Federico Rampini, La Repubblica 30/7/2007, 30 luglio 2007
ELEZIONI IN GIAPPONE
LA REPUBBLICA
FEDERICO RAMPINI
Il partito liberaldemocratico, al potere in Giappone quasi ininterrottamente da 52 anni, ha subito ieri una umiliante disfatta elettorale che lo priva della maggioranza alla Camera alta. Il primo ministro Shinzo Abe ieri sera ha escluso di dimettersi. Ma la sua leadership è seriamente compromessa e la sua sopravvivenza politica può essere rimessa in discussione all´interno della stessa coalizione di governo. In soli dieci mesi il premier ha dilapidato il patrimonio di consenso e di credibilità ereditato dal suo predecessore, il brillante Junichiro Koizumi. Il sogno nazionalista di Abe mirava a restituire al Giappone un peso da grande potenza sullo scacchiere internazionale. Quell´ambizione ieri sera è affondata, mentre il paese sembra condannato a una paralisi legislativa.
Nel voto di ieri era in gioco la metà della Camera alta che è l´equivalente di un Senato. Secondo gli exit poll la coalizione di governo formata dal partito liberaldemocratico (Pld) e dal Nuovo Komeito ha perso la maggioranza mentre si è rafforzato il partito democratico che è la principale forza d´opposizione. «I risultati sono estremamente deludenti» ha commentato Abe in serata, ma ha subito aggiunto che non intende lasciare il suo posto e aprire una crisi di governo. «Continuerò a insistere sulla via delle riforme e manterrò la mia responsabilità di primo ministro». In passato rovesci elettorali di queste proporzioni avevano portato quasi sempre alla caduta del premier. Abe invece ha sacrificato una figura di secondo piano, il segretario generale del partito Hidenao Nakagawa, che si è dimesso. Al suo attivo Abe ha un bilancio di governo singolarmente squilibrato. Concentrandosi sulla politica estera, il premier ha migliorato le relazioni con la Cina e la Corea del Sud, ha messo in moto un referendum per la revisione della Costituzione pacifista, ha accelerato il riarmo e ha promosso un insegnamento della storia più «patriottico» (o revisionista) nelle scuole. Su questo piano nessuno può negare la sua abilità. Fedele alle tradizioni della sua famiglia che domina la politica nipponica da quasi due secoli, questo falco nazionalista è riuscito a realizzare un piccolo capolavoro di acrobazia politica: mentre avviava brillantemente il disgelo diplomatico con Pechino e Seul, al tempo stesso ha lusingato l´estrema destra negando le colpe storiche dell´esercito del Sol levante per le «schiave sessuali» cinesi e coreane usate nei bordelli militari a partire dagli anni Trenta. Ma la sua agenda nazionalista non ha dato risposte soddisfacenti alle vere priorità dell´elettorato. Travolto dagli scandali di corruzione che hanno portato alle dimissioni di tre ministri, il governo Abe ha toccato il fondo quando si è scoperto che l´istituto nazionale di previdenza ha smarrito ben 50 milioni di pratiche, gettando nel caos il calcolo di molte pensioni.
Questo caso sconcertante di inefficienza amministrativa, denunciato con mesi di anticipo dall´opposizione e sottovalutato da Abe, ha sottolineato il grave distacco fra le preoccupazioni della popolazione e gli interessi del premier.
Il pesante rovescio subito ieri non basta però a creare le condizioni di una svolta, ancora meno di un´alternanza. alla Camera bassa, più importante, che compete il voto di fiducia all´esecutivo: quindi tecnicamente la disfatta di ieri non apre una crisi di governo. Garantisce solo la paralisi legislativa, visto che da questo momento Abe non riuscirà a condurre in porto le sue riforme senza patteggiamenti con l´opposizione che domina il Senato. La situazione può precipitare se viene sciolta la Camera bassa e si va alle elezioni anticipate. Ma un Pld indebolito e senza guida non ha alcun interesse ad accelerare la crisi. Una rivolta interna può disarcionare Abe e costringerlo alle dimissioni che ieri sera rifiutava. Il guaio è che il partito di maggioranza non ha leader di riserva. Il potenziale rivale di Abe è il suo ministro degli Esteri Taro Aso, le cui idee sono una fotocopia sbiadita di quelle del premier.
L´elemento chiave per capire l´impasse di Tokyo è l´inconsistenza dell´opposizione. Il leader dei democratici è l´anziano Ichiro Ozawa, un ex notabile del partito di maggioranza che riuscì a mandare i liberaldemocratici all´opposizione per undici mesi nel 1993: l´unica effimera parentesi di alternanza in mezzo secolo. Domenica era impossibilitato a festeggiare perché messo a riposo dai medici per fragilità cardiaca. «Se il governo Abe sopravvive - aveva dichiarato Ozawa alla vigilia delle elezioni- vuol dire che la democrazia non metterà mai radici nel nostro paese». una profezia che rischia di avverarsi. Per una sana democrazia dell´alternanza manca proprio il secondo pilastro del bipartitismo. I democratici sono un´accozzaglia di transfughi della sinistra, di ex liberaldemocratici, e di conservatori protezionisti. All´origine il loro programma era moderatamente liberista, puntava a modernizzare l´economia nipponica liberandola del dirigismo del Pld. Poi però venne il "ciclone Koizumi", cinque anni del premier che ha denunciato le politiche del passato, ha scosso dalle paludi dell´immobilismo l´establishment del capitalismo finanziario, ha avviato la privatizzazione delle poste che erano un Moloch dell´assistenzialismo clientelare. A quel punto i democratici hanno cominciato a corteggiare tutti gli interessi colpiti da Koizumi: hanno adulato il mondo contadino abituato a vivere di aiuti e sussidi; hanno demonizzato la globalizzazione attribuendole l´aumento delle diseguaglianze sociali e del precariato; hanno lusingato gli istinti insulari e protezionisti del vecchio Giappone. Cavalcando tutti i malumori i democratici si sono avviluppati nelle contraddizioni e nell´incoerenza programmatica: è difficile oggi capire quale sia il loro progetto per il Giappone nel XXI secolo. Non a caso le elezioni di ieri, oltre che dal tracollo della maggioranza di governo, sono state segnate dal record dell´astensionismo: 10,8 milioni contro i 7,2 milioni di astenuti della precedente consultazione. La debolezza di Abe e dei suoi prelude a una fase di inazione. una prospettiva deprimente per un paese che deve affrontare sfide cruciali: è una nazione che invecchia e si rimpicciolisce demograficamente, a due ore di volo di istanza dalla superpotenza emergente della Cina. Il boom cinese è la locomotiva che ha trainato la ripresa economica giapponese, ma pone problemi di natura politica, militare, ambientale, che richiedono uno scatto di immaginazione: la risorsa più scarsa nei palazzi della politica giapponese.