigione, il colpo era a salve, il «proiettile», lo stoppino usato per la carica. Mischiata fra le belle, «Nave Vespucci» conferma di essere la più amata dagli italiani. In un giorno sono saliti a bordo in 5 mila. Nessuno si spiega come riesca a nascondere l’età. Varata nel 1931, il 2 luglio «partì da Castellammare completamente allestita». Da sempre è curata come si usa con le cose preziose, osserva il comandante Massimo Vianello. Alla chiusura di ogni «campagna» tutto viene controllato. A cominciare dalle vele. «Di tela Olona, cioè di canapa. Dà loro forma il vento, così, finché possibile, si adoperano quelle usate: non è soltanto una questione di costi». Gli alberi, alti 50, 54 e 43 metri, sorreggono 26 vele, una superficie totale di 2824 metri quadrati e per le «manovre correnti» vengono usati oltre 30 chilometri di «cavi vegetali». Poi, su quello scafo di metallo, la caccia alla ruggine, minaccia strisciante e permanente. Due anni or sono un male oscuro aveva attaccato l’albero di trinchetto, quello prodiero: non ci fu niente da fare, dovette essere sostituito. Ma non se ne accorse nessuno. Costi di manutenzione? «Viene fatta all’Arsenale di La Spezia, sovente dall’equipaggio». Per la cronaca, la Tall Ships’ Races 2007 Mediterranea, è stata vinta da «Pandora», imbarcazione di 18,51 metri impostata nel 1991 da Andrey Ahkmeton, progettista di San Pietroburgo, ma oggi battente bandiera italiana dopo che, nel ”99, venne recuparata e restaurata da Marco de Amici. Che ha dichiarato, strafelice: «Il nostro segreto è stato di tenere duro e non mollare mai. Abbiamo ottenuto il risultato perché in queste settimane siamo riusciti a creare una complicità davvero speciale fra i membri dell’equipaggio». Lo scarso vento ha compromesso la sorte del «Vespucci», ottavo, e degli altri scafi della Marina Militare, tutti piuttosto corpulenti. Insomma, forse un po’ c’entra essere «unlucky». VINCENZO TESSANDORI