la Repubblica, 5 marzo 2017
Uccide la moglie e la figlia disabile. «Non sono più in grado di assisterla»
FIRENZE Nella lettera testamento che ha lasciato su un mobile di casa ha scritto che non ce la faceva più ad aiutare Sabrina, sua figlia, disabile dalla nascita. Così ha aspettato che le prime luci del mattino entrassero nella stanza. Brozzi è una Firenze di periferia, una via di case basse in fila, senza giardini. Nella penombra e nel silenzio, Guerrando Magnolfi, 84 anni, ex custode del cimitero, ha imbracciato il suo fucile da caccia e ha sparato tre colpi: il primo per la moglie, Gina, 82 anni, l’altro per la figlia Sabrina, 44.
Le ha uccise nella camera, la moglie mentre dormiva, la figlia probabilmente si è svegliata, ma la disabilità le ha impedito di mettersi in salvo. Il terzo colpo di fucile, il pensionato l’ha rivolto contro se stesso, lasciandosi cadere accanto alla moglie e vicino al lettino in cui stava la figlia. Nella lettera ha scritto di avere poche forze, l’età che avanzava lo faceva sentire sempre più inadeguato ad occuparsi di Sabrina, da qui la paura del futuro che ha armato la sua disperazione. Non riusciva ad immaginare che altre mani potessero occuparsi della figlia, tetraplegica. E certo lei, in carrozzina, di aiuto aveva bisogno, ma gli amici la descrivono come una persona «felice di vivere, una che amava la pittura, la lettura, lavorava al quartiere 5, frequentava la comunità di Sant’Egidio». Non era sola. «Non capisco cosa possa essere scattato nella mente di Guerrando» diceva sconvolto un vicino di casa. Certo non è stato un raptus improvviso, ma un piano preparato con cura, una infelicità consumata da settimane e forse da mesi. Prima di sparare alla moglie e alla figlia ha telefonato a un nipote per dirgli: «Stiamo tutti male, chiama il 118». Cosa che quest’ultimo ha fatto, ieri mattina presto.
Il pensionato voleva far scoprire subito i corpi. Così quando i vicini di casa si sono affacciati per gli spari hanno visto arrivare l’ambulanza. La porta era chiusa con una catena e sono intervenuti i vigili del fuoco e i carabinieri della compagnia di Firenze e del reparto operativo: i soccorritori sono entrati e hanno potuto soltanto constatare il decesso dei tre.
Nella lettera lasciata da Guerrando Magnolfi c’era anche un’ultima volontà: destinare i risparmi della famiglia all’associazione artistica della Comunità di Sant’Egidio che Sabrina frequentava e dove aveva parecchi amici. Nella casa di via Brozzi, pulita e ordinata, sono rimasti alle pareti i quadri che la donna dipingeva: «Era un’artista – ricordano proprio dalla comunità di Sant’Egidio – aveva partecipato anche a una mostra allestita dalla nostra scuola di pittura. I quadri dicono molto di lei, delle sue passioni, del gusto per la relazione. In uno, ad esempio, aveva rappresentato un bambino afghano al lavoro per chiedere il diritto all’istruzione».
Sulla tragedia è intervenuto anche il sindaco Dario Nardella: «Sono profondamente colpito. Sabrina era una dipendente comunale molto apprezzata dai colleghi e amata dagli assistenti sociali e dalle associazioni di volontariato che la seguivano» ha spiegato. Il sindaco ha ha offerto la disponibilità del Comune «ad occuparsi del funerale»: «Ci metteremo in contatto con i parenti».