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 2017  marzo 05 Domenica calendario

Caio Garrubba, l’umanista con la Leica

L’amico Goffredo Parise, lo definì «il fotografo del comunismo». Ma non era esattamente così. Quella definizione, così sommaria e parziale (benché vera) prendeva corpo nella prefazione al suo più celebre volume, I Cinesi, del 1959. Ma Caio Mario Garrubba, pur con la fede nel cuore per un mondo di uguaglianza, nell’utopia comunista, in verità, credeva soprattutto alla centralità dell’universo umano, all’idea di una realtà dove, su tutto, ci fosse la libertà. Lui, spirito libero lo era davvero. E lo stesso Parise lo sottolinea proprio in quella storica prefazione: «Caio Garrubba ha fatto delle fotografie sulla Cina che sono la Cina. La Cina ha alcuni caratteri fondamentali, biologici, innanzitutto, poi culturali, estetici, formali; poi sociali e religioso-politici. Infine, forse il più importante, uno individuale. Garrubba li ha semplicemente, didascali-camente, dolcissimamente colti tutti». Garrubba è stato un maestro. Pannun-zio lo capì subito e lo volle nel 1953 con sé a Il Mondo. Probabilmente, tra i tanti maestri del fotogiornalismo italiano, quello che più ha influito nelle generazioni di fotografi successive. Eppure è stato un autore per molto tempo dimenticato e quindi va detto grazie al Festival della fotografia di Brescia per una giusta celebrazione che riporta attenzione alla forza espressiva, la qualità estetica e il valore di testimonianza che le sue fotografie portano con sé. Garrubba si muoveva nel mondo da vero intellettuale curioso, affamato di visioni, di scoperte e di incontri con infinite esistenze: napoletano, elegante, alto, raffinato e colto (era nato nel 1923) è stato il testimone più profondo e capace (per lungo tempo unico al mondo) nel raccontare quello che accadeva oltre la «Cortina di ferro». Lui ha superato quei difficili confini con la sua Leica, quando nessuno riusciva ad andare da quelle parti. Così, il suo sguardo libero si è affermato pubblicando potenti reportage da mondi che nessuno aveva ancora visto, oltre gli stereotipi e i pregiudizi culturali. Anni fa, un altro grande della fotografia italiana che ora non c’è più, con il suo spirito generoso e sensibile, rese omaggio a un compa-gno viaggio: «Il migliore tra noi fotoreporter è Caio Mario Garrubba». Parola di Mario Dondero.