Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Il presidente Trump e le madri clandestine
Ultime sul presidente Trump. Il Presidente vuole separare i bambini figli degli immigrati clandestini dalle loro madri; il Presidente vuole tagliare del 17% gli stanziamenti destinati alle agenzie che si occupano di cambiamenti climatici, a cui il Presidente non crede; il Presidente accusa Obama di avergli messo sotto controllo i telefoni e di averlo intercettato durante la campagna elettorale; i democratici insinuano che l’ambasciatore russo a Washington sia una spia in combutta col Presidente; il Washington Post, che aveva deciso di tenere verso il Presidente la linea del muro contro muro, invita a un tratto alla prudenza, ammettendo che è troppo presto per giudicare e che forse il Presidente è migliore di come hanno scritto un po’ tutti fino ad ora.
• Avrei voglia di particolari sull’ultimo punto, ma capisco che è più urgente il primo.
Il primo tra l’altro è recentissimo. Risale a ieri.
• Il Presidente vuole separare i bambini dalle loro madri immigrate clandestine.
Secondo la rete Abc, che cita fonti della Homeland Security, l’idea esiste ed è al vaglio del dipartimento per la Sicurezza nazionale. Si tratta di questo: mentre fino ad ora si è praticata la tecnica del «catch and release
», cioè «arresta e rilascia», d’ora in poi le madri verrebbero tenute in cella fino a quando non fosse stabilito se hanno diritto oppure no ad essere accolte. Nel frattempo i bambini verrebbero affidati a un parente dell’immigrata o a un tutore dello Stato. Ci sono parecchi profili di incostituzionalità, almeno all’apparenza. Secondo Christina Fialho, direttore escutivo del Community Initiatives for Visiting Immigrants in Confinement, sarebbe di certo violato il Quinto Emendamento. Dal dipartimento per la Sicurezza nazionale rispondono che l’idea sarebbe quella di scoraggiare dal varcare il confine gli immigrati senza documenti. «I bambini in viaggio verso Nord (la questione riguarda i flussi dal Messico - ndr
) rischiano troppo, sono spesso sfruttati o abusati, e molte volte muoiono». Secondo i gruppi che tutelano i migranti, invece, l’arresto non dissuade chi ha deciso di partire. La Cnn dice che comunque Trump ha in mente di assumere 15 mila agenti da piazzare al confine meridionale degli Stati Uniti. L’ultimo a slanciarsi in assunzioni massicce tra i poliziotti fu George W. Busk, settemila nuovi poliziotti messi in organico tra il 2006 e il 2009. Dalla stessa Homeland Security si avanzano poi dubbi sull’ossessione di Trump per gli islamici provenienti dai sette Paesi sospetti. Le statistiche provano che quasi tutti i lupi solitari che hanno colpito negli Stati Uniti erano sì musulmani, e provenivano da paesi musulmani, ma s’erano radicati negli Stati Uniti da un pezzo e quasi sempre erano diventati americani a tutti gli effetti. Il pericolo cioè non viene da fuori, ma da dentro.
• Com’è la storia che Obama gli avrebbe messo sotto controllo i telefoni?
Dobbiamo stare ai tweet del Presidente, trasmessi alla nostra alba di ieri: «Ho appena scoperto che Obama mise sotto intercettazione i telefoni della Trump tower poco prima della vittoria. Nulla è stato trovato. È legale che un presidente in carica faccia intercettazioni sulla corsa presidenziale prima del voto? Su questo si era già pronunciato un tribunale. È stato toccato di nuovo il fondo. Scommetto che un bravo avvocato farebbe un’ottima causa sul fatto che il presidente Obama intercettava le mie comunicazioni ad ottobre, proprio prima delle elezioni». Gli analisti dicono che questi tweet sono tentativi di allontanare l’attenzione pubblica dalle accuse che vengono rivolte all’ambasciatore russo.
• L’ambasciatore russo a Washington sarebbe una spia che ha aiutato Putin nelle sue manovre per far vincere Trump.
Questo dicono gli accusatori (in particolare la Cnn), sottolineando che l’ambasciatore Sergej Kislyak, un simpatico grassone pieno di bonomia che, per una ragione o per l’altra, sta in America dai tempi di Breznev, ha incontrato troppe persone, visto troppa gente, organizzato troppe feste... Kislyak ha buon gioco nel rispondere che per un diplomatico in terra straniera questa fitta attività di relazione è del tutto normale. Ma il guaio è che Trump ha negato questi incontri, che sarebbero avvenuti anche nel cosiddetto periodo grigio tra il voto e l’insediamento.
• E il Washington Post?
Un lungo, significativo articolo uscito l’altro giorno e che in traduzione italiana si può leggere sul sito del Post. Il giornale si chiede se i timori manifestati da tante «persone rispettabili» «sono reali o si tratta solo di nervosismo nei confronti di una cosa completamente nuova?». E afferma: «I giudizi sulla presidenza Trump che si basano sul suo primo mese alla Casa Bianca sono prematuri per definizione [...] Il primo mese da presidente di Trump è stato pieno di notizie, ma a esclusione del cambio alla Corte Suprema – che assicura la stabilità di quelli precedenti, e non cambiamenti – non è successo niente che giustifichi l’isteria o i proclami prematuri di grandi vittorie future».
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