Il Sole 24 Ore, 5 marzo 2017
Economia spaziale d’impatto
Oggi, la nuova “Corsa allo Spazio” è rappresentata dalla sfida per capitalizzare al meglio i vantaggi economici e sociali derivanti dallo sviluppo di tecnologie e dall’impiego di sistemi spaziali. Le agenzie spaziali hanno la responsabilità di assicurare la creazione di valore per le società. Creazione di valore significa contribuire a tutte quelle attività che trasformano la ricerca spaziale in storie di innovazione di successo, capaci di incoraggiare l’imprenditoria, fornendo le giuste condizioni in grado di sostenere la nascita e la crescita di startup, le nuove opportunità di business e la creazione di posti di lavoro.
L’intera gamma di queste attività, in grado di creare valore aggiunto e benefici per il cittadino attraverso l’esplorazione, la ricerca, il trattamento, la gestione e l’utilizzo finale delle risorse spaziali rappresenta nel suo complesso la cosiddetta economia dello Spazio, la Space Economy, come definita dall’Ocse.
Negli ultimi anni la Space Economy a livello globale ha segnato un progresso di circa il 14% annuo in media, fino a raggiungere oggi un valore assoluto di circa 300 miliardi di euro. In Europa il solo segmento manifatturiero spaziale ha impiegato nel 2016 più di 40mila persone e l’industria spaziale europea si conferma tra le più competitive del mondo realizzando circa il 45% del suo fatturato complessivo nel mercato delle esportazioni.
Al di là delle tradizionali motivazioni strategiche e utilitaristiche, l’interesse crescente dei Governi per lo spazio è anche dovuto agli importanti moltiplicatori di impatto sul prodotto interno lordo generati dagli investimenti in questo settore. Ad esempio, i più recenti studi di settore effettuati dall’Esa dimostrano che, per quanto concerne il programma di sviluppo della Stazione Spaziale Internazionale (Iss), ciascuno dei circa 8 miliardi di euro investiti dagli Stati membri dell’Esa nel programma, ha generato 1,8 euro aggiuntivi nel Pil dei Paesi partecipanti.
Ma questi investimenti hanno anche impatti diretti che vanno al di là dello specifico settore di investimento: circa il 36% della spesa Esa per la Iss ha contribuito infatti allo sviluppo di ecosistemi industriali non direttamente legati allo spazio come ad esempio l’informatica, l’elettronica, i trasporti e la chimica. Con riferimento alla media occupazionale negli Stati membri dell’Esa, per ogni cento posti di lavoro nel settore spaziale sostenuti dagli investimenti nella Iss, sono stati generati ulteriori 90 posti di lavoro in altri comparti economici del Paese. Vale anche la pena di notare che le entrate addizionali dello Stato dovute al gettito di imposte dirette e indirette, legate al programma Iss, ammontano in totale a 7 miliardi di euro nell’arco del periodo 1995-2016, e rappresentano quindi circa l’88% di quanto investito dai Paesi partecipanti. Analogamente, gli investimenti nel programma di sviluppo del lanciatore Ariane 5 hanno generato un impatto sul Pil dei Paesi partecipanti pari a 2,2 euro per ogni euro speso direttamente attraverso l’Esa.
Con riferimento invece al segmento downstream – ovvero ai servizi e alle applicazioni spaziali – in Europa e in Canada il numero di società di servizi che si occupano di osservazione della Terra ha registrato tassi di crescita intorno agli 8,7 punti percentuali annui, mentre l’indotto del settore aumenta del 7,6 % annuo e l’occupazione sta conoscendo una progressione dell’11 per cento.
Sempre nel settore downstream, il finanziamento di 61 progetti Esa di servizi e applicazioni integrate di osservazione della Terra, navigazione e telecomunicazioni satellitari per un valore di complessivi 67 milioni di euro, ha generato un fatturato di oltre 210 milioni di euro per le industrie coinvolte – un rapporto tra fatturato e finanziamento di 3,2 a uno. Inoltre, è doveroso sottolineare come – nel settore dei satelliti per telecomunicazione – i partenariati pubblico-privati, attraverso un’attenta valutazione ex-ante dei business plan e un’equilibrata ripartizione tra rischi e benefici tra i partner commerciali e istituzionali dell’impresa, sono arrivati a generare ritorni stimati tra 1,3 e 2,6 sul valore iniziale dell’investimento.
Per fornire qualche elemento di confronto, i moltiplicatori che misurano l’impatto sul Pil delle principali industrie manifatturiere di 19 Paesi europei sono relativamente più modesti e rientrano in una forchetta variabile tra 1 e 1,4. I valori dei moltiplicatori associati alle attività spaziali sono il risultato del fatto che l’industria spaziale europea copre l’intera catena del valore ed è al contempo caratterizzata da un livello relativamente basso di importazioni. Questo vantaggio strutturale dell’industria spaziale contribuisce in maniera sensibile alla creazione di valore sostenibile che rappresenta uno dei punti di forza della Space Economy europea nel suo complesso.
– Space economy manager, Agenzia spaziale europea (Esa)