Corriere della Sera 30/07/2007, pag.27 EDOARDO BONCINELLI, 30 luglio 2007
Quando Darwin malediva la natura. Corriere della Sera 30 luglio 2007. Pare proprio che alla personalità di Charles Darwin, il padre della teoria dell’evoluzione, non si possa rimanere indifferenti
Quando Darwin malediva la natura. Corriere della Sera 30 luglio 2007. Pare proprio che alla personalità di Charles Darwin, il padre della teoria dell’evoluzione, non si possa rimanere indifferenti. Egli suscita infatti grandi risentimenti e grande venerazione. Innumerevoli sono le opere dedicate direttamente o indirettamente a questo sommo scienziato e alla sua vita, fino al punto che si ha l’impressione che si tenti a volte di farne una specie di «santino», facendo in questo modo certamente un torto a lui ma soprattutto alla sua teoria, che resterebbe una grande teoria scientifica anche se il suo primo autore si dovesse rivelare una persona insopportabile. quindi particolarmente bene accetta una schietta e toccante biografia «di prima mano», quale quella scritta da Randal Keynes, il nipote di una nipote di Darwin stesso, che in Casa Darwin (Einaudi) racconta gli ultimi quaranta anni della sua vita, collocati in un grandioso affresco familiare e sociale, che regge secondo me il confronto con opere schiettamente letterarie come Quel che resta del giorno di Kazuo Ishiguro. Questa non è e non vuole essere una biografia ufficiale e onnicomprensiva, quanto piuttosto una collezione di ritratti umani e di evocazioni di eventi, significativi e insignificanti. Due sono le cose che colpiscono di più in questo affresco di un’epoca: la vastità e la multiformità delle fonti alle quali il nostro autore attinge e il suo innegabile dono letterario. Ne deriva un romanzo familiare, quasi una saga familiare, di grande respiro e di grande spessore umano, che potrebbe essere a mio parere letto anche indipendentemente dalla personalità del protagonista. C’è nell’edizione inglese anche un piccolo «vezzo» letterario. Il titolo originale è infatti Annie’s Box, «L’astuccio di Annie ». Annie è la figlia secondogenita di Darwin che muore di tubercolosi a dieci anni, quando il padre ne ha quarantadue, lasciando un gran vuoto dietro di sé. E certamente una traccia nel corso dei pensieri del nostro naturalista con una propensione per l’elaborazione di grandi teorie. Non è che la storia di Annie sia il centro narrativo del libro, ma rappresenta certamente una delle più importanti fra le vicende che costituiscono il complesso affresco degli affetti familiari di Casa Darwin e del variegato mondo di personaggi che gli ruota intorno. La morte a quei tempi era di casa in ogni famiglia. Un bambino su cinque non raggiungeva il primo anno di vita, anche in una città come Londra si facevano interventi chirurgici assolutamente senza anestesia. E si moriva appunto di tubercolosi, senza nemmeno saperlo. Occorre infatti aspettare ancora trenta anni perché se ne individui la natura infettiva e si arrivi a isolarne l’agente patogeno, poi chiamato bacillo di Koch, dal nome dello scopritore. interessante sentire che cosa ebbe a dire Darwin ai tempi di queste scoperte: «Ricordo bene di aver detto a me stesso, venti o trent’anni fa, che, se fosse stato possibile dimostrare l’origine di una qualsiasi malattia infettiva, ciò avrebbe rappresentato il più grande trionfo della scienza: e adesso sono lieto di aver assistito a questo trionfo». Forse occorrerebbe riflettere su queste cose, quando ci si affanna ad affermare la natura assolutamente sfortunata e infausta dei nostri tempi! L’abissale divario esistente fra quei tempi, pur vissuti in una città avanzata come Londra, e i nostri, è una delle cose che mi hanno maggiormente colpito nella lettura di questa biografia-ritratto di un’epoca. La seconda riguarda invece l’evoluzione del pensiero stesso di Darwin. Ero convinto, come molti altri assumo, che le riflessioni di Darwin fossero partite da osservazioni naturalistiche, di natura biologica o geologica, e fossero approdate solo molto più tardi alla considerazione del posto dell’uomo nel creato e del ruolo stesso del Creatore. La lettura degli scritti privati e il racconto dei familiari mostrano che non è così: a partire almeno dai suoi trent’anni, Darwin si pone il problema delle somiglianze e delle differenze fra l’uomo e i «bruti», prime fra tutte le grandi scimmie che facevano proprio a quell’epoca la loro prima apparizione nei giardini zoologici, ed è condotto a riflettere sull’origine di tutto il dolore presente nel mondo, naturale e civilizzato. Ne risulta una dimensione di Charles Darwin pensatore morale e civile, prima ancora che filosofo naturale. Quando Henry James, giovane americano di belle speranze, andò a trovarlo a casa sua, ebbe a raccontare: «Darwin è il più dolce, il più semplice, il più gentile vecchio inglese che voi abbiate mai visto. Non disse nulla di straordinario, e fu straordinario proprio perché non lo fu». Eppure pochi anni prima questo gentile, dolce vecchio era stato capace di scrivere la celebre, terribile frase: «Quale libro un Cappellano del Diavolo potrebbe scrivere sulle goffe, sperperatrici, balordamente raffazzonate, meschine e orribilmente crudeli opere della natura!». Quella natura che amava così profondamente. EDOARDO BONCINELLI